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Veneto. Ddl stabilità, le pmi credono più alla Cgia che al ministro «Non contiene incentivi veri»

La manovra del governo porta più tasse o sgravi? Le categorie: «Sono solo operazioni millimetriche» Un miliardo di tasse in meno nel 2014, per il governo. Al contrario, 1,1 in più. La battaglia sui numeri è tornata a riaccendersi nel fine settimana, con il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, ormai nel ruolo di «bestia nera» del governo sulla Legge di stabilità.

Così, dopo aver ridotto a topolino il complesso marchingegno della storica partita sul cuneo fiscale, tradottosi in uno sconto di 14 euro, ora Bortolussi duella col fioretto della statistica con il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. In ballo gli esiti del cambio di regole sul trattamento fiscale delle perdite sui crediti delle banche, con la deducibilità che scende da 18 a 5 anni. E che produrrà sconti, salvo un inizio di segno contrario. «Confermo gli 1,1 miliardi in più – dice Bortolussi -. Se le banche dovranno tirarne fuori 2,6, ditemi come faranno a non pesare su clienti e imprese».

Certo, il Veneto delle imprese ha già scelto con chi stare. «Bortolussi dice cose che neanche il ministro più temerario può smentire – dice Massimo Zanon, presidente regionale di Confcommercio -. È l’ennesimo gioco delle tre carte. Giocano con i numeri come un barman con gli ingredienti di un cocktail, sapendo che il peso finale è 33 grammi. Solo che il digestivo è sempre più amaro». «Ha ragione Bortolussi – aggiunge Luciano Miotto, vicepresidente di Confindustria Veneto -. Le banche non hanno la macchinetta per fabbricare i soldi, che ormai non ha più nemmeno Bankitalia. Chiaro che le banche caricheranno i costi su correntisti e imprese, dire il contrario pare una favola. Non entro nei numeri, ma mi pare ovvio che ha ragione Bortolussi. Basta la modesta saggezza del contadino per capirlo».

La questione è che la partita riapre ferite recenti. Ad iniziare dal cuneo fiscale: «Sì, abbiamo il dente avvelenato – aggiunge Miotto -. Prendo la mia azienda da cento dipendenti: i 16.800 euro di risparmio non mi permettono di far grandi investimenti e non sarà la pizza in più che un dipendente potrà mangiare a rilanciare i consumi. Siamo in questo mare in tempesta, solo noi italiani, perché continuiamo a restarci, senza far scelte coraggiose». «Ci si concentra sullo spostare la coperta di un millimetro, perdendo l’insieme: nei primi 9 mesi il gettito Iva è calato di 3,7 miliardi – aggiunge Alberto Baban, presidente regionale della Piccola di Confindustria e leader nazionale in pectore -. O si scommette sulle imprese con incentivi veri o non si va da nessuna parte».

E le banche? Il fronte fisco le preoccupa. E il presidente regionale Abi, l’esponente del credito cooperativo Alessandro Belluzzo, dice di aver già pronta la convocazione della commissione regionale, per valutare gli effetti: «Serve un calcolo più approfondito. La mia prima sensazione è di condivisione con Bortolussi». Sul fronte dei 2,6 miliardi in più, non su quello, invece, che il cambio di schema sulle detrazioni sulle perdite in questo momento sia inopportuno. «Anche l’aumento dei bolli, in cui lo Stato ci usa da esattore, è scorretto: il risparmio dovrebbe esser cosa sacra, è quanto si mette da parte dopo che le tasse si sono già pagate», afferma il presidente della Federazione veneta delle Bcc, Ilario Novella. Che poi si concentra sulle detrazioni: «Le perdite ammortizzate in 18 anni erano uno sproposito: in Europa si fa tutto subito. E in questo le piccole banche cooperative erano ancor più penalizzate».

«Quella normativa sul regime fiscale delle perdite, come forma con cui le banche dovevano contribuire ai conti dello Stato, era già insensata allora, perché agiva sul centro della nostra attività, il far credito. E lo è ancor di più nei fatti adesso, quando proprio sulle perdite sui crediti le banche faticano a mettere insieme il pranzo con la cena – sostiene l’amministratore delegato di Banca Ifis, Giovanni Bossi -. Il cambio delle norme riduce un’evidente iniquità nei confronti delle banche europee, con cui competiamo avendo le regole di vigilanza e il fisco più duri. Altro che regalo».

Federico Nicoletti – Corriere del Veneto – 5 novembre 2013 

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