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Veneto: proposta di legge per fattorie didattiche e orti sociali

Fattorie didattiche, orti sociali, agrinidi e centri per anziani o per l’infanzia immersi nel verde dei campi, tra frutteti da coltivare e animali da cortile da accudire: sono già un centinaio in Veneto le imprese ‘pilota’ che stanno sperimentando questa nuova forma di sviluppo dell’attività agricola, che coniuga recupero della tradizione e nuovo welfare.

A sostegno della funzione sociale della terra e dell’attività agricola arriva la proposta di legge trasversale, depositata oggi in Consiglio per iniziativa di ben 35 consiglieri di maggioranza e di opposizione, primo firmatario il presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato, e caldeggiata dagli agricoltori della Coldiretti, sbarcati in folta delegazione a palazzo Ferro-Fini con al seguito coniglietti, porcellini d’India e un falco d’addestramento. “Il Veneto non è la prima regione in Italia a legiferare in materia di fattorie sociali e didattiche – ha spiegato il presidente Ruffato – Ma l’idea innovativa della nostra iniziativa legislativa è sostenere lo sviluppo di queste attività a forte valenza sociale prevedendo una serie di agevolazioni, dalla concessione in uso di beni regionali all’impegno a distribuirne i prodotti alimentari nelle mense gestite da enti pubblici”. La proposta di legge prevede anche il ricorso ai cofinanziamenti dei fondi comunitari per valorizzare attività agricole tradizionali come strumento di socializzazione, integrazione e rieducazione nei confronti di minori, anziani, tossicodipendenti, ex detenuti, persone con problemi psichici. Le esperienze ‘sul campo’ non mancano: dal primo ‘agriasilo’ sorto a Pescantina (Verona), all’attività ormai decennale della “Vecchia Fattoria” a San Pietro di Morubio, sempre nel Veronese, che sta affiancando alle attività didattiche per bambini e famiglie anche un’attività occupazionale nel biologico, in convenzione con l’Ulss di Legnago, per disabili, adolescenti problematici, ex detenuti e tossicodipendenti; dagli orti dell’azienda agricola Ramello di Ariano Polesine coltivati da 35 ragazzi disabili nell’ambito di un progetto occupazionale siglato sei anni e mezzo fa con l’Ulss 19 di Adria al nuovo percorso di riscoperta del cibo e dell’alimentazione che l’azienda agricola “Cà Menego” di Fabiano Simonatto ha attivato a Summaga di Portogruaro, in convenzione con il servizio per la cura dei disturbi alimentari dell’Ulss 10 del Veneto Orientale. “C’è un’imprenditoria agricola che ha mantenuto un forte legame con la terra, le tradizioni, i valori della famiglia e dell’accoglienza – sottolinea Giorgio Piazza – che oggi va riscoperta e sostenuta come forma di welfare innovativo e alternativo, capace di integrarsi con il terzo settore e di offrire risposte alle nuove domande di una società che sta invecchiando. Ogni persona impegnata e reinserita attraverso il lavoro dei campi è un valore aggiunto per la società e un costo in meno per lo Stato”. Alla presentazione del progetto di legge hanno partecipato anche i consiglieri Nicola Finco, Giovanni Furlanetto, Vittorino Cenci della Lega, Davide Bendinelli del Pdl, Lucio Tiozzo, Franco Bonfante, Bruno Pigozzo, Graziano Azzalin e Sergio Reolon del Pd, Gennaro Marotta di Italia dei Valori, e Sandro Sandri del gruppo misto che, da ex assessore alla sanità, ha ricordato come il Veneto sia già una regione all’avanguardia per aver inserito nella gamma dei propri servizi sociosanitari anche pet-therapy, ippoterapia e ‘terapia del sorriso’.

13 marzo 2013

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