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Veneto. Caso Santorso. Ospedali strozzati dai project financing

«Il nuovo ospedale debutta da star», titolava il Giornale di Vicenza, all’apertura del complesso di Santorso, nuovo di zecca, costato 157 milioni di euro, metà dei quali in project financing, cioè sborsati dai privati. Nel Vicentino si mobilitano i sindaci: temono che per pagare le rate si taglino i servizi sanitari. E i contratti restano segreti

Oltre duemila persone visitavano incuriosite la struttura «con lo spirito di un cittadino che paga le tasse e sa di poter contare su un punto di riferimento di spessore»: così commentava il direttore generale dell’Usl 4 Ermanno Angonese.

Era gennaio. Dieci mesi dopo il cittadino che paga le tasse sa che i suoi soldi non bastano a pagare la rata annuale del project ai privati, 16 milioni più Iva. Cioè 20 milioni entro il 31 dicembre. E siamo appena al primo dei 24 anni di concessione per remunerare il gruppo di aziende, riunite nella sigla Summano Sanità, che hanno realizzato l’opera: Gemmo Spa, Mantovani Costruzioni, Palladio Finanziaria, Cmb, Ccc, Serenissima Ristorazione, Studio Altieri, Coopservice e altre. Per recuperare i quattrini l’ingegner Angonese potrebbe essere costretto a tagliare i servizi, temono i 32 sindaci della zona. Angonese nega, sostiene che i pagamenti seguono due percorsi diversi, che la rata scade a fine anno mentre i servizi vengono pagati con trasferimenti a 60 giorni. «Siamo l’azienda che paga i fornitori meglio di tutto il Veneto anzi d’Italia», sostiene. Ma poi ammette: «Il problema si porrà l’anno prossimo, nell’esercizio 2013, ma la Regione ha già anticipato che si accollerà il canone del project financing e darà i soldi anche a noi come ha fatto con gli ospedali di Mestre e di Asolo-Montebelluna».

Un’assicurazione che non attenua le preoccupazioni: i pagamenti seguiranno due percorsi diversi, ma escono sempre dalla stessa tasca. E da parte della Regione mancano finora delibere d’impegno di spesa. Lo si legge in un documento che i consigli comunali dell’area stanno approvando, a sostegno di una petizione popolare la cui prima richiesta si commenta da sola: conoscere i particolari del contratto stipulato con Summano Sanità, che l’Usl 4 si ostina a non rendere pubblico considerandolo un fatto privato. Questa emergenza finanziaria è in realtà un fatto annunciato, come tanti allarmi del Belpaese: arriva al pettine l’insostenibilità del project financing applicato alla sanità, un sistema largamente utilizzato nel Veneto negli anni di Giancarlo Galan per realizzare opere pubbliche. Aveva aperto la serie l’ospedale “All’Angelo” di Mestre. In project oltre a Santorso sono stati eseguiti i lavori all’ospedale di Castelfranco e in quello di Montebelluna, in project è in corso la ristrutturazione all’ospedale di Treviso e nei due ospedali di Verona. Per tacere del nuovo ospedale di Padova da costruire quasi interamente con i soldi dei privati.

Santorso è un comunello di 5.700 abitanti con l’unico merito di trovarsi fra Thiene Schio, dove funzionavano già due ospedali. La nuova struttura li ha mandati in pensione, senza che si sappia cosa farne. La decisione di puntare su un terzo polo venne presa nel 2003 (dai privati, con la programmazione regionale all’oscuro!) benché i due ospedali esistenti avessero appena assorbito 70 milioni di euro in ammodernamento dei reparti. Inutilmente.

E benché ristrutturare Schio consentisse di risparmiare 60 milioni di euro sul project, come documentò lo studio Gianni Plicchi di Bologna nel 2005, su incarico del comune di Schio. Un esposto presentato alla Corte dei Conti dorme ancora a Venezia. La conferenza dei sindaci è stata esclusa dalla contrattazione con i privati. Questi ultimi gestiscono in monopolio i parcheggi (6 euro al giorno), la mensa (12 euro a pasto), l’economato, i magazzini e altri servizi, per un profitto complessivo indicizzato stimato tra il 15% e il 16%, che sommato al canone di concessione dà almeno a 36 milioni di euro l’anno. I conti sono stati fatti dall’associazione Communitas, che nel 2006 raccolse una petizione di 13.000 firme e oggi sta ripartendo con una mobilitazione popolare. Si chiedono alla Regione tre cose: che garantisca lo sgravio dell’Usl 4 dal pagamento del canone ai privati, che renda pubblico il piano finanziario ancora top-secret e che si impegni a rinegoziare le «clausole capestro» del contratto. A definirle tali è quel pericoloso sovversivo del presidente della commissione sanità Leonardo Padrin, del Pdl. Sovversivo rispetto a Giancarlo Galan, all’allora assessore alla sanità Flavio Tosi e al suo collega leghista Marino Finozzi, presidente del Consiglio regionale, che all’avvio del project le consideravano «vantagiosissime». Il nuovo ospedale sta rivelando magagne da lavori eseguiti in fretta, tipo la pittura che si scrosta dai muri del pronto soccorso. Ha un’impiantistica non ultimata che ne condiziona l’utilizzo. Insomma è un avvio faticoso. «Ci arrivano di continuo segnalazioni di disfunzioni strutturali», lamenta Gino Ferraresso della Cgil sanità di Vicenza. «Manca ancora un reparto di medicina. Se solo il servizio mensa praticasse i prezzi degli altri ospedali, l’Usl risparmierebbe 2 milioni l’anno». La prossima mossa è un tavolo di confronto con il dg.

Renzo Mazzaro – Il Mattino di Padova – 29 novembre 2012

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