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Veneto. Ambulatori aperti h24. Firmato l’accordo tra Regione e medici

Rientrata la protesta che aveva fermato l’operazione. Sbloccati i 15 milioni per il progetto. Il verbale, che sancisce dunque la ripresa immediata della riforma dell’assistenza extraospedaliera, impegna la Regione ad approvare i famosi provvedimenti fermi.

VENEZIA — Può tornare a decollare il progetto degli ambulatori h24, dopo la brusca frenata imposta lo scorso 15 maggio dai medici di base a causa del mancato approdo in giunta regionale delle due delibere che lo sostengono e relativo «congelamento» dei 15 milioni necessari a finanziarlo. Ieri, dopo una serie di contatti informali, le sigle della medicina territoriale (Fimmg, Fimp, Snami, Smi, Intesa sindacale, Cisl Medici, Sumai e Federazione Medici Uil) sono state convocate ufficialmente a Palazzo Balbi e al termine di tre ore e mezza di trattative con l’assessore alla Sanità, Luca Coletto, e il segretario Domenico Mantoan, hanno firmato l’accordo. Il verbale, che sancisce dunque la ripresa immediata della riforma dell’assistenza extraospedaliera, impegna la Regione ad approvare i famosi provvedimenti fermi.

Uno assegna per l’informatizzazione del sistema 230 euro lordi al mese a ciascuno dei 3395 dottori di famiglia veneti, che con l’altro ricevono ognuno 6 euro a paziente per ridurre le loro forme associative (Aggregazioni funzionali territoriali, previste dal Piano sociosanitario) dalle attuali sette a tre. E cioè: le Medicine di gruppo integrate (appunto gli ambulatori h24) e due intermedie propedeutiche alle prime, ovvero le Medicine di gruppo classiche (senza specialisti) e le Medicine di rete, dove i camici bianchi non sono ancora fisicamente tutti nella stessa sede ma restano collegati on line e ricevono almeno 8 ore al giorno. Quest’ultima fattispecie è stata studiata per le zone più dispersive e disagiate, come la montagna, la laguna e il Delta del Po, ma come le altre dovranno trasformarsi entro il 2015 negli ambulatori h24 programmati dal Veneto con la delibera del 18 gennaio 2011, che ha anticipato di un anno il decreto Balduzzi.

Il Veneto ne ha previsti 164 (una decina dei quali già partita), almeno 3 per ciascuno dei 53 Distretti, operativi 7 giorni su 7 e h24 grazie all’apporto notturno delle 700 Guardia mediche al lavoro nella nostra regione. Ogni polo deve disporre di 15/20 camici bianchi, anche specialisti, seguire non più di 30 mila assistiti e avere il collegamento Internet. Il tutto per un finanziamento regionale inizialmente fissato a 21.471.000 euro, da corrispondere dal 2012 al 2014,ma dopo l’incontro di ieri lievitato a 25 milioni. Una volta in pista i presidi dei medici di base, lo stesso iter sarà seguito per i 574 pediatri di libera scelta. «E’ una riforma epocale, integra il taglio dei posti letto ospedalieri imposti dal governo e inserito nelle schede, che saranno rese note a breve — dice Coletto —. Sono molto soddisfatto che la situazione si sia sbloccata, dopotutto il Veneto è stato il primo in Italia a lanciare l’operazione, non poteva concretizzarla per ultimo. Ho lavorato sette mesi all’avvio dei lavori e incagliarsi proprio al via sarebbe stato un delitto, soprattutto per l’attesa da parte dei cittadini, ai quali vogliamo fornire la migliore assistenza. In un momento di crisi, aggravata dalle continue notizie di ulteriori tagli al fondo sanitario in arrivo da Roma, non possiamo contribuire a diffondere ansia, ma rassicurare i pazienti con cambiamenti destinati a garantire cure adeguate alle loro necessità.

Ora siamo pronti a disegnare la nuova geografia della nostra sanità». A proposito dei cittadini, le parti hanno convenuto l’approvazione entro trenta giorni del contratto di esercizio, che elenca appunto i servizi da erogare, l’organizzazione del lavoro e i tempi. «Senza la nostra protesta non saremmo arrivati all’accordo—riflette Domenico Crisarà, vicepresidente regionale della Fimmg — ha sensibilizzato maggiormente le coscienze. Sono felice di riaprire il ragionamento sul riordino delle cure primarie». «In questa vicenda —aggiungono gli altri sindacati—c’è un solo vincitore: il cittadino veneto, che vede garantita la continuità dell’assistenza territoriale. Il sistema veneto si conferma così ai migliori livelli assistenziali europei».

Michela Nicolussi Moro – Corriere del Veneto – 2 giugno 2013

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