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Verona. Riesplode la guerra del kebab. Cibi etnici, stop a nuovi locali. Norma voluta dall’assessore Corsi. Pd e grillini: assurdo

Si riapre, a Verona, la guerra del kebab. Una guerra lunghissima, che va avanti da anni, tra vittorie e sconfitte da entrambe le parti in campo. Da una parte chi vuol limitare a tutti i costi l’espansione dei «paninari» orientali. Dall’altra chi non accetta limitazioni su base «etnica» nel commercio o nell’artigianato.

Stavolta, a scatenare l’ennesima battaglia è una delibera che appariva innocentemente urbanistica. Nel Piano degli Interventi, infatti, è stato inserito, su proposta dell’assessore Enrico Corsi, un nuovo «divieto d’apertura di esercizi per la produzione e vendita di cibi etnici». Il divieto è motivato con la necessità di «tutelare la tipicità e la tradizione culturale italiana». Come? Proibendo «aperture per vendita con asporto di cibi etnici (riferibili alla cultura orientale e medio orientale)».

Chiarissimo, quindi, il divieto di kebab. Finora vigeva il divieto di aprire negozi «etnici» se già ci fossero stati locali simili nel raggio di 300 metri. Ma adesso lo stop è totale. E immediate, come sempre, le polemiche.

Per il Pd, Damiano Fermo annuncia una guerra senza quartiere, quando la delibera arriverà in consiglio comunale (ieri pomeriggio c’è stata la presentazione in commissione consiliare), parlando di una discriminazione assolutamente inaccettabile («se davvero si volessero tutelare i cibi e le bevande tipiche locali – ha detto – allora perché non vietare la Coca Cola in tutti i bar della Bra?».

Tra la consigliera del Pd Elisa La Paglia e il presidente della commissione, Ciro Maschio, sono volate vere e proprie cannonate polemiche, che sono finite a discutere aspramente perfino dell’attività di governo e dei rapporti politico-governativi con l’ex sottosegretario Alberto Giorgetti. Più in concreto, il consigliere del Movimento 5 Stelle Luca Mantovani ha spiegato che «se il problema è quello della possibile sporcizia all’esterno delle rivendite, allora non riguarda solo i kebab, ma per esempio anche molti “patatari” nostrani».

E Mantovani ha fatto l’esempio di un rivenditore notturno di panini e patatine che pare sia conosciutissimo tra i ragazzi del dopo-discoteca con il simpatico nomignolo de «il merda», proprio per l’abbondante sporcizia che regnerebbe attorno alla sua italianissima rivendita.

La commissione consiliare ha comunque varato a maggioranza la delibera, che adesso è pronta per far esplodere un’altra bella baruffa domani pomeriggio in consiglio comunale.

Da ricordare come Confartigianato avesse espresso «forti perplessità sulla conformità alla legge in tema di liberalizzazioni» della delibera in questione. E da ricordare anche come giusto un mese fa, il 6 febbraio scorso, il Tribunale abbia condannato il Comune di Verona definendo «di natura discriminatoria» il divieto di nuove aperture e di subentri in attività di kebab in centro città, sulla base del regolamento comunale del 2011. Secondo la sentenza del tribunale civile scaligero, non va «messo in discussione il potere del Comune di sottoporre a condizioni l’esercizio del commercio, bensì la possibilità di esercitare quel potere sulla base di criteri fondati sulla razza o l’etnia dei soggetti». Argomenti che sono risuonati anche ieri pomeriggio in commissione consiliare, che torneranno a risuonare in consiglio e magari anche, in futuro, di nuovo anche in tribunale.

Lillo Aldegheri – Corriere di Verona – 5 marzo 2014 

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