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Veneto. Nomine e stipendi, baruffe in Regione. Assegnati tutti gli incarichi: in 9 restano senza indennità. Ecco i nuovi compensi dei consiglieri

di Alda Vanzan, Il Gazzettino. Nove soldati semplici a Palazzo Ferro Fini. Nove consiglieri regionali su un totale di 51 privi di carica: non fanno i capigruppo, non fanno i vice, non presiedono commissioni, non hanno nemmeno la funzione di segretari. Niente ruoli di prestigio, ergo niente pecunia. I nove in questione percepiscono solo lo stipendio base, 6.600 euro lordi al mese, cui vanno aggiunti i 4.500 euro di rimborso spese omnicomprensivo. Totale 11.100 euro lordi mensili.

stpendi e nomine gazz-nuovoChe non sono mica male come paga, figuriamoci. Solo che gli altri 42 consiglieri regionali e i quattro assessori esterni prendono oltre 2mila euro in aggiunta. Per la precisione si va dai 2.100 ai 2.400: è l’indennità di funzione prevista per chi fa l’assessore, il capogruppo, il presidente di commissione. Se poi si è governatore o presidente del consiglio regionale, l’indennità sale a 2.700 euro. I nove senza funzione (e senza relativa indennità) sono Franco Gidoni della Lega, Fabiano Barbisan, Stefano Valdegamberi, Alberto Villanova della Lista Zaia. La spartizione dei posti tra giunta, ufficio di presidenza, commissioni, non li ha coinvolti. Gli altri 5 soldati semplici sono della minoranza: tre del M5s – Erika Baldin, Patrizia Bartelle, Manuel Brusco – e 2 del Pd Francesca Zottis e Orietta Salemi. Quest’ultima, in realtà, un ruolo se l’aspettava, ma le è stato “scippato” dalla non più inedita alleanza Lega-pentastellati che ieri ha determinato l’elezione del capogruppo del M5s Jacopo Berti a vicepresidente della Quinta commissione, quella si occupa di sanità. Il posto di vice voleva portarselo a casa – come le altre quattro vicepresidenze di commissione – il Pd che, tra Claudio Sinigaglia (poi finito in Quarta commissione, e praticamente gli è andata di lusso) e Orietta Salemi, aveva puntato su quest’ultima.

La scelta di Salemi tra l’altro andava bene ai tosiani e non solo per ricambiare l’appoggio ottenuto dal Pd al momento di votare Maurizio Conte in Ufficio di presidenza: Salemi è veronese e la sanità, quando in Lega comandava Tosi, è sempre stata controllata da Verona. Chiaro che dall’opposizione si controlla ben meno, resta il fatto che i tosiani sono stati i primi a denunciare l’asse Zaia-Berti: «Da oggi le 5stelle venete sono più opache». Non è stata da meno la capogruppo del Pd, Alessandra Moretti: «II M5s stampella di Zaia e della Lega, la maggioranza decide con arroganza anche il vicepresidente dell’opposizione». Replica di Berti: «Noi non abbiamo chiesto nulla a nessuno, con la mia elezione è solamente stato riconosciuto un pizzico del peso democratico che i cittadini ci hanno concesso». Conferma il capogruppo della Lega, Nicola Finco: «II Pd non poteva pensare di prendersi tutto. E visto che ha votato il tosiano Conte in Ufficio di presidenza, abbiamo ritenuto giusto dare un peso al M5s. I pentastellati sono per la trasparenza, noi anche». Tant’è, ieri è stata chiusa la partita delle nomine nelle ultime tre commissioni. A parte Berti, tutto da copione: Sergio Berlato presidente della Terza (vice Graziano Azzalin del Pd, segretario Nazzareno Gerolimetto della Lista Zaia); Fabrizio Boron (Zaia) presidente della Quinta (segretario Sonia Brescacin, Lista Zaia); Gianpiero Possamai (Lega) presidente della Quarta (vice Claudio Sinigaglia del Pd, segretario Alberto Semenzaio del gruppo Zaia). Così, messi in fila, si scopre che quasi tutti i nuovi eletti hanno un ruolo. Qualcuno anche più di uno. Berti, ad esempio, per quest’anno resta capogruppo del M5s («ma è a rotazione») e vice della Quinta commissione. Berlato è capogruppo di se stesso e presidente della Terza commissione. Massimo Giorgetti è vicecapogruppo di Forza Italia e vicepresidente vicario del consiglio regionale. Antonio Guadagnini è capogruppo di se stesso in Indipendenza Noi Veneto e consigliere segretario in Ufficio di presidenza. Non c’è cumulo di indennità di funzione: ne viene pagata una sola. Non la più bassa. Per la cronaca: dopo l’estate sarà istituita una Sesta commissione, soprattutto per sfoltire le competenze della Terza. I nove a secco si preparino.

Il Gazzettino – 15 luglio 2015

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