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Verona. «Sull’inquinamento da Pfas intervengano i magistrati». Pastorello furente per i buchi nel decreto che fissa i limiti: le mancanze che si susseguono nell’affrontare l’emergenza sono gravissime

Luca Fiorin. Pastorello è furente: «Le mancanze che si susseguono nelle iniziative per affrontare l’inquinamento da Pfas in Veneto sono gravissime», dice. Nel suo decreto, infatti, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha stabilito limiti per le sostanze perfluoro-alchiliche nelle falde che non comprendono tutte le sostanze oggi prodotte nel Vicentino. Proprio partendo da questo il presidente della Provincia scaligera, Antonio Pastorello, spara contro tutte le istituzioni che hanno un ruolo nella vicenda.

«Mi domando come sia possibile che un ministro, in un suo decreto, si dimentichi di dettare delle regole», afferma Pastorello, che è anche sindaco di uno dei Comuni contaminati, Roveredo. «Mi pare che su questo argomento, ed altri analoghi, l’amnesia sia contagiosa. È dagli anni Settanta che la Regione si dimentica di intervenire a tutela dei territori veronesi già allora vittima degli inquinamenti vicentini; prima le concerie e ora i Pfas», attacca Pastorello.

Il ministro ha applicato per i Pfas a catena lunga, che non vengono più prodotti da anni nel Vicentino, i limiti per l’acqua di falda indicati dall’Istituto superiore di sanità, mentre per le due sostanze perfluorate a catena corta che attualmente vengono prodotte dalla ditta che secondo la Regione è la principale responsabile dell’inquinamento, la Miteni di Trissino, ha adottatto una linea morbida. Per una di esse ha sancito valori soglia sei volte più alti rispetto a quelli indicati dall’Istituto superiore di sanità; l’altra addirittura non viene nemmeno nominata. Per questo deputati e consiglieri regionali del Movimento cinque stelle già avevano definito il decreto «un regalo a chi inquina».

APPELLO Al MAGISTRATI «I politici e gli industriali del Vicentino hanno sempre fatto quello che volevano sulle nostre teste, ora arrivano da Roma provvedimenti come questo e intanto si continua a non sapere cosa stia facendo la magistratura: chi tutela i cittadini?». «Se domani risultasse che ho fatto un errore, cosa che non è mai accaduta finora, dovrei pagare per le conseguenze del mio agire, qui invece c’è un inquinamento che non è oggetto di azioni penali», conclude Pastorello, «se la magistratura c’è, è ora che batta un colpo».

ACQUE VERONESI «Premesso che abbiamo sempre erogato acqua con livelli di Pfas al di sotto dei limiti vigenti, e che le regole per le acque sotterranee contenute nel decreto non cambiano il trattamento con filtri a carboni attivi che già stiamo facendo, resta il fatto che ci aspettavamo un’attenzione maggiore», dice il presidente di Acque Veronesi Niko Cordioli. «Di questo problema si parla da tempo, il Governo sta lavorando per recuperare i soldi per spostare l’approvvigionamento degli acquedottia fonti d’acqua sicure e poi, quando finalmente arriva un decreto, è incompleto», spiega. «Il fatto che non si dica nulla per uno dei composti che ora troviamo nelle acque che peschiamo dalla falda fa riflettere».

Considerato l’andamento della contaminazione, il rischio è che nei prossimi anni si trovino in maniera sempre più consistente i nuovi Pfas nelle acque sotterranee e che questo faccia aumentare la spesa per il disinquinamento, dato che i filtri per tali contaminanti hanno costi molto alti e vanno cambiati ben più di frequente.

LEGAMBIENTE Legambiente ha deciso di chiamare in Veneto gli esperti che sono intervenuti nel caso di inquinamento registrato negli Stati Uniti. Chiederà poi al ministero dell’Ambiente di agire nei confronti della Regione, le cui autorizzazioni allo scarico non rispetterebbero i limiti relativi ai Pfas per il collettore che porta a Cologna i reflui dei depuratori del Vicentino.

L’Arena – 11 settembre 2016 

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