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Verona. Esplode caldo, api impazzite. Superlavoro per esperti e pompieri

Gli esperti ricevono anche una telefonata ogni quarto d’ora e lavorano assieme ai vigili del fuoco. Quelle nostrane si insinuano in posti chiusi come i cassettoni delle tapparelle e non sono pericolose. Odiano l’ammoniaca

Verona. Sciami d’api come impazzite. Decine di chiamate ai vigili del fuoco, anche ieri, costretti a intervenire per contattare apicoltori di mezza provincia e quando necessario alzarli nel cestello dei loro mezzi per farli arrivare nei posti più alti quando il recupero dello sciame è particolarmente difficoltoso. Interventi a Nogara, a Valeggio sul Mincio, ma anche a Veronetta vicino alla chiesa di San Tomaso, e ancora a Montorio, in Valdonega, a Pastrengo, a San Bonifacio a Castel d’Azzano, a San Massimo, San Michele e Saval. La presenza di uno sciame di api in ambiente urbano è fondamentalmente connessa con la sciamatura che è un fenomeno naturale che avviene di solito all’inizio di ogni primavera. E visto il brutto tempo che c’è stato fino a qualche giorno fa, adesso le api «risvegliate» sciamano. Lo sciame si ferma sui posti più impensati, su un ramo di un albero, su una grondaia di una casa, un paletto, una siepe, un muro, ma anche una finestra e può rimanere nella sua posizione temporanea, per poche ore o fino ad alcuni giorni. Nel frattempo “le api esploratrici” intensificano la ricerca, già iniziata da vari giorni, nella zona circostante all’alveare, per individuare una nuova dimora definitiva. Una volta trovato un alloggio adeguato, si sposteranno nella sede definitiva. «Le chiamate in questi giorni arrivano fino a quattro in un’ora», spiega uno degli apicoltori storici della nostra città, Giacomo Venturelli, «le persone si spaventano, non importa loro se le api sono dieci e o cento o migliaia. Io vado, recupero, spesso metto le api nelle casette e poi torno alla sera a recuperare il resto dello sciame, da un posto all’altro della provincia. Ed è tutto volontariato. La mia «malattia», così ormai definisco la mia passione per le api è iniziata quando ero bambino ed è continuata negli anni», e Giacomo adesso di anni ne ha fatti settanta. «Le api appartengono alla categoria degli imenotteri indispensabili all’ecosistema e quindi protetti dalla legge, e non devono essere danneggiati e distrutti inutilmente», aggiunge l’esperto, «un tempo io le utilizzavo per l’impollinazione degli alberi da frutta, ora non ne ho più, se riuscirò proverò a produrre miele». Per Giacome le api sono «buone», ma per la maggior parte di noi c’è soltato la paura d’essere punti e vorremmo tenerle lontane. «Il suggerimento facile che posso dare a tutti è quello di passare ammoniaca sugli stipiti delle finestre, sui cassettoni delle tapparelle. È uno dei loro posti prediletti, e siccome non sopportano gli odori forti come possono essere quello dell’ammoniaca, oppure quello della nafta (che però è pericolosa e non tutti ce l’hanno in casa) o ammoniaca e detersivo, una soluzione per tenere lontane le api è giusto quello di passare i liquidi sugli stipiti dei luoghi dove potrebbero infiltrarsi, anche nelle zone dei sottotetti, pur essendo più difficile da raggiungere. Poichè le nostre api non sono pericolse consiglio alle persone che vedono uno sciame di non agitarsi, di non muovere e battere le mani, lasciarle stare e allontanarsi da loro è l’atteggiamento migliore». Ammonica e calma dunque, atteggiamenti che dovrebbero tenere lontane le indesiderate ospiti.

L’Arena – 13 giugno 2013

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