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Veneto. Passa la manovra da cento milioni. Salvati i fondi destinati al Sociale. L’opposizione ottiene modifiche chiave. Province ok ma saltano i contributi a Fenice e Arena

Trattative serrate 780 emendamenti Una mini finanziaria a inizio legislatura Dopo le proteste dietrofront in aula Province e calamità chi si salva e chi no Regione venezia Al termine di un confronto serrato, durato una settimana fuori dal Palazzo ed una giornata in aula, il consiglio regionale ha approvato nella tarda serata di ieri la manovra d’inizio legislatura, provvedimento nato come colpo di spugna sui 50 milioni della «legge mancia» (varata tra le polemiche al tramonto della scorsa legislatura) e finito di ritocco in ritocco per movimentare all’interno del bilancio quasi il doppio delle risorse (circa 95 milioni), nell’affanno di trovare i soldi necessari a salvare le Province e i loro dipendenti.

Il piano di partenza era noto: taglio, tra gli altri, di 9,4 milioni all’assessorato Istruzione e Lavoro, di 5,9 milioni alla Cultura, di 4,4 milioni all’Ambiente, di 4,2 milioni allo Sviluppo economico ma soprattutto di 9,2 milioni al Sociale, con l’azzeramento dei fondi ad un lungo elenco di servizi definiti dalla capogruppo della lista Zaia, Silvia Rizzotto, «utili ma certo non essenziali». Lo diciamo subito: i soldi in questione alla fine sono stati interamente ripristinati. Ma per una volta si può dire che hanno tutti ragione. Ha ragione l’opposizione, che s’intesta il merito della retromarcia della giunta dopo una battaglia condotta insieme alle associazioni sulle piazze reali (anche ieri davanti al Ferro Fini) e quelle virtuali (con l’hashtag #ritiratelo ) perché «se non fosse stato per la minaccia di 780 emendamenti il testo sarebbe stato votato così com’era venerdì scorso» dice Marino Zorzato di Ncd . E ha ragione la maggioranza quando fa presente che avanti di questi tagli (da parte del governo), prima o poi si dovrà per forza scegliere chi sacrificare, perché ormai si sta raschiando il fondo del barile. Per dire: sono stati ripristinati in toto i fondi ai centri antiviolenza (400 mila euro), quelli per l’amianto (500 mila), per i centri occupazionali per i disabili (1,5 milioni), le famiglie monoparentali (altri 330 mila), i non vedenti (100 mila) e i sordomuti (pure 100 mila) ma per farlo si sono dovuti togliere 2,1 milioni al fondo anti calamità (quello che s’invoca ad ogni alluvione ed ogni tornado) mentre è stata confermata la sforbiciata da 2 milioni alla Fenice di Venezia e all’Arena di Verona (1 milione ciascuna), dove pure ci sono stipendi che ballano. «L’assessore alla Cultura Cristiano Corazzari si è impegnato a rimpinguare il budget dei due enti lirici col prossimo assestamento, mantenendo gli accordi contrattuali» fa sapere il vice presidente con delega al Bilancio Gianluca Forcolin. Se così non fosse, a cascata sarebbero a rischio pure i contributi nazionali. Confermato il milione 200 mila euro per il restauro del ponte di Bassano, sono stati depennati i contributi per completare il ponte della Motta a San Bonifacio, nel Veronese, e quelli per la bonifica della discarica di Sarcedo, nel Vicentino. Insomma, la coperta è corta e comunque la si tiri, qualcuno resta al freddo.

Mentre il presidente del consiglio Roberto Ciambetti sfoglia scoraggiato la pila di emendamenti, via via sfrondati da 780 a 50 («Quanti alberi abbiamo abbattuto…»), l’opposizione ha quindi gioco facile nell’attaccare: «Abbiamo vinto una battaglia importantissima ma sulla maggioranza continua a pesare la responsabilità di tagli pesanti alla Cultura, al Turismo, all’Agricoltura – stiletta la dem Alessandra Moretti – scelte politiche ed evitabili, per nulla imposte da Roma perché se così fosse, allora perché Lombardia, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna non hanno tagliato come noi?». Il pentastellato Jacopo Berti parla di «decisioni scellerate», anche se ammette che «il patto tra gentiluomini sul Sociale è stato rispettato» e il tosiano Andrea Bassi (che esibisce vaso di acciughe come sostentamento per la maratona consiliare) si chiede: «Se il bilancio 2015 era drogato, come dice Forcolin, quando ha iniziato a drogarsi? E chi era lo spacciatore? Perché alcune marchette si cancellano mentre altre si salvano?». Replica il legista Nicola Finco: «Sono stati tolti contributi indegni alle sagre e alle associaizoni ciclistiche, quel che c’era di meritevole è stato salvato» (per inciso: sono saltati anche 47 assegni ad altrettante parrocchie) mentre Rizzotto della lista Zaia si chiede «come possa reggere l’accusa di voler smantellare il welfare del Veneto quando si ragiona su 2,1 milioni all’interno di uno stanziamento complessivo i 700 e gli 800 milioni». E va ricordato che fin dal principio non sono mai stati messi in discussione i 6 milioni per i disabili sensoriali, parte del pacchetto da 28 milioni destinato alle Province.

L’assessore al Sociale Manuele Lanzarin si dice tutto sommato soddisfatta: «Promessa mantenuta, abbiamo tagliato le mance a pioggia, non la spesa sociale». Chiude Forcolin: «Il confronto con l’opposizione è stato utile e costruttivo. Quello della maggioranza è stato un atto di coraggio e di coerenza, perché tutti in campagna elettorale si erano impegnati a rivedere la legge mancia e mettere mano a 100 milioni non è facile per nessuno. Dovevamo farlo per dare risposte urgenti ai veneti, senza prendere in giro nessuno, dicendo a tutti come stanno le cose. Certo non so per quanto ancora potremmo reggere: sono assessore da 3 mesi e ho dovuto fronteggiare una media di 110 milioni di tagli al mese…». Il governatore Luca Zaia illustrerà la manovra questa sera, alle 21, durante la puntata di XNews au Antenna Tre.

Marco Bonet – Il Corriere del Veneto – 2 ottobre 2015

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