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Veneto. Buoni pasto, niente più spesa con i ticket. Altolà dai sindacati: «Ma così si danneggia tutti». Legge di stabilità, è già bufera. Consumatori, parte la class action

Sono «esplosi» per effetto della crisi: precipitato il potere d’acquisto, i buoni pasto sono entrati a pieno titolo nel bilancio delle famiglie. Anche quelle veronesi. Dal ristorante al supermarket, al posto delle banconote si estrae il blocchetto dei ticket. Al rientro dalle ferie, però, la prospettiva rischia di cambiare. E di molto.

Tanto che (probabilmente) bisognerà dire addio alla spesa al supermercato con i buoni. Lo prevede la legge di Stabilità 2015: stop ai ticket usati in modo cumulativo e contestuale. Con l’incentivo fiscale ai ticket elettronici, entrato in vigore all’inizio di luglio, sarà più facile controllare la spesa e tracciarla. In questo modo, il lavoratore non potrà più accumulare durante la settimana i buoni per poi spenderli tutti in una volta, ma sarà costretto a usarne non più di uno al giorno, e comunque solo nei giorni lavorativi (o festivi per chi è di turno). In concreto: i vecchi buoni cartacei potranno ancora (illegittimamente) essere utilizzati in maniera diversa dal previsto. Ma la normativa prevede che, per godere della defiscalizzazione fino alla somma di 7 euro, il buono pasto debba diventare elettronico. Quelli cartacei, dunque, sono destinati a sparire e la trasformazione del ticket cartaceo in elettronico renderà estremamente agevoli i controlli. Costringendo così negozi e supermercati a rifiutare l’utilizzo di buoni pasto per cifre superiori ai 7 euro al giorno. Qualora il costo del pasto fosse superiore al valore del ticket, andrà infatti saldato in contanti l’importo residuo.

Un’autentica rivoluzione per milioni di italiani: si stima che le novità andranno a sconvolgere le abitudini di due milioni e trecentomila cittadini. «Anche a Verona sono migliaia i lavoratori che si troveranno a fare le spese di tali modifiche normative – commenta Lucia Perina, segretario provinciale della Uil -. Ritengo che si tratti davvero di una pochezza ricorrere ai buoni pasto per “controllare” le persone. A Verona il buono pasto è spesso materia di contrattazione aziendale, in particolare nel settore metalmeccanico e nel ramo dei servizi. Penso ad esempio alle cooperative e alle case di riposo. Nelle contrattazioni, si negoziano proprio i ticket al posto degli aumenti salariali: queste nuove disposizioni risultano un vero cambiamento in corso e si rischia di dover ridiscutere i contratti». Anche Sonia Todesco, segretario provinciale della Cgil, non condivide la novità: «Soprattutto non condivido il metodo: l’operazione è stata gestita male, il sistema dei buoni andava regolamentato e modificato ma non in questo modo e senza coinvolgere le rappresentanze sindacali. Così si va a penalizzare tutti indistintamente». Secondo Franco Antolini, segretario provinciale della Cisl, «si tratta di un provvedimento che rischia di rivoluzionare soprattutto il settore privato, perché nel pubblico molti enti si sono già adeguati ai ticket elettronici». Di certo, negli anni si erano trasformati in una sorta di moneta parallela e qualche associazione di consumatori, a partire dal Codacons, scalda già i motori per lanciare una class action: «Si tratta di una grave violazione alla libertà dei cittadini. Il buono pasto è un diritto acquisito del lavoratore, non è in alcun modo pensabile costringerlo a utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa».Ammesso che basti…

Laura Tedesco – Il Corriere della Sera – 21 agosto 2015 

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