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Verona. Cacciato dal sindacato per aver denunciato i maxi-stipendi. Le petizioni per il sindacalista fanno il pieno sul web. E lui si rivolge a un legale

La voce è combattiva, come sempre. Aveva annunciato di non avere alcuna intenzione di fermarsi e Fausto Scandola, l’ex sindacalista veronese espulso dalla Cisl dopo aver sollevato il caso dei mega-stipendi tra i vertici nazionali del sindacato, prosegue dritto sulla sua strada.

Sostenuto da oltre 8.500 firme virtuali raccolte in pochi giorni dalla petizione lanciata da Pierluigi Tolardo (iscritto di Novara) sul sito Change.org. «Fausto Scandola è un dirigente della Fnp-Cisl, la Federazione dei Pensionati Cisl del Veneto, e in una mail ha criticato duramente le retribuzioni eccessivamente elevate di molti dirigenti Cisl, spesso cumulate con pensioni elevate. Per questo la Cisl lo ha espulso – ha scritto Tolardo -. Si chiede la revoca di questo provvedimento: il dibattito politico interno al sindacato non si può risolvere, su temi così delicati, a colpi di provvedimenti disciplinari».

Appello sottoscritto da migliaia di persone e circolato anche sui social network. Tra i tanti, a spendersi in favore del 73enne veronese, anche Oscar Giannino che su Twitter ha scritto: «Ancora Cisl non annulla cacciata di Fausto Scandola. Onore a lui, bleah a centinaia dirigenti sindacali che sanno di megastipendi e stan muti».

Di fronte al tam tam mediatico, Scandola minimizza: «Dei social network ci capisco poco, sono totalmente profano. Non conosco il modo in cui funzionano queste cose: mi sembra perfino impossibile una mobilitazione del genere». Iscritto a Facebook pochi mesi fa per seguire il progetto del suo Clv (Cisl Lavoro Verona di cui era stato presidente fino alla sua espulsione) relativo ai ciclorisciò guidati dai carcerati, l’ex sindacalista non nasconde un certo piacere di fronte ai numeri della «solidarietà virtuale»: «Mi fa piacere, non tanto per le firme in sé, ma per il fatto che di fronte al sistema Italia – perché quanto ho denunciato in Cisl rispecchia quel che succede in tutta Italia – ci sia un mondo che è insofferente e che vuole reagire».

A sostenere il veronese, anche un secondo appello, tutto interno all’organizzazione: sul sito sindacalmente.org oltre a rimandare alla prima petizione, si invita a firmare un modulo per chiedere la nullità dell’espulsione sulla base dello Statuto della Cisl. «L’articolo 14 dello Statuto – riporta il sito – prevede il ricorso ai Probiviri Nazionali (che hanno decretato l’espulsione di Scandola dopo il ricorso presentato dalla segreteria generale contro il richiamo scritto comminato invece a livello regionale, ndr ) sia effettuato “in presenza di fatti nuovi e rilevanti debitamente provati”. Gli appellanti non hanno segnalato alcun nuovo fatto rilevante da addebitare a Scandola, rispetto a quanto già esaminato dai Probiviri veneti. Questa violazione statutaria rende nullo il provvedimento di espulsione».

Scandola intanto, assistito dall’avvocato Lorenzo Cantone, ha fatto sapere di avere intenzione di rivolgersi alla magistratura per ottenere il reintegro. A settembre potrebbe essere avviato il contenzioso legale che potrebbe portare anche a una richiesta danni. «La priorità è la riammissione – aveva spiegato il legale -. Se poi ne seguirà un risarcimento, andrà a favore degli iscritti». Del resto il veronese l’ha sempre detto: «Ho denunciato per amore del sindacato».

Enrico Presazzi – Il Corriere del Veneto – 19 agosto 2015 

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