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Veneto. Ristorazione e pulizie, se la grande spartizione resiste all’era Galan. Appalti nella sanità, ecco chi lavora

Il problema è che delle aggiudicazioni «anomale» nella sanità veneta si era già discusso due anni e mezzo fa. Con tanto di inchieste aperte dalla Regione e ispettori sguinzagliati qua e là (almeno così avevano annunciato l’assessore al Lavoro, Elena Donazzan e il presidente della commissione Sanità di Palazzo Ferro Fini, Leonardo Padrin)

Invocare: chiamare con tono di preghiera, o con fervore d’affetto, di venerazione, di fede, soprattutto per avere assistenza, aiuto. Definizione del vocabolario Treccani. Oggi, che è tornato a scoperchiarsi il calderone degli appalti nella sanità veneta, dopo la notizia che la Corte dei Conti ha messo sotto inchiesta la gara per la ristorazione negli ospedali padovani (appalto da 158 milioni di euro fino al 2018, vinto nel 2009 dalla vicentina «Serenissima»: si contestano 12 milioni di danno erariale a 40 dirigenti dell’Azienda ospedaliera di Padova, tra cui l’ex direttore generale Adriano Cestrone), ecco che tutti invocano di nuovo gli ispettori della Regione, come fossero angeli del cielo. «È presto per dire come siano andate le cose – ha detto l’altro giorno il consigliere regionale del Pd Claudio Sinigaglia -, però mi sembra opportuno allertare il servizio ispettivo della Regione».

È vero, Sinigaglia – come altri, d’altronde – è rimasto colpito non soltanto da come «Serenissima» sia riuscita ad aggiudicarsi l’appalto dagli ospedali padovani (in affidamento diretto, riuscendo tra l’altro a strappare la condizione per cui l’azienda pubblica si accollasse il costo di realizzazione del nuovo centro di cottura di Boara Pisani); ma è anche, allargando lo sguardo, da come nel campo della ristorazione negli ospedali veneti la stessa la faccia praticamente sempre de padrone (23 ospedali serviti, su 47 totali che affidano le mense a ditte esterne).

Il problema è che delle aggiudicazioni «anomale» nella sanità veneta si era già discusso due anni e mezzo fa. Con tanto di inchieste aperte dalla Regione e ispettori sguinzagliati qua e là (almeno così avevano annunciato l’assessore al Lavoro, Elena Donazzan e il presidente della commissione Sanità di Palazzo Ferro Fini, Leonardo Padrin). All’epoca, la questione era anche più complessa: si discuteva non soltanto del fatto che nel campo della ristorazione gli appalti finissero (quasi) sempre a «Serenissima» e ad altre aziende di area «moderata» (Serenissima, come si sa, è di proprietà di Mario Putin, amico e finanziatore dell’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan); ma anche che nel campo della pulizia degli ospedali ad aggiudicarsi la stragrande maggioranza degli appalti fossero invece le cosiddette cooperative «rosse», quelle di sinistra. Come se ci fosse una grande spartizione della torta, decisa ex ante (i maligni parlavano di un «sistema Galan»). Il caso era scoppiato nel febbraio 2010 dopo il ricorso di una ditta napoletana (la «Esperia Spa», poi diventata «Kuadra Srl»), rimasta esclusa dalla gara di area vasta per le pulizie nelle quattro aziende sanitarie del vicentino (un maxi appalto da 70 milioni di euro, vinto da un’associazione temporanea formata da due tra le più importanti coop «rosse», Manutencoop e Coopservice). L’azienda napoletana nel ricorso parlava non solo «di un avvicinamento pre-gara tra i vertici dell’Usl di Vicenza e i dirigenti della Coopservice», ma mostrava anche una «preoccupazione per il sistema di affidamento degli appalti (in Veneto), visto che un po’ troppo spesso ad essere indebitamente premiate sono le cooperative sociali». Tanto bastò a sollevare l’intervento dell’assessore Donazzan («Voglio vederci chiaro, chiederò l’attivazione del servizio ispettivo regionale»); quello del consigliere Pdl Padrin («Partiremo subito con un censimento degli appalti») e quello del Pd Sinigaglia («Non solo gli ispettori, ma anche la procura»). Il Tar, un mese dopo (era il 26 aprile), però, rigettò in modo netto il ricorso della ditta, definendolo «inammissibile» e «infondato». Nessuna spartizione, dunque, per i giudici. ù

Oggi, però, il quadro non sembra essere mutato. Anzi. Qui a fianco pubblichiamo l’elenco aggiornato delle ditte che operano nel campo della pulizia e della ristorazione negli ospedali del Veneto. Tutto sembra come prima (e Galan non c’è più…): nella ristorazione dilaga «Serenissima»; nella pulizia dominano le coop. «Noi vinciamo solo perché siamo più bravi», disse all’epoca Franco Mognato, direttore di Legacoop. E allora? «Da allora ho cominciato una battaglia sul fatto che non credo che ci debba essere il criterio del massimo ribasso in questi appalti», dice oggi Donazzan. E le fa eco Padrin: «Che fine hanno fatto le inchieste della Regione? Il ruolo della Commissione è fare programmazione e controllo, non possiamo sostituirci alla Guardia di Finanza o ai carabinieri».

Giovanni Viafora – Il Corriere del Veneto – 23 agosto 2014 

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