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Vendite al dettaglio, c’è il rimbalzo ma gli italiani frenano a tavola e vanno al discount: ecco quanto pesa l’aumento dei prezzi nel carrello

La Stampa. Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, le vendite alimentari di luglio nei dati destagionalizzati, sono inferiori sia nel confronto con l’ultimo mese pre-lockdown, con -3,3%, che rispetto a gennaio 2020, ultimo mese pre-pandemia, con -0,6 per cento

I dati sulle vendite al dettaglio di luglio, diffusi oggi dall’Istat, offrono una fotografia sulle nuove abitudini di spesa degli italiani. Con l’inflazione e le incertezze sul futuro, le famiglie mettono meno beni alimentari in tavola e acquistano di più al discount. Secondo i numeri, lo scorso mese le vendite in valore al dettaglio sono salite dell’1,3% rispetto al mese precedente e del 4,2% su base annua. Siamo di fronte a «un rimbalzo tecnico dopo la caduta di giugno, ma gli italiani restano sempre a dieta» sostiene l’Unione Nazionale Consumatori che prosegue: «Le vendite non potevano che migliorare rispetto al mese precedente, quando erano precipitate su tutti i fronti: congiunturale, tendenziale, alimentari e non alimentari. Su base annua, però, i nodi vengono al pettine. I prezzi alle stelle hanno costretto gli italiani a ridurre gli acquisti di cibo. Se le vendite alimentari in valore, infatti, per via dell’inflazione, salgono del 6,1% su luglio 2021, depurandole dall’effetto prezzi il miraggio svanisce e scendono del 3,6%, con uno scarto abissale di 9,7 punti percentuali». «Insomma, gli italiani stringono la cinghia sul cibo, mangiando meno» afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, le vendite alimentari di luglio in volume, nei dati destagionalizzati, sono inferiori sia nel confronto con quelle di febbraio 2020, ultimo mese pre-lockdown, con -3,3%, che rispetto a gennaio 2020, ultimo mese pre-pandemia, con -0,6 per cento.

«I dati Istat sulle vendite al dettaglio di luglio dimostrano non solo come gli italiani mettano sempre meno cibo in tavola, ma anche i profondi cambiamenti nei comportamenti economici dei cittadini imposti dal caro-bollette e dalla abnorme crescita dei prezzi» dice anche Assoutenti, commentando i numeri sul commercio diffusi oggi dall’Istat. «Il primo dato che balza all’occhio è la sensibile riduzione degli acquisti alimentari, che rispetto al 2021 diminuiscono in volume del -3,6%. Questo significa che gli italiani, per far fronte alla crisi in atto, tagliano acquisti primari come il cibo, un segnale decisamente sconfortante – spiega il presidente Furio Truzzi – Ma soprattutto i numeri dell’Istat evidenziano come siano cambiate le abitudini delle famiglie, che puntano sempre più sul risparmio dirottando gli acquisti verso i discount alimentari, le cui vendite a luglio aumentano del +12,3% su base annua». «Il caro-prezzi sta rivoluzionando le scelte delle famiglie, e il Governo deve intervenire con una seria strategia per difendere il potere d’acquisto dei cittadini e bloccare la crescita senza sosta dei listini al dettaglio» conclude Truzzi.

Dello stesso tono anche l’analisi del Codacons: «La contrazione delle vendite sul 2021 è la dimostrazione della crisi che investe le famiglie italiane – afferma il presidente Carlo Rienzi – Per gli alimentari, che rappresentano consumi primari per i cittadini, si registra una flessione degli acquisti del -3,6% in volume, cui fa da contraltare un incremento quasi doppio delle vendite in valore (+6,1%). Questa è la prova inconfutabile degli effetti del caro-prezzi, e del paradosso in base al quale oggi gli italiani spendono di più per acquistare meno». Contro tale situazione il Governo deve intervenire con urgenza disponendo il taglio dell’Iva sui beni primari come gli alimentari, in modo da portare ad una immediata riduzione dei listini al dettaglio, determinare benefici economici per le famiglie e sostenere i consumi» conclude Rienzi.

Di scenario negativo parla Federconsumatori: «I dati relativi alle vendite al dettaglio di luglio risentono della recente accelerazione dell’inflazione e registrano l’effetto positivo del periodo estivo e della voglia delle famiglie di ritrovare una nuova normalità dopo due estati influenzate negativamente dalla pandemia. Analizzando i dati tendenziali, però, emerge come l’andamento dei volumi di vendita continui a registrare segnali di rallentamento» commenta Carlo Alberto Buttarelli, Direttore Ufficio Studi e Relazioni con la Filiera di Federdistribuzione.

La federazione vede altre nubi nere all’orizzonte: «Oggi, la pressione dei costi energetici, più che triplicati in poche settimane, mette a rischio la tenuta economica delle imprese che, senza interventi immediati da parte del Governo, potrebbero essere costrette a chiudere numerosi punti vendita. Un’incidenza così forte dei costi sui conti economici delle aziende rischia altresì di alimentare ulteriormente la spirale inflazionistica del Paese e appesantire il peso del carrello della spesa di altri 2 o 3 punti percentuali, rispetto al +9,7% già registrato ad agosto. Uno scenario drammatico per i consumi interni e per il livello di fiducia delle famiglie» spiega Buttarelli.

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