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Venezia. Corte dei conti mette progettista Calatrava sotto inchiesta

Errori nel progetto, la procura contabile chiama l’archistar: novanta giorni per spiegare

L’invito porta la firma del procuratore regionale della Corte dei Conti Carmine Scarano. Se non gli è già arrivato nella sua casa di New York, sarà questione di giorni, la questione non cambia: Santiago Calatrava è «indagato» per danno erariale sul ponte della Costituzione e in questi giorni gli è stato spedito l’«invito a dedurre» (l’equivalente dell’avviso di garanzia penale). L’architetto avrà novanta giorni di tempo per preparare e consegnare la sua memoria difensiva dopo di che sarà la Procura a decidere se rinviarlo a giudizio o chiudere il procedimento. Undici anni dopo l’approvazione del progetto definitivo del quarto ponte sul Canal Grande si tirano somme: doveva costare 3,8 milioni di euro (il prezzo bandito), lievitati nel 2001 con l’approvazione dell’esecutivo a 6,7, diventati alla fine della quinta perizia 11,2. Un bell’aumento che ha portato la Corte dei Conti ad acquisire le quattro perizie (dell’architetto Roccatagliata per la stessa Corte, dell’Autorità di vigilanza, della procura della Repubblica, dell’ingegnere Massimo Majowiecki) e tutta la documentazione compresi i contratti di manutenzione e monitoraggio firmati dal Comune. Se infatti tutti i problemi (spinte e spostamento delle rive) derivano dall’arco ribassato disegnato per motivi artistici, allora tutte le spese che da quell’errore derivano sono un danno alle casse pubbliche di cui renderà conto chi di dovere.

Il procuratore Carmine Scarano ha individuato oltre Santiago Calatrava— come consulente della direzione lavori per cui ha avuto un compenso di 245 mila euro — anche sei tecnici (che si sono succeduti negli anni dal progetto alla realizzazione) come possibili responsabili. Sono i direttori operativi Franco Bonzio, Luigi Licciardo e Hermes Redi, il direttore dei lavori Roberto Casarin e i responsabili unici del procedimento Roberto Scibilia all’inizio e Salvatore Vento in seguito. Il danno quantificato è di 3 milioni 467 mila euro a causa dei maggiori costi in relazione ai lavori eseguiti e alla cattiva progettazione. Perché il problema pare essere stato proprio una progettazione non attenta e corretta che ha poi portato a fare un bando di gara sbagliato prima e tutte le varianti suppletive poi per rimediare agli errori fatti in precedenza. Lo scorso anno la Guardia di Finanza aveva parlato addirittura di 14 milioni, inserendo però anche gli oltre dieci milioni in ballo nella causa civile tra l’impresa Cignoni che si è aggiudicata l’appalto e il Comune ma la decisione sulle riserve contestate dalla ditta rodigina non arriverà prima di diversi anni, quindi questi semmai faranno parte di una seconda indagine sul ponte della Costituzione.

Determinante è stata l’ultima perizia quella fatta dall’ingegnere bolognese Massimo Majowiecki chiamato a inizio 2010 dalla giunta Cacciari a rispondere delle contestazioni mosse dall’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Non a caso il procuratore Scarano dice: «È un’indagine estremamente complessa sotto l’aspetto tecnico anche perché non mancano le difficoltà di individuare le responsabilità tra amministrazione pubblica e ditta costruttrice, però mi sento di sottoscrivere quello che ha documentato Majowiecki». L’ingegnere bolognese nella sua relazione era arrivato a definire il ponte «un’opera in prognosi riservata», viste le necessarie manutenzioni che comportano un esborso economico continuo da parte del Comune. «Una logica e diretta conseguenza di un errore concettuale nella progettazione preliminare, esecutiva nella costruzione dell’opera» scrive nella relazione, a cui nessuno ha posto rimedio.

Sotto accusa anche la gara (sbagliata) fatta per assegnare i lavori in cui il ponte è stato paragonato ad un’opera stradale. «L’ho sempre detto, il problema è il bando iniziale, quei soldi a cui è stato aggiudicato il progetto non erano sufficienti nemmeno per pagare i materiali — interviene Massimo Cacciari sindaco dal 2005 al 2010 —. Noi abbiamo cercato di finire l’opera. Ci mancava che fossero chiamati in causa anche i politici: d’accordo che viviamo in un paese di pazzi però…». Più cauto Paolo Costa (sindaco dal 2000 al 2005) che ha bandito la gara: «Io posso dire che quando me ne sono andato da Ca’ Farsetti, i conci erano pronti per essere trasportati in Canal Grande, poi è stato tutto fermo per due anni». La storia sul ponte di Calatrava sembra essere appena cominciata.

Francesco Bottazzo – Corriere del Veneto16 marzo 2012

 

 

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