Vegas: risparmio degli italiani è crollato di 2/3 in vent’anni
Uno spettro si aggira per l’Europa: «un’austerità senza speranza, che può diventare il detonatore di una crisi generalizzata». A lanciare l’allarme è il presidente della Consob Giuseppe Vegas all’incontro annuale con il mercato.
Il risanamento dei conti pubblici «non può che realizzarsi in un quadro di crescita economica» che è condizione indispensabile «per migliorare i parametri di finanza pubblica sui quali vengono costruite le manovre» afferma Vegas che non dimentica il suo passato di esperto dei conti pubblici. Il risanamento, afferma Vegas alla presenza del neo presidente del Consiglio Enrico Letta, «non può che avvenire attraverso un approccio più graduale rispetto a quanto oggi previsto dal fiscal compact».
Tregua fragile, mercati esposti a contagio
I mercati dell’Eurozona restano ancora esposti al rischio contagio. Ne è convinto Vegas, che invita a interpretare i segnali di crescita fatti registrare dai mercati finanziari nel 2012 e nei primi mesi del 2013 senza lasciarsi andare a entusiasmi. «La tregua è fragile», ha detto Vegas che durante il suo intervento ha parlato di un «perdurante quadro di incertezza« e ha sottolineato che in questo contesto «le prospettive dell’attività economica nell’Eurozona rimangono deboli». In particolare, ha spiegato, «i mercati continuano a essere esposti a comportamenti emulativi da parte degli investitori e a fenomeni di contagio che allontanano i corsi azionari dai valori fondamentali delle imprese». Così, ha detto ancora Vegas, «la funzione di canalizzazione del risparmio nel risulta gravemente compromessa».
Nemico non è spread ma disoccupazione
L’effetto contagio sullo spread è finito e gli attuali livelli del differenziale tra titoli di Stato italiani e Bund tedeschi rispecchiano l’andamento dell’economia reale italiana. Secondo Vegas, in sintesi, l’attuale situazione di crisi non è più dovuta all’effetto contagio dello spread, ma alle criticità dell’economia reale. Lo scenario è dunque mutato rispetto a quello dello scorso anno che aveva spinto lo stesso presidente della Consob a parlare di «dittatura dello spread». Nel 2012 questo era «un risentimento comprensibile», ma ora sono trascorsi 12 mesi ed é stato «superato quel momento». Il che significa che l’attuale livello dello spread, intorno ai 260-270 punti base, «è imputabile solo a noi stessi». E proprio per questo, ha evidenziato Vegas, «il nostro nemico non è più fuori di noi e dentro gli inafferrabili mercati, ma nelle imprese che chiudono e nel lavoro che manca».
In poche parole «paghiamo gli errori del passato». L’invito di Vegas è concentrarsi sull’economia reale e metterla «in grado di ripartire«. Soltanto «allora – ha sottolineato il presidente della Consob – la finanza potrà tornare a essere un positivo motore di sviluppo». Da Vegas anche un messaggio di ottimismo: «Il Paese ha tutte i requisiti per poter partecipare da protagonista alla crescita dell’Europa. Disponiamo di solide tradizione manufatturiere, e molte imprese sono esempi di successo soporattutto nei mercati esteri. L’economia reale possiede ancora caratteristiche di eccellenze».
Con Tobin Tax rischio delocalizzazione industria finanziaria
La Tobin Tax, l’imposta sulle transazioni finanziarie, rischia di comportare «la delocalizzazione di importanti comparti dell’industria finanziaria nazionale» e «la penalizzazione per l’operatività in strumenti derivati». Vegas sottolinea anche che, nonostante la mancanza di «dati inequivocabili» sugli effetti dell’imposta, «il rischio di «spiazzamento», forse anche irreversibile, sui mercati».
Conflitti di interesse banche e clienti non risolti
«I problemi derivanti dai conflitti di interessi» tra gli intermediari finanziari e «la clientela non possono ancora dirsi risolti». Il presidente della Consob evidenzia i nodi della «significativa presenza delle banche nel capitale delle Sgr» e dei «conflitti di interesse nella distribuzione dei prodotti finanziari», in particolare per quanto riguarda i bond bancari. Per monitorare il collocamento di prodotti complessi la Consob è ricorsa con più frequenza «allo strumento ispettivo». In 20 anni crollato il risparmio «Negli ultimi venti anni la propensione al risparmio degli italiani si è ridotta di quasi due terzi passando dal 22 all’8% circa del reddito disponibile». Vegas sottolinea che «occorre fare tutto il possibile affinchè questo trend sia invertito al più presto. Senza risparmio non è possibile realizzare gli investimenti necessari per lo sviluppo economico e per offrire un futuro alle giovani generazioni». Perché «il risparmio possa concretamente formarsi», «non bastano regole rigorose, controlli accurati e sanzioni esemplari, ma occorre creare il terreno perché il sistema economico e finanziario sia stabile e in grado di resistere alle fluttuazione dei mercati e perché l’economia sia vitale e garantisca una costante crescita del pil».
Vegas, commentando nella relazione annuale al mercato l’articolo 47 della Costituzione, ha sottolineato che legislatori e regolatori devono «trovare una posizione di equilibrio tra tutela e attrazione del risparmio», un «crinale scosceso e pericoloso», poiché «la fuga dei capitali e la delocalizzazione degli operatori finanziari verso ordinamenti più accomodanti possono vanificare del tutto l’efficacia di regole severe».
Assetti proprietari delle Sgr sono la causa della crisi del risparmio gestito
«Gli assetti proprietari delle Sgr, nella stragrande maggioranza controllate dalle banche, è la causa della crisi del risparmio gestito in Italia e in particolare del segmento dei fondi comuni». Vegas ricorda i numeri della debolezza del comparto: i -190 miliardi di raccolta netta con la conseguenza che «negli ultimi 5 anni ha perso il 25% dello stock in gestione a fine 2008». «Tale debolezza – denuncia Vegas – è riconducibile alla scarsa indipendenza nelle scelte strategiche, conseguente agli assetti proprietari delle Sgr, all’integrazione verticale tra produzione e distribuzione e alla ridotta capacità di innovazione».
Finanza può tornare a ruolo propulsivo
«La finanza può tornare a svolgere un ruolo propulsivo fondamentale” e il “suo ruolo non va enfatizzato ma neppure demonizzato», ha proseguito Vegas rilevando che «spetta ora al legislatore e alle istituzioni ripristinare fermo il legame inscindibile tra sviluppo dell’economia e libertà economica, il nesso tra crescita e finanza». Stipendi manager legati alla creazione di valore nel lungo termine La remunerazione dei manager delle società quotate in borsa devono essere collegate alla creazioni di valore sul lungo periodo. «Mai come oggi – spiega Vegas – sono indispensabili principi di buon governo societario. In tema di remunerazione degli amministratori è fondamentale promuovere, come messo in luce dalla Commissione europea, politiche retributive che stimolino la creazione di valore a lungo termine e siano basate su uno stretto collegamento tra remunerazione e risultati ottenuti».
Più poteri alla Consob
Più poteri di indagine alla Consob e riforma organica dell’impianto sanzionatorio previsto dal Testo Unico della Finanza. Queste le richieste del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, al Legislatore in occasione dell’incontro annuale con il mercato. Vegas fa un riferimento implicito agli ultimi eventi che ha affrontato la Consob, come lo scandalo Mps («prove di estrema difficoltà in un contesto aggravato dalla crisi e da episodi assurti agli onori delle cronache») ma lascia la risposta alle critiche, piovute anche sulla Consob, al giudizio sull’operato delle Autorità di vigilanza italiane contenuto nella valutazione fatta dal Fmi a marzo sull’adeguatezza del sistema italiano. Il Fondo, ricorda Vegas, ha giudicato «il nostro sistema robusto e sofisticato, anche rispetto ai paesi più avanzati». Ripartire con privatizzazioni per far crescere Borsa italiana «L’ampliamento del listino potrebbe trovare forte impulso anche da una nuova fase di privatizzazioni, non solo delle grandi società di carattere nazionale, ma anche di molte utilities di proprietà degli enti locali».
Così Giuseppe Vegas, presidente della Consob, ha sottolineato nella relazione annuale al mercato. Vegas ha spiegato le ragioni della scarsa attrattività del mercato azionario italiano, dovuta, oltre all’andamento dei corsi azionari, «alla tradizionale avversione alla quotazione delle imprese italiane e dall’altra al modesto contributo degli investitori istituzionali e alla ridotta propensione del retail all’investimento azionario, sia diretto sia in prodotti del risparmio gestito».
Il Sole 24 Ore – 7 maggio 2013