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Veneto. Medici a tempo pieno, c’è l’intesa. Accordo fra Regione e dottori di famiglia: 100 milioni per garantire 12 ore di assistenza quotidiana

di Filippo Tosatto. Schiarita inattesa e risolutiva nella vertenza sulla medicina integrata di gruppo che per due anni ha contrapposto la Regione ai sindacati dei 4 mila medici di famiglia del Veneto. L’altra sera, superando d’impeto gli ultimi scogli del negoziato, l’accordo è stato raggiunto e non si tratta di un evento secondario per chi ha bisogno di cure.

Il protocollo firmato a Palazzo Balbi dall’assessore alla sanità Luca Coletto e dai segretari di Fimmg, Snami, Smi e Intesa sindacale – prevede lo stanziamento di 100 milioni in quattro anni per l’allestimento sul territorio véneto delle équipe di medici di base capaci di garantire, a rotazione, 12 ore di assistenza quotidiana ai pazienti per sette giorni su sette; a coprire l’altra metà della giornata – quella serale e notturna – provvederanno invece i medici di guardia (già convocati ad un tavolo tecnico) che riceveranno i pazienti negli stessi ambulatori dei colleghi. Si tratta, com’è evidente, si una svolta, funzionale – anzi, necessaria – all’attuazione della riforma del sistema ospedaliero prevista dal nuovo Piano sociosanitario, articolata appunto sulla filiera medicina generale- presìdi di comunità-poli ospedalieri. L’obiettivo è di garantire un filtro ai flussi nella prima cura, ponendo fine all’attuale sovraffollamento dei pronti soccorso con corollario di attese estenuanti, disagi e ricoveri impropri. La stretta finale, oltre a Coletto, ha visto protagonisti il direttore generale della sanità Domenico Mantoan e il segretario veneto della Fimmg (che rappresenta il 70% della categoria), Silvio Regis. A fronte dell’impegno a promuovere il “raggruppamento” dei singoli medici di famiglia (anzitutto su base comunale) la Regione riconosce ai camici bianchi un bonus pari a 10 euro per assistito: chi ne ha mille, ad esempio, riceverà 10 mila euro di compenso maggiorato. Non basta: sarà la sanità pubblica a sostenere le spese del personale (infermieristico e amministrativo) in servizio nei “gruppi” mentre per l’attività diagnostica saranno possibili due soluzioni: l’invio di uno specialista a richiesta del medico curante; oppure il rimborso della prestazione eseguita in ambulatorio. Tutto ciò, si diceva, sarà finanziato con 25 milioni l’anno da qui al 2018: «L’obiettivo dichiarato e condiviso tra le parti», commenta Mantoan «è far si che nel giro di un paio d’anni 1’80% della medicina generali operi in unità integrate di gruppo. In seguito saranno pazienti a scegliere, liberamente, a chi rivolgersi: se alle équipe o a chi lavora in modo individuale». L’accordo pone fine ad una stagione tempestosa che ha visto Fimmg alzare via via i toni, fino allo stato d’agitazione e al ricorso al Òàã, lamentando la mancata applicazione del progetto concordato. Acqua passata. Il Veneto ora si appresta a sperimentare una medicina di base “full time” con orari vistosamente prolungati negli ambulatori. Sarà la prima del genere nel nostro Paese.

Il Mattino di Padova – 4 marzo 2015 

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