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Veneto, toto-giunta: non c’è spazio per Berlato e la lista Meloni. A Forza Italia un solo posto, ma è in ballo la vicepresidenza. Zaia: sarò rispettoso e rigoroso

«Sarò rispettoso e rigoroso». E di più Luca Zaia non dice. Dieci giorni dopo il trionfo elettorale, il riconfermato governatore del Veneto non si sbilancia sui dieci assessori che dovrà scegliere e ribadisce che aspetta la proclamazione degli eletti. Ma a Palazzo Balbi e dintorni qualcosa comincia a trapelare. Tanto che il «rigore» promesso da Zaia viene associato al rapporto matematico: tot eletti, tot assessori.

Ed è così che le ambizioni dei Fratelli d’Italia, e in primis di Mister Preferenza Sergio Berlato (oltre 10mila voti personali) rischiano di avviarsi a una profonda delusione. A perorare la causa dei Fratelli di Giorgia Meloni ieri ci ha pensato Raffaele Speranzon che, al termine di un incontro a Mestre tra Zaia e il candidato sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, ha avvicinato il governatore. I due hanno parlato in disparte per un po’, ma da Zaia non è arrivata alcuna assicurazione.

Tra l’altro si è diffusa la voce che la base dei Fratelli d’Italia preferirebbe un posto in giunta per un esterno più che per Berlato, magari per uno dei due Raffaele: il veneziano Speranzon o il padovano Zanon. Ma se anche fosse Berlato, votatissimo dalle doppiette, difficilmente avrebbe la delega alla Caccia: dicono che a Zaia venga l’orticaria quando gli si parla di assessori lobbisti. Così come assicurano che anche stavolta, così come avvenne per le precedenti giunte di centrodestra, le “regole matematiche” non avranno deroghe.

Ossia: 10 assessori per una maggioranza di 29 componenti, rapporto di un assessore ogni tre eletti. Il che significa zero a Fdi e zero alla lista indipendentista zaiana. La Lista Zaia con 13 eletti punterebbe su minimo 4 assessori, la Lega con 10 eletti su almeno 3. I nomi? Per Forza Italia Elena Donazzan, che potrebbe pure avere l’incarico di vicepresidente, un ruolo prestigioso che potrebbe colmare le richieste degli azzurri, a meno che il posto di vice non lo reclami la Lega.

Della Lista Zaia sicuri di ingresso in giunta vengono dati Giampaolo Bottacin che finalmente che porterebbe un assessorato a Belluno (ma Bottacin è dato tra i papabili anche come presidente del consiglio regionale) e l’ex sindaco di Jesolo Francesco Calzavara. Tra i leghisti riconferma certa per Roberto Ciambetti e Luca Coletto, mentre l’ex capogruppo, il trevigiano Federico Caner, entrerebbe come esterno. Tra i leghisti padovani crescono le quotazioni del sindaco di Cittadella Giuseppe Pan. E a proposito di sindaci, non è escluso un ritorno a Palazzo per Cristiano Corazzari che, candidato nella Lista Zaia, ha preso 1.231 preferenze ma non ce l’ha fatta: se così fosse, lascerebbe il Comune di Stienta e darebbe, da esterno, una rappresentanza in giunta al Polesine.

Sempre della lista Zaia, dal Ferro Fini potrebbe passare al Balbi Manuela Lanzarin, ex deputato e per anni sindaco di Rosa. Manca una casella e potrebbero giocarsela i padovani con l’assessore di Palazzo Moroni Fabrizio Boron che era in lista Zaia. La suddivisione territoriale sarebbe la seguente: Vicenza 3, Padova 2, Treviso 1 (oltre a Zaia), Venezia1l, Belluno, 1, Verona 1, Rovigo 1. E dei 10 assessori solo 2 esterni contro un massimo di 5, quindi contenimento dei costi della politica. Tutti nomi, poi, di gente esperta, non neofiti. Tant’è, si aspetta la proclamazione degli eletti. Ci sono 24-25mila schede contestate. I rapporti di forza non dovrebbero mutare (il seggio tolto a Indipendenza Noi Veneto e assegnato al M5S potrebbe tornare in ballo solo a fronte di 6000 voti, un quarto di quelli contestati. Difficile), mentre potrebbero cambiare i nomi degli eletti. Dipende se sarà confermata l’interpretazione del Viminale.

Il Gazzettino – 10 giugno 2015 

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