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Veneto. Quanto costano i gruppi politici. Le falle del meccanismo

Niente ancelle ammiccanti, cornucopie grondanti, maschere suine. A sfogliare la memoria, l’evento più eclatante, mondano e pittoresco che s’incontra tra i ricordi del Pdl del Veneto è la convention di fine estate a Cortina, dove tutt’al più ci si imbatteva in qualche coppia agé in abiti ladini.

Nulla a che vedere con il toga party assurto a simbolo dello sperpero dei berluscones del Lazio e comunque, a scanso di equivoci, pure quell’appuntamento, pagato dal gruppo regionale con 30 mila euro, in questi tempi sobri è stato sostituito con un più low profile convegno a Borgoricco. «E sia chiaro che Cortina era un evento politico, pubblico, ospiti i vertici del partito e i nostri militanti, mica una festa privata a base di ostriche e champagne» precisa con ardore Piergiorgio Cortelazzo. Il perché di tanta foga è facile intuirlo: tra i pidiellini d’ogni latitudine scorre in questi giorni il terrore di «essere accomunati a quelli lì», che si faccia «di tutta l’erba un fascio» che «si colpisca nel mucchio».

E Cortelazzo, a ben vedere, è l’uomo giusto a cui chiedere lumi su come funzionino le cose in Veneto, visto che oltre che vice capogruppo del Pdl, è pure presidente del collegio dei revisori del consiglio regionale. A lui, al dipietrista Gennaro Marotta ed al leghista Bruno Cappon (e solo a loro, visto che non esistono società di revisione esterne) spetta il compito di verificare ogni anno come vengono spesi i soldi che il consiglio (e cioè noi) versa ai gruppi politici a Palazzo Ferro Fini. Si tratta, stando al bilancio di previsione 2012, di 4 milioni 755 mila euro, una cifra che suddivisa per i 60 consiglieri già si rivela più alta di quella versata ai gruppi alla Camera (79 mila euro per ogni eletto, contro 57 mila). La somma viene ripartita in base ad una quota fissa, 1.900 euro al mese per ciascun consigliere, più i fondi necessari al pagamento del personale spettante in base ad una legge del 1981 (si va dai 17 dipendenti della Lega ai 3 della Sinistra). Quanto arrivi alla fine nelle casse dei partiti lo si può leggere nel grafico qui sopra ma è comunque evidente che siamo assai lontani non solo dal Lazio, che nel 2011 ha stanziato per i gruppi 8,9 milioni, ma anche dalla vicina e virtuosa Lombardia, che arriva a circa 10 milioni (ma con 20 consiglieri in più).

Anche qui, però, non mancano i nodi da sciogliere. Il primo, noto, riguarda la possibilità per i gruppi di «monetizzare» la mancata assunzione del personale, ossia di introitare comunque, per spendere altrove, i denari che la legge vorrebbe destinati a stipendi e contributi (Lega e Pdl, per dire, si fermano a 8 e 4 dipendenti pur potendone avere 17; il Pd a 7, anche se gliene spetterebbero 13). La seconda riguarda invece le modalità di controllo sulla spesa. Detto dell’assenza di qualunque controllo esterno, tutto viene rimesso ai tre revisori (che per il ruolo ricevono un lieve supplemento all’indennità, il 10%) ed ai loro uffici, sulle cui scrivanie piovono i corposi rendiconti dei gruppi, firmati dai funzionari e dai capigruppo ed accompagnati da un prestampato riassuntivo e dalle pezze giustificative delle spese. «A quel punto – spiega Marotta – estraiamo a sorte alcuni documenti, perché passarli al setaccio tutti sarebbe impossibile, e controlliamo la corrispondenza tra il dichiarato ed il dimostrato». Dice Marotta che «il meccanismo funziona», tanto che ad inizio legislatura «abbiamo scoperto perfino un disavanzo minimo, di 5 mila euro, nelle dichiarazioni 2009-2010 dei Comunisti Italiani». E comunque «non si sono mai viste grandi spese, siamo lontani anni luce dal Lazio». A voler essere pignoli, ammette Cortelazzo, un neo c’è: «Se uno ci presenta la ricevuta di un ristorante, noi non sapremo mai se c’è andato con l’amante per una cena romantica o con un sindaco per spiegargli il Piano casa. Il controllo dei revisori arriva fin lì, poi sta alla coscienza del singolo ed alla capacità di controllo dei suoi colleghi di partito». Proprio quel che pare essere mancato a Fiorito e ai novelli Ulisse in gonnellino che gli stavano attorno.

Corriere del Veneto – 21 settembre 2012

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