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Veneto. «Infermieri, 5 milioni per nuove assunzioni». Piano della Regione per far partire l’assistenza «a minuti»

Siamo alla vigilia della sperimentazione biennale dell’«assistenza a cronometro», cioè articolata in minuti al giorno che infermieri e operatori sociosanitari (Oss) dovranno garantire ad ogni paziente in base al reparto di appartenenza.

La giunta Zaia si riserva di approvare entro la fine del mese le osservazioni della commissione Sanità — che ha alzato dal 50% al 60% il tempo complessivo di lavoro da dedicare ai malati da parte degli Oss, mantenendo al 100% la percentuale relativa agli infermieri —, dopodichè la rivoluzione potrà partire in tutti gli ospedali del Veneto. Ma prima, per capire da quale base iniziare, un gruppo di lavoro regionale ha condotto una ricognizione sul tempo che attualmente viene riservato ai degenti, rilevando nelle Medicine di 19 ospedali su 42 un indice inferiore ai 160 minuti, quando lo standard ottimale appena deliberato è di 190. Si va dai 60 minuti di Adria ai 159 di Piove di Sacco e del «Magalini» di Villafranca. A quota 160 Feltre, San Bonifacio e Legnago. Sopra l’asticella l’Azienda ospedaliera di Padova, i complessi di Portogruaro, Thiene, San Donà, Trecenta, Lonigo e Rovigo (tutti 165 circa), i poli di Arzignano, Valdagno, Bovolone e Conegliano (170), il nosocomio di Este (180), quelli di Mirano (190) e Dolo (200), il «De Gironcoli» di Conegliano (200), le strutture di Belluno e Asiago (220). Al top Agordo con 290 minuti, seguito da Istituto oncologico veneto e ospedale di Noventa Vicentina con 230. Insomma, i piccoli. Nell’ottica di riequilibrare la situazione, la Regione ha annunciato a Cgil, Cisl e Uil nell’ultimo incontro di presentazione del piano, il progetto di assumere nei prossimi due anni altri infermieri e Oss per una spesa di 4/5 milioni di euro.

Tornando al «timer», la media in Medicina interna è di 168 minuti, mentre il trend è al rialzo in Medicina specialistica (voce che racchiude Cardologia, Ematologia, Neurologia e Pneumologia), forte di 208 minuti contro lo standard di 195. Sopra gli indici di riferimento anche Chirurgia generale e specialistica (rispettivamente 197 e 214 minuti al posto di 195), Ostetricia e Ginecologia (199 e non 190), l’area critica (730 contro 700), Pediatria (274 invece di 200), Neonatologia (407 piuttosto di 350), Riabilitazione e lungodegenza (186 anzichè 175) e gli Infettivi (236, vicino ai 230 di riferimento). «Attenzione — spiega però l’assessore alla Sanità, Luca Coletto — i valori da noi delineati sono quelli minimi, perciò se un reparto o ospedale ha obiettivamente bisogno di sforarli, niente in contrario. L’obiettivo è un riallineamento generale volto a garantire in tutte le strutture del Veneto la stessa quantità e qualità di assistenza e ad arrivare a dotazioni standard di personale. Dove manca sarà assunto, dove abbonda sarà spostato altrove, starà ai direttori generali segnalarci periodicamente la situazione, comunque monitorata da un Osservatorio regionale allargato ai sindacati e da tavoli aziendali da attivare in ogni Usl». Un piano che piace alla Cisl. «E’ una base da cui partire per incidere sull’organizzazione del lavoro — dicono Mary Pallaro, segretario regionale della Cisl Fp, e Michele Roveron, responsabile Sanità — e Palazzo Balbi ha già recepito le nostre indicazioni. E cioè la possibilità di ogni reparto di incrementare il minutaggio minimo, che andrà alzato del 10% per ogni area considerata e che deve diventare requisito fondamentale per concedere l’accreditamento ai privati. Abbiamo inoltre chiesto che i direttori generali si adeguino ai valori stabiliti nell’arco di due anni, in contemporanea all’applicazione del Piano sociosanitario e delle nuove schede ospedaliere, e che i sindacati siano coinvolti nel controllo della fase attuativa del progetto. Che non dovrà prevedere esuberi del personale ma compensazioni tra aree, oltre a qualità e sicurezza del lavoro».

In un secondo momento sarà elaborato il minutaggio anche per Day Hospital e Day Surgery, Pronto soccorso, poliambulatori e strutture territoriali.

Michela Nicolussi Moro – Corriere del Veneto – 10 aprile 2014 

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