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Verso le elezioni. Alberti (Fiaso): «Occorre rivedere l’impianto del Ssn»

Il presidente Fiaso traccia un bilancio del 2012. “Un anno molto duro per la sanità”. Bocciata la spending review. “Dovevano essere tagli selettivi e invece sono stati lineari”. E per il futuro alla politica chiede di aprire “una seria riflessione per rivedere l’impianto del Ssn”.

Il presidente della Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere) Valerio Fabio Alberti  evidenzia come il 2012 sia stato “un anno molto duro per la sanità”, ma per invertire la rotta occorre “puntare forte sul miglioramento delle competenze e rilanciare l’aziendalizzazione”. Critiche alle norme del Dl Balduzzi sulla nomina dei primari: “Sono un passo indietro” mentre il presidente è scettico sul rispetto della tempistica per la ricognizione delle strutture per l’intramoenia: “I tempi sono troppo stretti”. E alla politica chiede di aprire al più presto “una riflessione sull’impianto del Ssn”.
 
Presidente che valutazione dà dell’anno appena trascorso?
Sicuramente il 2012 è stato un anno molto duro per la sanità. noi come Fiaso abbiamo lanciato forte il tema della sostenibilità economica, soprattutto in virtù di una spending review che invece di adottare tagli selettivi, come era auspicabile, si è contraddistinta invece per i suoi tagli lineari. Vi è quindi un’esigenza forte di calcolo sull’impatto che determinate misure possono avere sul Ssn.
 
Ritiene che ci sia un problema di sostenibilità economica?
È chiaro che la diminuzione di risorse rende inevitabili la costruzione di nuove metodologie, ma non dimentichiamoci che la sanità italiana costa molto meno di quella di altri Paesi industrializzati e quindi non è vero che si spende tanto. Certo, abbiamo in Italia una realtà molto variegata (nel bene e nel male) su cui è fondamentale agire. È evidente però, che non si può pensare ancora di ridurre le risorse o il Ssn rischia di saltare.
 
Qual è il vostro giudizio sulle nuove norme sul governo clinico e intramoenia introdotte dal Dl Balduzzi?
Se parliamo delle misure che riguardano le nomine dei direttori generali credo che esse siano positive e possono rappresentare una soluzione di qualità. Se invece ci riferiamo alle norme per la nomina dei primari credo che esse siano invece un passo indietro. La terna è un compromesso accettabile ma essa dev’essere senza punteggio, altrimenti in sostanza rappresenta una graduatoria. Occorre potenziare la responsabilità dei manager e non eliminarla. E poi, a maggior ragione in un momento dove vi sono meno risorse, occorre a nostro avviso puntare sempre di più sulla qualità del management.
  
E sull’intramoenia?
I tempi per l’attuazione saranno più lunghi di quelli previsti dalle norme.
 
Che cosa chiedete invece alla politica?
Innanzitutto occorre assolutamente aprire una riflessione sull’impianto del Ssn. Mi spiego, il Servizio sanitario nazionale negli anni è molto cambiato rispetto alle norme che lo regolano (sia regionali che nazionali). Oggi quindi ci troviamo di fronte ad una realtà molto diversificata. In questo quadro, chiediamo anche che si debba puntare veramente sull’aziendalizzazione che oggi non funziona come dice la carta. La nostra idea quindi è proprio quella di ripensare tutto il funzionamento del sistema, a partire dai Lea, dal finanziamento e dal modello gestionale. Il tutto va fatto in ogni caso mantenendo le caratteristiche di universalismo, solidarietà ed equità del nostro Ssn.
  
In questo senso crede che bisognerebbe mettere un freno al regionalismo sanitario introdotto dalla riforma del Titolo V della Costituzione?
Io credo che le autonomie regionali vadano salvaguardate perché sono un valore e in molti casi si è dimostrato che il decentramento produce una buona sanità. Il punto è che non dappertutto così per cui crediamo sia necessario legare in maniera più forte il concetto di autonomia con quello di responsabilità e andare a verificare in modo capillare dove le cose non funzionano e cosa c’è da migliorare
 
Quali previsioni si sente di fare per il 2013?
Dal punto di vista finanziario sarà un anno pesante perché com’è noto molti tagli sono già stati previsti sia per quest’anno che per il prossimo. E proprio per questo riteniamo che si debbano affrontare i problemi con urgenza perché non possiamo più aspettare. Penso per esempio al ritardo nei tempi di pagamento verso i fornitori e i debiti delle Asl. In ogni caso noi saremo pronti a cogliere la sfida e daremo come sempre il nostro contributo.

Quotidiano Sanita – 21 gennaio 2013

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