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Veneto. Il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge regionale su aumento massimale per i medici di base in formazione e gli specializzandi nei pronto soccorso. “In contrasto con la normativa nazionale“

Ma la Regione valuta il ricorso: “Rimaniamo convinti della bontà delle scelte fatte nell’interesse di garantire le cure ai cittadini. Per quanto mi riguarda, ritengo necessario ricorrere in ogni sede opportuna a difesa di quanto sancito dalla nostra legge impugnata dal Governo

“La legge della Regione Veneto n. 12 del 27/05/2022 “Disposizioni di adeguamento ordinamentale 2022 in materia di politiche sanitarie e di politiche sociali”, in quanto talune disposizioni in materia di ordinamento civile, professioni e tutela della salute, ponendosi in contrasto con la normativa statale, violano gli articoli 3, 117, comma 2, lett. l), e terzo comma, della Costituzione”. È quanto si legge nel comunicato del Cdm di ieri che ha deciso di impugnare la norma regionale che amplia il numero di assistiti per i medici di famiglia in formazione e alcune misure per impiegare gli specializzandi nei servizi di emergenza-urgenza.

Ma la Regione non ci sta e valuta il ricorso. “Nel rispetto delle valutazioni governative – dice l’Assessore alla Sanità del Veneto Manuela Lanzarin.– rimaniamo però convinti della bontà delle scelte fatte nell’interesse di garantire le cure ai cittadini. Per quanto mi riguarda, ritengo necessario ricorrere in ogni sede opportuna a difesa di quanto sancito dalla nostra legge impugnata dal Governo”.

Tutte le disposizioni impugnate – evidenziano i tecnici della Regione – sono finalizzate ad attenuare la grave carenza di medici di medicina generale e di personale medico che affligge i servizi di emergenza-urgenza e che si è drammaticamente aggravata negli ultimi tempi, al punto da fare addirittura preconizzare la chiusura di intere strutture con la conseguente compromissione del diritto dei cittadini di accedere ad un servizio fondamentale.

Si tratta di una situazione che, come è ben noto, non riguarda la sola Regione Veneto ma tutte le Regioni d’Italia. A tal proposito il Coordinatore della Commissione Salute con nota del 23 giugno 2022 indirizzata al Ministro della Salute e al Ministro dell’Economia e della Finanze ha formulato un documento (approvato da tutte le regioni) contenente una serie di proposte di misure legislative urgenti ed indifferibili necessarie per affrontare le criticità che riguardano in particolare i servizi di Emergenza-Urgenza. Si tratta di disposizioni volte, da un lato a rendere più attrattiva sotto vari profili (economici, organizzativi, previdenziali) l’esercizio della professione presso tali servizi, e dall’altro ad estendere la possibilità di reclutamento del personale superando i rigidi criteri di accesso nei concorsi per la disciplina di “Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza”. Si prevede anche l’estensione della possibilità dell’utilizzo di medici specializzandi all’interno degli stessi servizi.

Tuttavia,  la situazione ha raggiunto nel Veneto un livello di gravità tale (si pensi al crescente numero delle zone carenti per l’assistenza primaria da un lato e dall’altro alla carenza di personale nei servizi di emergenza urgenza dove risultano vacanti 229 posti di dirigente  medico rispetto alle  previsioni della dotazione organica) che non consente di attendere le eventuali integrazioni della legislazione statale, inducendo il legislatore regionale ad approvare alcune norme che, sia pure non sufficienti a risolvere le criticità esistenti, possono almeno attenuarle.

“Le predette norme, pertanto – fa notare la Lanzarin – erano volte a ridurre il pericolo di interruzione di pubblico servizio, in rapporto al diritto essenziale delle persone all’accesso ai servizi di pronto soccorso di cui si vuole garantire la continuità organizzativa”.

22 luglio 2022

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