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Veneto. Pensioni congelate da 10 anni, i più poveri a Belluno. Valore medio dell’assegno è circa 800 euro

Pensioni «inchiodate» agli stessi valori praticamente da dieci anni. Pensionati che perdono, di anno in anno, potere d’acquisto per effetto dell’aumento del costo della vita e dalla lentezza con cui sono adeguati i trattamenti pensionistici. Non è un’estate facile, quella degli italiani: e i veneti non fanno eccezione.

Ad ammettere che le pensioni sono praticamente congelate è stesso presidente nazionale dell’Inps, che nella sua Relazione annuale conferma che negli ultimi dieci anni il valore economico medio delle pensioni è rimasto invariato: il 50% dei pensionati percepisce meno di mille euro mensili lordi, che al netto delle trattenute fiscali e imposte locali diventano circa ottocento euro.

Un dato medio che si rileva anche in Veneto, che scende però nel Bellunese e nel Rodigino a circa settecento euro mensili netti. Va ricordato che nel Veneto mediamente la persona pensionata (soprattutto donna) percepisce 1,40 pensioni. Le pensioni medie più ricche, nel Veneto, sono pagate in provincia di Venezia:877 euro mensili lordi.

Il valore della pensione (2% per ogni anno di lavoro nel sistema retributivo, invece nel contributivo il calcolo viene fatto utilizzando dei coefficienti sul 33% di quanto versato), in particolare dal 1° gennaio 2012, è il risultato dei contributi versati.

Secondo Franco Piacentini, che presiede il Comitato regionale Inps, anche per queste ragioni «lavoro nero doveva e comunque deve essere energicamente contrastato. Il reddito pensionistico inizia a realizzarsi fin dal primo giorno di lavoro, nell’ambito della previdenza pubblica, incrementata da quella complementare contrattuale. Oggi con la pesante crisi in atto, che attanaglia fortemente le condizioni materiali e psicologiche di milioni di persone, effettivamente con meno di mille euro mensili si fa pochissima strada, e se non ci sono altre entrate, disperatamente si entra nell’area della povertà». Proprio la soglia di poverà, attualmente, riguarda a livello nazionale il 12,7% delle famiglie e in Veneto il 5,8%, ma il dato reale probabilmente è più alto. «La preoccupazione più marcata – conclude Piacentini – è orientata verso i giovani che per responsabilità della politica nazionale, ma anche veneta, non intravvedono concrete certezze occupazionali e per il futuro nemmeno la sicurezza previdenziale. Bisogna riprendere l’azione sociale e sindacale per rilanciare le politiche del lavoro, per rivedere il sistema previdenziale e per adeguare il valore delle pensioni al reale costo della vita. Cgil Cisl Uil su queste emergenze non dovrebbero avere problemi di unità, di proposta e di azione e anche di convergenza con il lavoro autonomo»

Il Mattino di Padova – 18 agosto 2013 

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