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Veneto. Errori in corsia, i medici dovranno assicurarsi. Ma tra polizze e costi è caos. E ora interviene la Regione. Summit tra sindacati e dirigenti

Marco è un ginecologo. Ogni anno, pagherà circa 14 mila euro di assicurazione sanitaria per proteggersi da eventuali errori nel suo lavoro. Lucia è una infermiera. Sa che è improbabile che l’accusino di colpa grave, ma lo stesso farà una polizza di duecento euro all’anno per tutelarsi.

Sta dentro questi due estremi la paura del mondo sanitario veneto – i medici ospedalieri sono circa 10 mila, altrettanti gli specializzandi e a loro si somma il mondo dei para infermieri – di fronte alla «colpa grave». Errori, in fase diagnostica o di operazione, per i quali sarebbero chiamati a rispondere col proprio patrimonio e dai quali tutti dovranno tutelarsi dal primo gennaio privatamente. Ma non è facile individuare assicurazioni che rispondano alle loro esigenze alla luce del nuovo assetto assicurativo regionale e l’imminente cambio nella disciplina nazionale in materia.

Un tema caldo, tanto che ieri mattina si è celebrato un incontro esplorativo in Regione alla presenza di tecnici e legali del mondo sindacale e del direttore generale della sanità, Domenico Mantoan. L’impegno della Regione è quello di esplorare il mercato per riuscire, entro la prima metà di gennaio, a proporre una sorta di «assicurazione quadro» per i singoli medici, un prodotto efficace rispetto alle reali esigenze. Un’assicurazione che potrà avere effetto retroattivo anche se sarà firmata in febbraio. Un tentativo di coordinamento, questo, che di fatto stoppa le iniziative delle singole Usl (ad esempio, quella di Bassano aveva iniziato un progetto pilota in tal senso) di farsi carico localmente delle esigenze dei medici.

La svolta normativa è legata alla scelta regionale, previamente sperimentata in alcune Usl, di introdurre una franchigia di almeno mezzo milione di euro al di sotto della quale l’eventuale danno a terzi verrà direttamente rimborsato dall’Unità sanitaria locale interessata. Ma non sempre, e qui si apre la questione della «gradazione» della colpa. In termini statistici, fatte cento le contestazioni, solo nel 40% dei casi queste vengono accolte, e solo nel 3-5% dei casi effettivamente c’è una colpa grave, che supera il valore del mezzo milione di euro solo in poco più di mezza dozzina di casi all’anno. La distinzione tra colpa «lieve» (pagata dalla Usl e non dal medico) e «grave» (che dopo la riforma il medico dovrà pagare sotto i 500 mila euro in molti casi) è decretata dal singolo magistrato, non esiste una casistica. Ma i controlli da parte della Corte dei Conti sono sempre più scrupolosi. A proporre un esempio è Fabio Zuglian, Segretario Generale FP Cisl Belluno Treviso. «Nel caso in cui un paziente reclami di aver subito un danno potrà fare una richiesta di risarcimento che, in prima battuta, sarà l’azienda stessa a risarcire», spiega. «Il dipendente quindi non avrà quindi un rapporto risarcitorio diretto con il danneggiato e potrà solamente subire l’eventuale rivalsa da parte dell’ente di appartenenza anche in caso di condanna della Corte dei Conti».

Fatte queste premesse, stanno girando delle email a firma dello Snals che contestano, ad esempio, le assicurazioni presenti all’Usl di Padova e in scadenza al 31 dicembre di quest’anno. La polizza «colpa grave», del costo di circa 500 euro a professionista, non copre, tra le altre, le richieste di risarcimento direttamente formulate dal danneggiato al medico o in sede di rivalsa dell’azienda sanitaria contro lo stesso medico.

Insomma, per citare i sindacati dei medici «questi prodotti, peraltro a fatica reperibili sul mercato, per lo più non propongono coperture idonee». Incalza Giuseppe D’Amelio, responsabile nazionale assicurazioni per lo Snals: «Siamo perplessi, ancor più se pensiamo alla normativa europea che impone le 11 ore di riposo: se un medico dovesse far lezione, non rispettandole, l’assicurazione potrebbe non rispondere». La sintesi finale porta la firma di Davide Roncali, professionista in medicina legale e delle assicurazioni: «Il problema è delicato e ancora poco noto ai medici, a tutti dico di fare attenzione. Troppi ancora non si tutelano».

Mauro Pigozzo – Il Corriere del Veneto – 26 dicembre 2015 

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