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Veneto. «Regione obbligata a chiedere i danni». Proposta di legge di Fi per impedire che corrotti e concussori se la cavino con poco

Cento milioni all’anno per almeno dieci anni. Un miliardo di euro è la voragine che si lascia dietro il Consorzio Venezia Nuova nella gestione dell’ingegner Giovanni Mazzacurati. Tanto serviva per tenere in piedi la grande giostra delle tangenti ai burosauri di Stato, ai politici, ai tecnici, ai militari per addomesticare ogni tipo di controllo, accertamento o collaudo, per pagare consulenze inutili, fare beneficenze ingiustificate ma graditissime (c’era mezzo mondo nell’indirizzario), per praticare rialzi assurdi di prezzo in modo da creare il nero con le triangolazioni, per tenere in piedi il baraccone delle retrocessioni alle aziende e consentire che a sborsare il conquibus fosse alla fine sempre e solo lo Stato. Cioè il contribuente.

Questi sono i danni veri del Mose, il «fabbisogno sistemico» come lo chiamava Piergiorgio Baita. La stima dei 100 milioni all’anno è sua e la procura l’ha trovata verosimile. Poi ci sono i danni patiti dagli enti. I danni subiti dalle imprese private ingiustamente escluse. I danni ambientali per il ritardo delle opere. I danni di immagine, non meno reali, che valgono per l’intera collettività véneta: chi ripaga dell’onore sbeffeggiato? «Noi ci costituiremo sempre come parte civile nei processi, per verificare fino m fondo le responsabilità», aveva promesso Luca Zaia il 10 giugno scorso in consiglio regionale. Molti altri avevano fatto anticipazioni analoghe. A che punto siamo oggi?

Consiglio regionale. L’occasione di fare il punto viene dalla presentazione fatta ieri di una proposta di legge («Norme a tutela della personalità giuridica e del patrimonio della Regione Veneto») per obbligare la giunta regionale a costituirsi parte civile nei processi per corruzione a carico dei propri amministratori o dipendenti. Finora la decisione era discrezionale. In futuro, se la legge verrà approvata, la giunta dowà rendere conto all’aula. Firmatari con piglio molto diverso Moreno Teso (determinatissimo: occorre discontinuità rispetto al passato), Leo Padrin (nessun collegamento con situazioni attuali, varrà solo per il futuro), Renzo Marangon (associato).

 Giunta regionale. La delibera che autorizza Ezio Zanon capo dell’avvocatura regionale a costituirsi nei provvedimenti che riguardano tutti gli arrestati della vicenda Mose, non solo quelli del 4 giugno, inclusi i due parlamentari che allora erano coperti da immunità Giancarlo Galan e Lia Sartori, è stata firmata il 17 giugno 2014. Se lo scopo del terzetto del Pdl era spingere Zaia, difficile farlo con uno partito mesi prima. Nell’elenco sono inclusi i politici mprenditori e poi i dipendenti del Consorzio, gli ex capi del magistrato alle acque, commercialisti, militari e finanzieri. L’accettazione dei patteggiamenti ha impedito la costituzione di parte offesa e bisognerà avviare una causa civile. Grosso problema, dati i tempi della giustizia italiana, ma inevitabile.

Tratto da articolo di Renzo Mazzaro –  il Mattino di Padova – 15 gennaio 2015 

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