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Veneto. Contagi su, medici dirottati dai reparti ai centri vaccinali. L’Azienda ospedaliera di Padova chiede a ogni reparto di inviare due medici nel centro vaccinale

Sarà definito oggi il nuovo Piano di sanità pubblica del Veneto. Dall’aria che tira, pare già di capire che la Regione premerà l’acceleratore della campagna vaccinale, con l’obiettivo cruciale di contrastare la recrudescenza dei contagi, ma anche con l’inevitabile conseguenza di contrarre l’attività negli ospedali. Una prima conferma arriva dall’Azienda ospedaliera di Padova, dov’è stato chiesto a tutti i reparti di mettere a disposizione un minimo di due medici per ciascuno, allo scopo di spostarli temporaneamente dalla clinica alla profilassi.

IL BOLLETTINO

D’altra parte, ogni giorno che passa, i numeri sono sempre più impietosi. Il bollettino diramato ieri, e quindi relativo alla situazione fotografata sabato, ha visto altri 2.082 contagi, dopo che erano stati 2.113 venerdì, 2.036 giovedì, 2.066 mercoledì, 1.931 martedì, 1.632 lunedì e 870 domenica, per cui l’incremento è vistosamente netto e spiega l’approdo a 513.531 casi dall’inizio dell’emergenza. Marcato è pure l’aumento dei ricoveri: in Terapia intensiva ora sono 93, mentre all’inizio della settimana erano 71; in area non critica la progressione nei sette giorni è stata da 389 a 513. Altri 6 morti hanno aggiornato la tragica conta a 11.947, il che significa che su base settimanale sono state rilevate 37 vittime.

LE INCOGNITE E LA CORSA

Oltretutto su queste cifre pesano ora le incognite legate alla variante Omicron, anche se il virologo trevigiano Giorgio Palù invita a mantenere la calma: “Non ci sono ragioni scientifiche per questo allarme. Dal punto di vista virologico serve uno studio accurato e per valutare gli effetti sui vaccinati da pochi giorni a due settimane.

IN CRESCITA LE SOMMINISTRAZIONI DI “BOOSTER” MA ANCHE A SOGGETTI CHE FINORA NON SI ERANO IMMUNIZZATI

Per ora abbiamo il sospetto che sia più contagioso ma saranno gli esperimenti a dirci se è più virulento”. E, secondo il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco, “un virus con tutte queste mutazioni potrebbe essere anche meno virulento”.

Comunque sia, l’allerta per la nuova variante e l’introduzione del super-Green pass hanno determinato una corsa alla somministrazione del vaccino, non solo per la terza dose ma pure per la prima. A livello nazionale, l’adesione dei soggetti finora non immunizzati è cresciuta del 40% nel giro di una settimana, secondo un tasso riscontrabile anche sul piano veneto. Stando al resoconto di ieri, le prime iniezioni sabato sono state 2.235, esattamente mille in più delle 1.235 conteggiate sette giorni prima. Marcato è anche il rialzo delle iniezioni “booster”: l’ultimo dato è pari a 22.667, più del doppio delle 9.681 comunicate la domenica precedente.

LA RIORGANIZZAZIONE

Del resto è il vaccino l’arma di prevenzione, con l’aggiunta delle precauzioni su distanze, mascherine e igiene. Ecco perché la Regione ha deciso di modificare il proprio Piano di sanità pubblica. “Ne parliamo lunedì, lo stiamo approntando rispetto ai centri vaccinali”, ha detto il presidente Luca Zaia. La riorganizzazione è già in corso, a giudicare dalla richiesta formulata in queste ore dai piani alti dell’Azienda ospedaliera di Padova, realtà che abitualmente anticipa le tendenze poi implementate dalle varie Ulss, considerati i numeri che quella provincia totalizza sul fronte del Covid (anche ieri: 485 contagi, 91 ricoverati in area non critica fra il policlinico e il Sant’Antonio, 18 degenti intubati). I vertici, “in ragione della necessità di potenziare l’attività vaccinale garantita dall’Azienda presso il Padiglione 6 presso la Fiera”, hanno chiesto a tutti i primari “di individuare tra i propri collaboratori almeno due medici per ciascuna Unità Operativa disponibili a prestare l’attività”.

È chiaro che, se sono chiamati a supportare il lavoro di anamnesi per la campagna di profilassi, i camici bianchi non possono garantire lo stesso livello di prestazioni cliniche. Un fenomeno che, sommato alla graduale riconversione dei reparti per accogliere i pazienti Covid, dà il senso delle parole di Zaia: “Di questo passo alla contrazione ci arriviamo inevitabilmente. Ci stiamo preparando per la tempesta perfetta”

Il Gazzettino

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