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Verso il voto. Addio ai ticket, ma senza coperture. Pd e Leu chiedono più fondi, Fi nuovi ospedali.  La Lega vuole i costi standard, Aifa nel mirino M5S

Tutti schierati a favore delle cure pubbliche, tutti contro i ticket che sottraggono ai cittadini 2,8 miliardi di euro l’anno. Tutti paladini di un aumento delle risorse – oggi l’asticella del Fondo sanitario nazionale non arriva ai 114 miliardi – da destinare alla necessaria riorganizzazione dell’assistenza tra ospedale e territorio. Ferma al palo, dopo il mancato recupero di risorse (le regioni chiedevano almeno 600 milioni) nell’ultima legge di bilancio. E tutte proposte orfane di coperture

A una ventina di giorni dal voto politico del 4 marzo, almeno a parole i principali partiti politici puntano sulla sanità. Superticket e obbligo vaccinale tengono banco da mesi nei talk-show e nei tweet, mentre la mobilitazione di medici e operatori sanitari per il rinnovo del contratto e l’ultimo allarme sul rischio desertificazione della medicina generale (14 milioni di persone senza medico di base da qui a dieci anni) hanno gettato ulteriore legna sul fuoco del dibattito.

Ma i programmi elettorali raccontano un’altra storia: la sanità continua a non essere al centro delle principali agende. Ricette in ordine sparso e, soprattutto, la vaghezza delle proposte sulle possibili coperture e sulle risorse da mettere in campo, fanno pensare che anche nella prossima Legislatura difficilmente si metterà mano alla questione cruciale: la sostenibilità di un servizio sanitario nazionale che da anni non riesce più a garantire il “tutto a tutti”.

E se il “II° pilastro” del Ssn – cioè la sanità integrativa – è ormai una realtà, tra fondi, accordi aziendali e polizze, i partiti nei loro programmi non ne tengono conto. Eppure il tema impatta decisamente sulle tasche dei cittadini e quindi sulle potenziali scelte in cabina elettorale: la spesa “out of pocket” è arrivata a 37 miliardi di euro, tra farmaci ed esborsi vari per compensare liste d’attesa infinite (fino a tredici mesi per una mammografia) e far fronte alla doppia emergenza cronicità e non autosufficienza.

A tenere banco è l’eliminazione del superticket: balzello altamente impopolare e appena ritoccato al ribasso dall’ultima manovra, che per le casse pubbliche varrebbe tra i 700 e i 900 milioni di euro. Ma la vera scommessa sarà la ridefinizione del complessivo sistema di compartecipazione alla spesa. E, anche qui, la possibile reperibilità delle risorse è affidata alla fantasia degli elettori.

Poi, c’è la scommessa innovazione: se il Pd punta ad aumentare i fondi per i farmaci innovativi agevolando gli investimenti delle imprese, Forza Italia apre ai fondi strutturali per il Sud, alle risorse messe in campo dalla Bei, la Banca europea degli investimenti, e a un “Health Technology Bonus” per privati che “adottino” il parco tecnologico di un’azienda sanitaria.

Il recupero dei fondi, da destinare alla cenerentola prevenzione e a un programma di “salute in tutte le politiche”, per i Cinquestelle dovrà passare per la lotta alla corruzione in sanità e per una profonda rivisitazione delle politiche del farmaco. Mentre Liberi e Uguali rilancia con un Piano di investimenti pubblici – almeno cinque miliardi nei primi cinque anni – che ripristini efficienza e innovazione in una sanità rigorosamente pubblica. Con paletti precisi sui fondi sanitari integrativi, di cui secondo Leu va rivisto il meccanismo delle agevolazioni fiscali.

A proporre il pacchetto “non autosufficienza” più completo è il Pd, che affianca all’indennità di accompagnamento un budget di cura utilizzabile per l’acquisto di servizi (badanti incluse), mentre Forza Italia punta sulle reti dedicate alla presa in carico delle grandi emergenze, dall’oncologia alle malattie cardiovascolari e respiratorie. La Lega di Matteo Salvini guarda invece al modello veneto, con il rilancio dei costi standard e la gestione pubblico-privata della cure.

Infine, il capitolo personale, su cui nelle ultime settimane i partiti vanno al rilancio. Se il Pd chiede un nuovo Patto per la salute che riorganizzi la medicina d’iniziativia sul territorio, i Pentastellati propongono il potenziamento delle borse di studio per gli specializzandi e la formazione post universitaria in ospedale. Per la Lega andranno sviluppate e riviste le forme aggregative della medicina di famiglia, mentre Leu punta sull’assunzione di 40mila operatori sanitari in più. Forza Italia, infine, fa largo agli infermieri. Che «sono 400mila e cercano nuovi spazi professionali», magari in studi convenzionati da affiancare a quelli di medici di base e pediatri, per gli infermieri.

Barbara Gobbi – Il Sole 24 Ore – 15 febbraio 2018

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