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Veneto, addio a 150 primariati: gli “apicali” saranno ridotti a 700. In arrivo le nuove schede ospedaliere

1a1a1a1a_0a0aaaa1111dgdi Franco Pepe. Summit con i direttori generali (nella foto). Coletto, Padrin e Mantoan erano presenti all’incontro di formazione per i manager scelti dalla Regione. Le nuove schede ospedaliere in Veneto taglieranno 150 primariati, mentre oggi le direzioni di strutture complesse in tutto il Veneto sono 850. Dopo l’entrata in vigore delle schede di programmazione allegate al “Piano socio-sanitario” che ricostruiranno la geografia interna degli ospedali per cancellare doppioni e sovrapposizioni, eliminare rami inutili, e alleggerire il numero dei reparti, i posti delle apicalità sanitarie diventeranno 700. In realtà, per lo più, si tratta di primariati che in questi anni sono già scomparsi o sono andati in esaurimento man mano che i titolari hanno lasciato il servizio per limiti di età.

O che sono stati creati “ad abundantiam” in tempi in cui la crisi finanziaria e l’esigenza di ridurre al minimo i costi non pesavano come oggi sulle gestione della sanità regionale. Non saranno, ovviamente, toccati i primariati dei reparti-base e dei servizi specialistici che contano all’interno degli ospedali hub e spoke. Restano, perciò, con il fiato sospeso molti degli attuali facenti funzione, cioé i primari a termine chiamati a reggere negli ultimi anni divisione ospedaliere rimaste prive del responsabili di ruolo, ma che sono ancora in attesa di un concorso perché nel frattempo il governatore Luca Zaia ha deciso di congelare le nomine per evitare che in assenza delle schede i direttori generali non andassero a rinfoltire strutture destinate invece ad essere magari ridimensionate nelle gerarchie.

CENTO POSTI VUOTI. Attualmente, nel Veneto, i reparti in cerca, di primario effettivo sono un centinaio, e tali resteranno fino alle schede. Dopo le 12 autorizzazioni approvate a palazzo Balbi nella seduta di giunta di martedì a favore di 6 Ulss – Feltre, Arzignano, Treviso, Mirano, Padova, Rovigo non è, perciò, pensabile che in queste settimane ne arrivino altre. Sono tutte cose emerse a Villa Bonin di Montecchio Precalcino in una lunga discussione tra l’assessore Luca, Coletto, il presidente della quinta commissione Leonardo Padrin, il direttore generale Domenico Mantoan, e i 90 fra direttori generali, sanitari, amministrativi e del sociale che hanno iniziato il corso di formazione promosso da “Veneto Formss” alla presenza del presidente di Agenas Giovanni Bissoni.

SCHEDE IN ARRIVO. Nel faccia a faccia è emerso, appunto, il problema dei primariati sospesi a causa delle schede che tardano a uscire dai cassetti veneziani, e delle sofferenze provocate in quasi tutte le Ulss da questa ormai lunga situazione di stallo. « È una polemica, sterile – ha detto Coletto -. La Corte costituzionale si esprimerà il 7 maggio sull’impugnativa che riguarda il nostro Prss. Subito dopo, al massimo ai primi di giugno, le schede diventeranno pubbliche. Ci stiamo lavorando da tempo. Ho già incontrato Padrin e gli assessori. Ripeto: è solo speculazione politica, perché in fondo cambierà poco rispetto all’assetto attuale. La vera partita si giocherà sul territorio, dove dovremo attivare 4 mila posti-letto contro i 1800 che saranno soppressi negli ospedali per effetto della spending review».

Di schede ha parlato pure Padrin: “Sono state già elaborate. Ora c’è bisogno di due cose: che vengano approvate presto altrimenti non si può programmare, e che siano coraggiose. Poi le scelte fatte, anche perché varranno per i prossimi 10 anni, dovranno essere spiegate chiaramente ai cittadini».

I COMPITI DEI DG. Affidati, inoltre, ai dg una serie di compiti da fare in tempi strettissimi: revisione dell’atto aziendale, riorganizzazione dei distretti, avvio delle medicine di gruppo integrate, creazione di strutture di assistenza intermedia extraospedaliera, varo delle centrali operative territoriali per le cronicità. Infine, una dichiarazione di Coletto sulle università venete: «Devono restare due. Ognuna ha un proprio ruolo e proprie eccellenze. Vanno concertati i percorsi ma non si può pensare di tagliare la formazione. L’autolesionismo non porta grandi risultati».

Il Giornale di Vicenza – 19 aprile 2013

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