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La Lega si spacca in Veneto. I bossiani: voto disgiunto

La guerra è ormai dichiarata, la Serenissima fiammeggia. La pax maroniana che regna in Lombardia non alberga tra Verona e Belluno. Da queste parti, la Lega è dilaniata quasi al punto di non ritorno. Con i bossiani che a chiare lettere dicono che voteranno Pdl alla Camera e Pd al Senato. Oltre a chiedere le dimissioni di Roberto Maroni e Flavio Tosi subito dopo le elezioni.

Tutto comincia con le liste elettorali messe a punto dal sindaco-segretario, Flavio Tosi: una strage. Usando come una scimitarra il limite statutario dei due mandati parlamentari, Flavio da Verona annienta tutta la vecchia guardia bossiana del partito, quella che fino a un annetto fa chiedeva rumorosamente la sua espulsione. Persino Gianpaolo Dozzo, il capogruppo alla Camera per cui lo stesso Maroni aveva chiesto la deroga, è falcidiato. Un’eccezione c’è, l’ex sindaco di Cittadella Massimo Bitonci, addirittura capolista al Senato: «Ma xe come el capo nemico portato a Roma» dice un deputato non ricandidato.

La risposta è stata Pearl Harbour. Un attacco a sorpresa, per fare male. Il consigliere regionale Santino Bozza da Monselice, classe 1948, assai vicino alla pasionaria bossiana Paola Goisis, ha presentato un esposto riguardo alle spese del gruppo regionale del Carroccio. A cui ha fatto seguito l’arrivo della Guardia di finanza in Regione, il 24 gennaio, per sequestrare carte e registri. Faccia quadrata e modi più che spicci, Bozza prima ha negato di essere l’autore dell’esposto, poi ha ammesso e rilanciato: ne presenterà un altro. Per coprire anche gli anni in cui in Regione c’era Flavio Tosi, prima come capogruppo e poi come assessore. Ma ieri Bozza ha anche chiesto, nell’aula consigliare, le dimissioni di Maroni e Tosi. E a margine, si è fatto strappare l’inaudito: «Voteremo Pdl alla Camera e Pd al Senato». Quanti siano i ribelli, difficile dire: ma al congresso veneto che lo scorso giugno incoronò Tosi, la minoranza era del 43% dei delegati.

Il governatore Luca Zaia, uno che prima di parlare di vicende interne al partito ci pensa 100 volte, l’altro giorno ha dovuto allargare le braccia: «Siamo a una guerra fra bande e allo scambio di prigionieri. Invito tutti a fare un passo indietro, così non va». Tra l’altro, a sentire i bossiani assetati di sangue, sarebbe proprio lui, il governatore, a essere il bersaglio finale della manovra di Tosi. Il primo cittadino scaligero smentisce, ma secondo la stampa locale per il 2015 vorrebbe costruirsi una lista civica per conquistare palazzo Balbi.

Resta il fatto che, a furia di schiaffoni tra gli uni e gli altri, i sondaggi, per la Lega, registrano un autentico smottamento proprio nella regione che più di ogni altra è sempre stata sensibile al canto leghista: secondo Swg, il Carroccio sarebbe intorno al 14,3%. Un disastro, se si pensa che nel 2010 il movimento aveva conquistato il 35,16% dei consensi. C’è chi si frega le mani: Alberto Bombassei. Il presidente della Brembo, capolista dei montiani nelle terre di San Marco, ha insistito con il premier-candidato per intensificare il suo impegno da queste parti. Ci potrebbero essere sorprese: sempre secondo Swg, i centristi sfiorano il 20 per cento (19,1%), un dato ben superiore a quello nazionale. E non è un caso che martedì Mario Monti sarà, col suo tour elettorale, proprio in Veneto.

Marco Cremonesi – Corriere della Sera – 1 febbraio 2013

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