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Verona. Taglio fondi, rivolta dei medici: «Senza queste risorse pesanti ricadute su liste d’attesa. Cure meno sicure ai pazienti»

La Regione per il 2018 ha ridotto di un milione i finanziamenti per i dipendenti dell’azienda ospedaliera. L’allarme dei sindacati: «Senza queste risorse pesanti ricadute su liste d’attesa, attività chirurgica rischio clinico e servizi all’utenza»

Un milione di euro in meno per il personale significa ripercussioni sulle liste d’attesa, sulle attività delle sale operatorie, sul rischio clinico e sulla sicurezza delle cure con un peggioramento netto dei servizi che non saranno più sostenibili. In una parola: la sanità eccellente garantita dall’Azienda Ospedaliera di Verona, fiore all’occhiello della Regione e modello per tutta Italia, con il taglio di 957mila euro al personale, non può continuare a contare solo sulla buona volontà e sullo spirito di sacrificio dei medici e degli operatori sanitari. Che ora dicono basta e che, nell’interesse prima di tutto dei pazienti, rimandano al mittente il recente decreto firmato da Mantoan, deus ex machina della sanità veneta, chiedendo una retromarcia attraverso tutte le sigle sindacali e gli amministratori scaligeri che siedono in Consiglio a Venezia. In sintesi: il provvedimento «inspiegabile» che riduce il tetto di spesa del personale di Borgo Trento e Borgo Roma di quasi un milione di euro, va bloccato. Di più: i soldi per Verona ridotti contro tendenza rispetto all’aumento di 75 milioni dello scorso anno per il Fondo Sanitario Regionale, non si toccano perchè già così medici, infermieri e operatori vivono in una condizione al limite della «tenuta», con numerose Unità Operative duramente provate dal mancato rispetto del turnover e dalle mancate sostituzioni di maternità. Curiosità: le dottoresse che aspettano un bambino (al momento il 50% dei medici strutturati è donna), visto il tipo di lavoro a rischio, si assentano per più di un anno dal reparto e al loro posto sistematicamente non c’è alcuna assunzione a copertura dell’organico che va chiaramente in sofferenza. Ci sono state di recente al Confortini due gravidanze in contemporanea nello stessa Unità che non sono state coperte, con pesanti ricadute sull’organizzazione del lavoro d’equipe che s’è trovata insieme a dover far fronte anche a due pensionamenti: 4 risorse in meno e lo stesso lavoro in corsia. «Insomma, le cose sono così messe male che tutti i sindacati dei dirigenti medici dell’azienda (Anaao Assomed, Cimo, Aaroi, Fvm, Cisl, Snr)», spiega Anna Tomezzoli segretario aziendale dell’Anaao Assomed dell’Aoui, «hanno deciso di alzare la voce e di denunciare le scelte improvvide e calate come una scure da Venezia sulla testa di noi lavoratori e degli utenti. Senza risorse, il transatlantico è destinato ad affondare. Per quanto tempo ancora dobbiamo pagare il mantenimento di standard qualitativi eccellenti a fronte di un continuo depauperamento di risorse umane in nome di bilanci aziendali e regionali dettati da scelte campanilistiche?». Poi, la comunicazione di servizio: «Siamo in piena gobba pensionistica, l’età media dei medici nella nostra azienda è di 51 anni con il 51,7% di età superiore a 55 e una soddisfazione professionale ai minimi storici per condizioni e carichi di lavoro che peggiorano di anno in anno». E Andrea Rossi, vice segretario regionale Anaao Assomed: «Siamo continuamente sottoposti ad aumenti della performance dimostrati dai volumi di attività in costante incremento e dai livelli di eccellenza ed efficienza certificati. Tagliare il tetto di spesa del personale senza turnover dello stesso significa “condannare” la sanità veronese. E non si dica che è così per tutti perchè Padova, ad esempio, non è stata toccata dal taglio insieme allo Iov». Idem Fanny Rulfo, segretaria aziendale della Cisl: «Il rischio clinico è altissimo. Qualcuno dimentica che davanti a tutto c’è sempre il malato che non deve pagare sulla sua pelle scelte politiche e di campanile». A chiudere, la stoccata ai colletti bianchi: «I direttori dell’azienda ospedaliera cambiano mentre noi operatori schiacciati tra stress lavorativo e rischi sul campo, insieme ai pazienti sempre meno garantiti nella sicurezza delle cure, restiamo qui, sul Titanic destinato ad andare a fondo». (Camilla Ferro)

L’ARENA DI VERONA – Domenica, 01 aprile 2018

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