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Veneto. Il vitalizio? Lo prende Cremonese, presidente “condannato”. L’Idv: chiarezza su indennità percepite da politici veneti coinvolti in vicende giudiziarie

di Alda Vanzan. Perché Gianfranco Cremonese sì e Giancarlo Galan no? Quasi vicini di casa (tutti e due stanno sui Colli Euganei), entrambi ex presidenti della Regione Veneto, Cremonese e Galan hanno in comune, pur nella loro diversità, anche dei trascorsi penali. Il primo fu coinvolto nella Tangentopoli veneta dei primi anni ’90, il secondo è stato da poco scarcerato ed è a domiciliari per lo scandalo del Mose.

Il primo gode del vitalizio della Regione per i mandati fatti da consigliere, il secondo “rischia” di non avere un centesimo perché a Palazzo Ferro Fini hanno assicurato che chi patteggia – anche se la legge parla di condanne e non di patteggiamenti – non ha diritto all’assegno. Comunque sia, perché Cremonese (che nel 1998 ottenne il patteggiamento d’appello) sì e Galan (che ha appena patteggiato 2 anni e 10 mesi e una multa di 2,6 milioni) no?

È ancora l’Idv a porre il problema, annunciando un’altra interrogazione su vitalizi ed inchieste giudiziarie. Anche perché le rassicuranti parole del presidente del consiglio regionale del Veneto, Clodovaldo Ruffato – «Allo stato attuale nessun politico o consigliere coinvolto in pesanti vicende giudiziarie sta percependo un vitalizio regionale» – sembrano smentite dall’elenco degli ex consiglieri che percepiscono il vitalizio: parecchi “pensionati” hanno avuto guai giudiziari, a partire appunto dalla prima Tangentopoli veneta. Può darsi che agli arresti poi non siano seguite condanne definitive, potrebbero esserci stati proscioglimenti o patteggiamenti. Ed è per questo che l’Idv chiede che sia fatta chiarezza: «Spulciando l’elenco dei percettori di vitalizio e reversibilità sul sito del Consiglio regionale – dice il capogruppo Antonino Pipitone – si trovano alcuni nomi di politici veneti finiti nelle maglie della Tangentopoli del 1992, prima Repubblica. Le cronache dell’epoca elencano condanne e patteggiamenti, e la legge regionale 47/2012 (copia-incolla del decreto Monti) esclude “l’erogazione dell’assegno vitalizio in favore di chi sia condannato in via definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione”. Ma alcuni nomi associati ai fatti del 1992 sono compresi nell’elenco dei percettori di vitalizio del 2013. Chiedo: gli uffici regionali accertano che chi riceve l’assegno abbia i requisiti per goderne? In che modo?». Pipitone puntualizza: «Non ci interessano i nomi, solo i principi, l’etica e la chiarezza».

E intanto Gennaro Marotta, sempre dell’Idv, annuncia un progetto di legge per vietare il cumulo dei vitalizi: «Non possiamo più nasconderci dietro la foglia di fico delle norme esistenti. Sono evidentemente sbagliate e arrivano da un’altra epoca. La discussione sulla doppia o tripla pensione in politica va avviata con forza: stop al cumulo dei vitalizi».

Il Gazzettino – 28 ottobre 2014

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