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Veneto. Ora medici strutture pubbliche e private si importano dall’Est

Tra inserzioni lanciate su internet ed esperti in giurisprudenza che piazzano sul mercato vicentino i laureati stranieri a caccia di lavoro. Dottori rumeni o bulgari assunti in strutture pubbliche e private. Ma c’è chi aggira le regole presentando dei domicili falsi

L’Ordine dei medici di Vicenza segnala la nuova tendenza ad assumere medici attraverso agenzie estere Vicenza. Procacciatori di medici stranieri. Inserzioni lanciate su Internet che più o meno suonano così: «Cercansi neodottori disponibili a trasferirsi in Italia. Occupazione garantita. Ottimo trattamento economico». Un mestiere nuovo. Agenzie italiane ed estere che non reclutano più operai o raccoglitori di pomodori ma camici bianchi e praticano tariffe commisurate ai risultati che riescono ad assicurare al cliente in possesso di una laurea e di una specializzazione conseguite a Bucarest o a Sofia. Si cercano soprattutto specialisti di base, disposti a lavorare nei posti meno desiderati e graditi dai medici nostrani (che peraltro sono sempre più pochi e contati). La precedenza va a medici generalisti o fisiatri che lavorino a contratto o a gettone nelle case di riposo, in un pronto soccorso, nelle guardie mediche notturne, negli studi di odontoiatria, nei centri termali, in una spa, negli istituti di benessere, nelle palestre, nelle cliniche private. Sensali della sanità che seguono la pratica dell’assistito lungo tutta una filiera che contempla l’inoltro della richiesta al Ministero della salute, la domanda di iscrizione a un Ordine dei medici, e il reperimento del posto di lavoro. Mediatori sicuramente non sprovveduti, alcuni addirittura laureati in giurisprudenza, comunque dalla parlantina sciolta, che hanno dimestichezza con norme, regolamenti e burocrazia, che sanno muoversi negli uffici. Si importano medici dell’Europa dell’Est, soprattutto della Romania e della Bulgaria. Un fenomeno iniziato timidamente 5 anni fa quando questi Paesi sono entrati a far parte della geografia dell’eurozona, che oggi continua ad allargarsi e che ora tocca sempre più anche la provincia di Vicenza. I primi ad arrivare, titoli e documenti alla mano, furono gli infermieri. Ora è il boom dei medici con accento balcanico. Le regole spesso sono rispettate, ma qualche volta si cerca di aggirarle. Come l’ultimo caso, in ordine di tempo, capitato all’Ordine professionale di Vicenza. «Si è presentato da noi – racconta il presidente Michele Valente – un serbo che gestisce un’agenzia di ricerca del personale a Creazzo, il quale pretendeva che iscrivessimo nell’albo di Vicenza una dottoressa rumena dandoci un domicilio fittizio». La premessa giuridica è questa. La normativa Ue consente l’esercizio della professione di medico in tutto il territorio europeo a tutti i cittadini dell’Unione. Lo straniero che vuole farlo in Italia ha l’obbligo di far arrivare curriculum e documentazione al Ministero della salute, dove una commissione espleta solo un controllo formale sull’equiparazione dei titoli, che non entra nel merito della competenza. A questo punto il medico straniero, o il suo procuratore, possono chiedere l’iscrizione a un Ordine professionale della penisola, il quale è tenuto a farlo a patto che vengano rispettati i requisiti di legge, vale a dire che l’interessato sia in possesso della laurea, dell’abilitazione, abbia la fedina penale pulita, sappia parlare in italiano e risieda nella provincia in cui vuole esercitare. Ebbene la dottoressa laureata nella capitale rumena aveva già un contratto firmato con uno studio odontoiatrico nella zona di Bassano, ma aveva dichiarato un domicilio falso. «Tramite la questura e il Comune – spiega Valente – abbiamo verificato che risultava residente all’ostello della gioventù di piazza Matteotti. Abbiamo mandato a quell’indirizzo una lettera di convocazione ma ci è tornata indietro. Nessuno aveva mai visto questa signora o signorina. A questo punto il consiglio dell’Ordine ha negato la ratifica dell’iscrizione». Insomma, un problema nuovo, che il dott. Valente ha sollevato dinanzi alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici. «C’è da fare chiarezza perché ci sono parecchi elementi di sospetto su cui vigilare». Anche perché, con il calo costante di medici italiani, l’offerta straniera è destinata a crescere.  

Franco Pepe – il Giornale di Vicenza – 1 dicembre 2012

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