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Veneto. Governo svuota le Regioni. Lega in rivolta, cauti Pdl-Pd

La proposta di legge costituzionale mette in agitazione i partiti in Veneto. Udc con Monti: «Ripartire da zero dopo il fallimento leghista»

VENEZIA — L’allarme l’aveva lanciato in tempi non sospetti, non appena il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi aveva annunciato l’intenzione di mettere mano alle competenze delle Regioni: «Stanno usando er Batman Fiorito come grimaldello per scardinare il sistema della autonomie ». Ora il presidente Luca Zaia torna all’attacco del governo, ché le sue previsioni sembrano confermate dal disegno di legge costituzionale approdato ieri sera in consiglio dei ministri, inacettabile agli occhi della Regione che più confidava nel federalismo, al punto da aver perfino allestito una commissione (oggi suona quasi ironico) che puntava ad avere più competenze dallo Stato: «E’ l’ultimo atto di forza di Monti e dei suoi tecnici, stiamo tornando ai governi centralisti di stampo borbonico. Se così dev’essere, abbiano almeno il coraggio di chiudere le Regione definitivamente, una volta per tutte».

L’ipotesi di riforma, che comunque ha di fronte a sé una tortuosa strada parlamentare, riesamina le competenze su porti marittimi e aeroporti civili di interesse nazionale e internazionale, sulle grandi reti di trasporto e di navigazione, sull’ordinamento della comunicazione, sulla produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia, e ipotizza un controllo da parte della Corte dei conti sui bilanci regionali (un elemento, questo, già abbozzato nel recente decreto sul contenimento dei costi della politica). «Il Paese è guidato da una pervicace tendenza centralista – attacca Zaia – dietro l’alibi di scandali purtroppo esecrabili si nasconde l’intenzione reale di riportare l’Italia addirittura all’era geologica precedente al 1970. Si è agevolata e probabilmente alimentata una comunicazione che ha travalicato talvolta le porte del reale e talora del ridicolo, come è accaduto in Veneto sulle auto blu e le sedi all’estero, ma se davvero le Regioni sono enti inutili, il governo ha il dovere non di imporre palliativi offensivi ma di chiudere tutto. Stare in mezzo al guado non è forse uno spreco? ». Con Zaia, che rincara poi sui mancati tagli ai ministeri romani, si schierano tutti gli alfieri della Lega Nord, dal vice presidente della commissione Federalismo Paolo Franco («Il governo Monti sta superando in centralismo ed autarchia perfino quello di Mussolini, i membri della mia commissione dovrebbero dare le dimissioni») al segretario nathional Flavio Tosi: «La riforma del Titolo V della Costituzione è un abominevole insulto al Veneto e alle Regioni virtuose – commenta -. Si muovono come se lo Stato centrale non fosse quella mangiatoia che è e intanto approfittano dello scandalo di quattro lazzaroni a danno dei cittadini. Il provvedimento servirà solo a dilatare costi e tempi delle decisioni in maniera inaccettabile».

Toni meno accesi si registrano dagli altri partiti, forse perché in buona parte sono tutti schierati a Roma a sostegno di Monti, ma l’attenzione resta comunque ai livelli di guardia: «Non dobbiamo scadere nella demagogia – dice il capogruppo del Pdl Dario Bond -. Aspettiamo di leggere la proposta del governo, che comunque dubito avrà grandi chance di arrivare fino in fondo, visto che i tempi sono stretti e il percorso di modifica costituzionale è lungo e complicato. Certo, se la riforma dove essere profonda saremmo di fronte ad una sberla ai territori, rischiamo di fare un balzo indietro di vent’anni». Predica calma, convinto che la minacciata riforma finirà per arenarsi prima delle elezioni, anche il senatore Marco Stradiotto, portabandiera del federalismo nel Pd: «Se pensiamo di affidare la difesa delle Regioni alla Lega, stiamo freschi – va giù piatto -. Ciò detto, che fossero stati fatti degli errori nella ripartizione delle competenze al momento della riforma del Titolo V è cosa che è stata detta più volte, in passato, e da più parti. Non vedo nulla di scandaloso ad un riequilibrio in campi strategici come le infrastrutture di valore nazionale o l’energia, spero solo che il governo abbia chiaro che il male non è il federalismo ma semmai la sua attuazione monca, fatta di soldi che piovono da Roma e vengono poi spesi dalle Regioni».

E’ invece una difesa a spada tratta, di Monti e del suo governo, quella del deputato Udc Antonio De Poli: «Finalmente con Monti stiamo vedendo interventi di rigore contro le Regioni colabrodo – rilancia -. Quindi avanti con la riforma, così capiremo chi vuole difendere le Regioni colabrodo e chi no. Il federalismo della Lega è stato solo un fallimento. Ripartiamo da zero». Intanto, di fronte alle prime indiscrezioni, anche dalle categorie si levano voci di protesta. Per il presidente di Confcommercio Massimo Zanon «questo tentativo di manomettere il Titolo V è un insulto per tutti quelli che avevano iniziato un percorso virtuoso. E’ inaccettabile che la nostra Regione venga paragonata a quelle del Sud Italia. Come al solito è la media del pollo di Trilussa, solo che stavolta il pollo siamo noi».

 Il Corriere del Veneto – 10 ottobre 2012

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