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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Veneto. Gratta e Vinci venduti in un ospedale. Coletto: “Vengano ritirati. La sanità le ludopatie le cura, non le incentiva”
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    Veneto. Gratta e Vinci venduti in un ospedale. Coletto: “Vengano ritirati. La sanità le ludopatie le cura, non le incentiva”

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati12 Ottobre 2017Nessun commento2 Minuti di lettura
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    “Faccio appello a chiunque venda gratta e vinci o altri giochi d’azzardo negli ospedali veneti: vengano subito ritirati. E’ un appello al buon senso e a un gesto significativo contro la ludopatia, che sappia andare oltre gli eventuali contenuti contrattuali”. Con queste parole, l’Assessore alla Sanità della Regione Veneto, Luca Coletto, interviene alla luce della notizia di tagliandi del Gratta e Vinci in vendita in un ospedale veneto. Accadrebbe all’ospedale di Santorso, secondo quanto riportato da alcune testate.

    “Se al primo piano di un ospedale si vendono gratta e vinci e al secondo si curano le malattie collegate al gioco – aggiunge l’Assessore – siamo di fronte a un evidente controsenso, che dobbiamo comunque allo Stato che, come per le tasse sul fumo, fa di tutto per lucrare persino su attività dannose alla salute, salvo poi lanciare campagne contrarie che testimoniano di una elevata dose di ipocrisia”.

    “Il giro del gioco d’azzardo in Italia – prosegue il responsabile delle politiche sanitarie del Veneto – è valutato in circa 80 miliardi di euro l’anno che, per dare un termine di paragone, non è lontano dall’intera dotazione del Fondo Sanitario Nazionale con il quale si devono curare le malattie, ludopatie comprese. Da questo fenomeno lo Stato incassa circa sei miliardi di tasse, ma in Italia se ne spendono otto per curare le malattie correlate, che rovinano vite e famiglie. Tutto questo non ha alcun senso”.

    “Spero che i titolari dei diritti acquisiti nell’ambito dei project financing presenti per alcuni ospedali del Veneto – conclude Coletto – possano ascoltare questo mio appello e agire di conseguenza. Lo ripeto, sul piano del buon senso. Quello contrattuale è un’altra cosa, ma una volta tanto si potrebbe mettere in secondo piano”.
    Quotidiano sanità – 12 ottobre 2017
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