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Veneto Nanotech, ora la Regione rischia di pagare il conto del crac. Dei 7 milioni non garantiti rientrerà al massimo il 5. E il «buco» sale da 10 a 12 milioni di euro

Veneto Nanotech, ora il conto del crac da 12 milioni di euro rischia di pagarlo la Regione. Su cui potrebbero rivalersi i creditori. La novità nella liquidazione della società per la ricerca e il trasferimento tecnologico nelle nanotecnologie nata nel 2002, per il 76,6% in mano alla Regione, esce dal tribunale civile di Padova.

Dove la scorsa settimana s’è tenuta l’udienza che ha illustrato ai creditori il concordato preventivo presentato lo scorso anno dal liquidatore Gabriele Vencato e dagli advisor Gianluca Vidal e Marco Greggio, secondo la verifica dei numeri messa nero su bianco nella relazione di Michele Antonucci, il commissario giudiziale incaricato dal giudice Manuela Elburgo.

Ora i creditori hanno venti giorni per votare sul concordato; se passasse il no, scatterebbe il fallimento. Scelta, questa, che inciderebbe sulla vendita dei due laboratori di Padova e Rovigo, dati in affitto a novembre 2015 (salvando 5 dei 25 dipendenti totali della società) per 52.500 euro l’anno ad Ecamricert, la società vicentina che ha tra i soci l’imprenditore Franco Masello, che ha poi presentato un’offerta d’acquisto per 600 mila euro (il consulente della procedura Luca Pieretti aveva stimato, si legge nella relazione di Antonucci, il valore in 1,2 milioni), condizionata all’omologazione del concordato.

Oltre al tema della via scelta, si fa comunque largo tra i creditori la linea di recuperare i soldi rivalendosi sulla Regione con un’azione di responsabilità. Che si attuerebbe, nel caso del sì al concordato, con cause civili creditore per creditore al Tribunale delle imprese di Venezia, invocando il principio di direzione e coordinamento dell’articolo 2497 del codice civile. Trattando in sostanza la Regione come l’ente di controllo di Veneto Nanotech, che ha compiuto atti che hanno causato la crisi irreversibile della società che a fine 2014, secondo il collegio sindacale, perdeva 160 mila euro al mese.

A spingere i creditori a batter cassa in Regione, pur se non mancano dubbi rilevanti sull’applicabilità dell’articolo 2497 a Palazzo Balbi, potrebbe essere la sostanza del piano stesso. La relazione del commissario giudiziale non solo aggiorna il «buco» di Veneto Nanotech – 12 milioni di euro rispetto ai 10,8 riconosciuti dal concordato – ma sostiene anche che i 7,3 milioni di euro di crediti non privilegiati – 6 di chirografari (di cui 2,8 verso i fornitori e 2,1 verso le banche, di cui 1,6 con Banca Prossima, 340 mila con Mps, 109 mila col Banco Popolare e 37 mila con Veneto Banca) e 1,3 di postergati – non vedranno tornar indietro nulla dal concordato, che già pensava di restituire in tre anni appena il 5%, 356 mila euro su 7 milioni, poi ridotti al 4,7%. Ciò perché i possibili recuperi dei crediti di Veneto Nanotech, oltre 3 milioni, vengono valutati difficili dal commissario. A partire da quelli con il Civen, il Consorzio interuniversitario di settore chiuso nel 2012, valutati in 673 mila euro; il cui mancato rientro, che dipende da un contenzioso per «ingenti contributi vantati con la Regione», che Venezia non intende «pervicacemente» pagare, «determinerà – scrive ancora Antonucci – l’impossibilità di soddisfare il ceto creditorio chirografario». Un cane che si morde la coda. Perso per perso, potrebbe essere la linea dei creditori, tanto vale provare la causa.

Se così fosse, l’effetto sulla Regione sarebbe pesante. Di questo c’è ampia traccia nella relazione di Antonucci. Che censura anche altro, come il fatto che «la società non ha effettuato una disclosure su possibili azioni di responsabilità», di cui «il piano concordatario non prevede l’esercizio» contro i vecchi amministratori, per recuperare denaro per i creditori. E la relazione non manca di notare come l’amministratore unico dal 20 febbraio 2015, Gabriele Vencato, divenuto poi liquidatore della società dal successivo 6 luglio, «facesse parte» del cda fino al 30 settembre 2014.

La scelta, per Antonucci, si traduce in un danno per i creditori. Perché, dice il commercialista sulla base delle relazioni del collegio sindacale, Veneto Nanotech, messa in liquidazione dall’assemblea dei soci del 6 luglio 2015, era in realtà «sostanzialmente incapace di far fronte alle proprie obbligazioni già nel secondo trimestre 2014»; e c’era una causa di scioglimento già dal 31 marzo 2014, 15 mesi prima della richiesta di concordato. Sarebbe scattato già lì l’obbligo per amministratori e collegio sindacale «di accertare senza indugio il verificarsi della causa di scioglimento». Non averlo fatto ha causato ulteriori costi fissi e spinto la Regione a fine 2014 a deliberare un contributo di un milione di euro per le spese di funzionamento, andato bruciato. E ha provocato nei 15 mesi di agonia ulteriori interessi passivi sui debiti bancari per 340 mila euro. Danno, almeno questo, quantificabile e di cui, scrive Antonucci, «potrebbe esser chiesto il risarcimento».

Il commissario si esprime anche sull’azione di responsabilità verso la Regione. Solleva dubbi sull’applicabilità, visto che l’articolo 2497 si riferisce anche ad «Enti» ma norme successive escludono lo Stato, lasciando non chiarito il trattamento verso Regioni ed Enti locali; in più la definisce «azione molto difficile e aleatoria».

Ma «qualora applicabile», il commissario non ha dubbi che l’azione «sarebbe astrattamente prospettabile». Perché «la società è controllata sin dal 2012 dalla Regione Veneto, in quanto proprietaria di una quota di partecipazione ben superiore al 50% del capitale sociale». In più la relazione afferma che «la situazione di crisi di Veneto Nanotech è in parte riconducibile alla crescita dei costi strutturali e tra questi anche i costi del personale assorbito da Civen, operazione voluta – oltre che da vari Enti – anche dalla Regione Veneto divenuta socia di maggioranza nel 2012». Il commissario ne vede il motore nel Piano regionale per le nanotecnologie 2012-’15 approvato dalla Regione, che di fatto ha trasformato Veneto Nanotech da coordinatrice delle attività in società operativa, incamerando strutture, personale e costi, finiti poi fuori controllo, con perdite di esercizio di 3 milioni di euro cumulate tra 2011 e 2013, e di 4,7 nel bilancio 2014. Un crollo irreversibile, che ora potrebbe tornare come un boomerang sulla Regione.

Federico Nicoletti – Il Corriere del Veneto – 19 luglio 2016 

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