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Veneto. Voto sull’indipendenza, consiglieri insultati e minacciati proteste in aula, Giorgetti querela

Bond (Pdl) avverte la Lega Caner: «Anche noi minacciati». Intanto altre 4 leggi vengono rinviate

VENEZIA — L’assedio al Palazzo preoccupa i consiglieri regionali. Mercoledì era stato il vice capogruppo del Pdl Piergiorgio Cortelazzo a stigmatizzare l’atteggiamento degli indipendentisti, che il giorno precedente avevano atteso i consiglieri fuori dall’aula per insultarli dopo il rinvio in commissione del progetto di legge sul referendum separatista. Ieri è toccato al capogruppo Dario Bond (sempre Pdl), allibito nel leggere che un militante veronese della Lega Nord, Francesco Vartolo, ha pubblicato sul suo profilo Facebook le foto dei 34 consiglieri assenti o favorevoli al rinvio, accompagnate dal macabro auspicio: «Penzolerete da un cappio tricolore». Intemerata contro la quale l’assessore regionale Massimo Giorgetti (inserito tra le foto) sporgerà querela: «Valuteremo con il mio legale quali reati si concretizzino, dalle minacce all’istigazione a delinquere. Certo l’autore non la passerà liscia».

Non solo il voto, dunque, ma anche le reazioni del day after mandano in fibrillazione la maggioranza a Palazzo Ferro Fini, con il Pdl che non intende perdonare all’alleato gli eccessi tribunizi di alcuni suoi esponenti, fossero anche oscuri militanti di provincia. Come dice chiaramente Bond: «Ora basta. Non tollereremo oltre né le minacce e le pressioni, né l’atteggiamento di chi le fomenta e le cavalca. Per cui se sul primo fronte ci attendiamo l’intervento della magistratura, perché è inaccettabile il linciaggio su legittime scelte politiche, sul secondo siamo pronti a far saltare gli accordi di maggioranza, togliendo il nostro appoggio incondizionato. Visto il clima che si è venuto a creare forse è meglio verificare di volta in volta, su ogni singolo provvedimento, se vi sia o meno identità di vedute con il Carroccio». Rincara Giorgetti: «E’ pericoloso che i colleghi della Lega estremizzino certe situazioni, peraltro con opportunismo ed incoerenza visto che Tosi si candida a governare “l’Italia intera” ed ha rifiutato di celebrare il referendum sul traforo a Verona. Quando si gratta la pancia si corre il rischio che qualcuno perda il senso del limite».

Non solo la sparata di Vartolo su Facebook, anche l’avvertimento degli indipendentisti («Andremo di paese in paese, facendo nomi e cognomi degli ignavi» aveva avvertito Alessio Morosin) non è piaciuto ai consiglieri e certo l’atteggiamento tenuto dalla Lega non ha aiutato a rasserenare gli animi. Dopo l’intervento di ben 29 consiglieri, infatti, l’aula aveva deciso di approvare una mozione per condannare le intimidazioni subite sia a Palazzo che sui social network. L’opposizione del capogruppo padano Federico Caner, però, ha impedito che fosse discussa e votata subito: «Rispondendo picche alla mozione il Carroccio si dimostra ancora una volta troppo morbido, con un atteggiamento che rasenta la complicità nei confronti di chi offende e vuole fare intimidazione politica» dice il capogruppo del Pd Lucio Tiozzo. In particolare, sembra che il gruppo leghista non volesse l’inserimento nel testo dell’invito al presidente del consiglio Valdo Ruffato «a tutelare la piena libertà e la sicurezza dei consiglieri», passaggio letto come un’implicita richiesta di blindare «la casa di vetro» cara al governatore Zaia. «Il Palazzo non sarà mai blindato – replica Ruffato – l’ordine è sempre stato garantito, anche con agenti in borghese, e continuerà ad esserlo. E’ innegabile, però, che con l’aggravio della crisi si sia venuto a creare attorno alla politica un clima pesantissimo, ai limiti della sostenibilità». E Pietrangelo Pettenò della Sinistra avverte: «Giusto fermare i facinorosi ma si eviti di accogliere i cittadini con truppe in assetto anti guerriglia e personale armato come fossero pericolosi criminali». Caner, in ogni caso, ha condannato «senza se e senza ma» le parole di Vartolo: «Ognuno ha il sacrosanto diritto di esprimere la propria opinione ma lo deve fare nei modi consoni al ruolo che riveste e senza inneggiare alla violenza. Stigmatizzo pertanto il suo comportamento, tanto più che recentemente anche il nostro gruppo in Regione è stato oggetto di violente minacce di morte, prontamente denunciate alle autorità competenti».

Sul piano dell’operatività, contestato anche dalle categorie, il consiglio conferma comunque tutte le sue difficoltà. Anche ieri, dopo aver speso un’intera mattinata nella (legittima) difesa dell’onorabilità e dell’autorevolezza dell’aula, l’assemblea non è stata in grado di andare oltre un documento di solidarietà al lavoratori della Riva Acciaio, due mozioni e due rendiconti. Le uniche quattro leggi all’ordine del giorno (compresa quella della Lega sul «prima i veneti» negli alloggi popolari) sono state tutte rinviate ed in particolare l’ultima è stata vittima di un caos che ha visto bocciati 2 degli 8 articoli in esame (i più importanti) dal voto «anomalo» di alcuni consiglieri («Ma chi è che ha votato come un deficiente?» il commento a microfono di Ruffato). «La maggioranza versa in una situazione raccapricciante» il laconico commento di Diego Bottacin di Verso Nord.

Marco Bonet – Corriere del Veneto – 20 settembre 2013

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