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Verona traina il Veneto ma è una ripresa fatta di luci e ombre. Più export e lavoro, ma crescono anche i disoccupati. L’analisi della Cgia di Mestre

Nel 2017 il Pil veronese crescerà dell’1,3%. La stima è della Cgia di Mestre che, in base ai risultati ottenuti dall’economia scaligera nei primi tre mesi di quest’anno, ha elaborato una proiezione che attribuisce a Verona un tasso di crescita superiore alla media veneta, ferma a un + 1,2%. Ma non solo: grazie alla produzione che tornerà a correre, nel corso del 2017 gli occupati tra Verona e provincia aumenteranno di 8.600 unità. Contemporaneamente, sono destinati ad aumentare anche i disoccupati, con il tasso di disoccupazione che passerà dall’attuale 5,3% al 5,4%. In termini assoluti, significa che aumenteranno di circa 700 unità coloro che si metteranno in cerca di lavoro.

Un dato apparentemente contradditorio, ma che il segretario della Cgia di Mestre Renato Mason, analizza in questo modo: «Nel momento in cui la ripresa economica torna ad essere consistente, anche quella parte di popolazione che non cercava occupazione, né studiava, si impegna a trovare lavoro. Quindi, se prima non rientrava in alcuna statistica, ora torna ad essere rilevante per il mercato del lavoro e, quindi, viene conteggiata».

A condizionare in positivo la produzione della ricchezza scaligera ci sono le esportazioni. La provincia di Verona, infatti, nei primi tre mesi di quest’anno non solo ha confermato la propria grande predisposizione all’export, ma ha incrementato anche la propria performance. Le commesse estere hanno toccato i 2,7 miliardi di euro di valore, il 14,1% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E se è vero che, in termini assoluti, Vicenza e Treviso sopravanzano la provincia veronese, il balzo percentuale scaligero è doppio di quello della media regionale che si ferma a un 7,1%. «Le premesse per una crescita più corposa – ha analizzato Giuseppe Riello, presidente della Camera di Commercio scaligera – ci sono tutte, però bisogna evitare di sedersi sugli allori, impegnandosi con forza sul fronte dell’internazionalizzazione e dell’industria 4.0. Proprio questo nuovo paradigma deve valere anche per le Pmi: certo, un processo artigianale non si può automatizzare, ma tutti gli aspetti gestionali e procedurali che gli girano attorno, sì». Analizzando i comparti, quelli che hanno dimostrato maggiore vitalità sono i settori di produzioni macchinari (motori, turbine, pompe, lavorazione metalli) che, nei primi tre mesi, ha esportato per 524,5 milioni, il 17,4% in più rispetto all’anno scorso, l’alimentare con 321 milioni e +10,5% e le bevande, +11%. Senza dimenticare l’abbigliamento che ha fatto segnare una crescita del 15% e il turismo che, soprattutto nei mesi estivi, ha conosciuto un incremento di arrivi e presenze. E tuttavia, l’andamento positivo dell’economia veronese legato all’andamento del Pil non rappresenta una crescita generale della ricchezza. A metterlo in luce, il segretario generale di Uil Verona, Lucia Perina. «Ad oggi, nei fatti, non vediamo che la fotografia di Verona corrisponda alle previsioni elaborate dalla Cgia. Più che un aumento dei posti di lavoro, vediamo un aumento delle dimissioni, fatto che può anche essere positivo se ci si dimette perché si ha un posto migliore, ma non sempre è così. I dati della cassa integrazione in nostro possesso dimostrano, infatti, che ci sono ancora aziende in crisi». Secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi della Uil, a giugno le ore di cassa integrazione, in generale, sono in diminuzione, mentre quelle di cassa integrazione straordinaria e in deroga sono in forte aumento. «Dato che si può spiegare – analizza Perina – solo in presenza dell’aumento di crisi aziendali».

Samuele Nottegar – Il Corriere di Verona – 28 luglio 2017

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