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Verso le Elezioni regionali 2015 in Veneto. Tosi accusa, Moretti va ovunque, Berti “tranquillo”. Il faticoso assalto a «Fort Zaia»

Gian Antonio Stella. «Prometto tutto a tutti», giurava anni fa, con feroce ironia, un certo Oscar Ferrari. Luca Zaia non arriva a tanto. Ma si avvicina. E se non assicura «svaghi, divertimenti, poco lavoro e molto guadagno per tutti» come il fondatore del vecchio Partito della Bistecca, Corrado Tedeschi, ha riempito 22 pagine di un dépliant di tante promesse da far tremare le vene e i polsi a Giustiniano, Napoleone e padre Pio.

Dalla «vendita di tutto il patrimonio immobiliare regionale» all’«obbligo del timbro del cartellino» per i consiglieri, dalla «priorità per il lavoro a padri e madri separati» alle «liste d’attesa a zero» (con ispettori e numero verde per chi non le rispetta), dal «registro delle badanti» al «wi-fi regionale veneto mega ultraveloce per 579 comuni»: tutti. E poi ancora dentiere per gli anziani sotto i 22 mila euro e «corsi di sicurezza digitale nelle scuole per il corretto uso dei social network» e «manager a tempo pagati dalla Regione per la ristrutturazione delle imprese»…

Boom! «Manca solo l’abolizione delle strade in salita», ammicca un suo amico leghista. Lui fa spallucce. Certo d’aver già fatto miracoli. L’ha ripetuto l’altro giorno a casa del nemico, Flavio Tosi, in un caffè di piazza Bra, in faccia all’Arena di Verona. Una raffica di numeri («Sono un mago, coi numeri: ho la memoria di Pico della Mirandola») per dimostrare quanto il Veneto sia stato bravo ad affrontare la crisi: «abbiamo il 6,7% di disoccupati cioè la metà del resto d’Italia», «siamo gli unici che hanno messo 764 milioni sul lavoro e hanno aiutato con un miliardo e 184 milioni le aziende agricole», «siamo gli unici non toccati dallo scandalo Mose», «curiamo tutti senza distinzione di razza e di accento, abbiamo la spesa sanitaria pro capite più bassa, attiriamo pazienti di altre regioni per 320 milioni e siamo i soli che non applicano il ticket nazionale» e via così… Un trionfo !

«Per lui il paese luccica, per gli altri manca il latte per i bambini», disse Ferrara ridacchiando di Berlusconi. Ecco, qui è uguale. «Mi son caricata sulle spalle la profonda delusione dei veneti», sospira con aria dolente Alessandra Moretti, la vicentina che, dopo aver fatto il vicesindaco a Vicenza e aver preso 230.188 voti come capolista alle Europee è stata fortissimamente voluta da Matteo Renzi come candidata del Pd: «Ho girato tutti i 579 comuni del Veneto. Ho incontrato migliaia di persone. Stretto migliaia di mani. Raccolto la sofferenza dei sindaci, abbandonati. Basti dire che è stato tagliato il 95% del fondo per il sociale» .

Mica facile, girare 579 comuni per riallacciare il dialogo con una terra storicamente ostile alla sinistra, spiegare che «per amor del Veneto» s’è dimessa dal Parlamento europeo «rinunciando allo stipendio» e togliersi di dosso la patina di «LadyLike» rivendicata nell’intervista sventurata dove diceva di andare dall’estetista una volta a settimana: «Avrò fatto 30mila chilometri». Pranzi e cene? «Panini, panini, panini: ‘na sgionfa». Traduzione: non ne posso più.

L’unico sollievo è aver assaggiato qua e là, dice, cose come «le alicette di Pila, nel Delta del Po, che Zaia non sa neanche dove sia». Buone, le alicette: «Il Veneto è ricco di cose da valorizzare di più: 34 prodotti Dop e Igp. L’aglio polesano, il radicchio, i formaggi, i vini… Il prosecco, il soave, il baro… Scusi, il recioto…». Sì, lo sa che i sondaggi non sono incoraggianti ma «ai veneti non piace dire come votano e comunque la Serracchiani era data addirittura per terza e poi ha vinto». Lo ha ripetuto l’altra sera la stessa Debora Serracchiani chiudendo la campagna a Verona della Moretti insieme con le ministre Boschi, Pinotti, Madia: «Siamo qui per la vittoria, per vincere 7-0!».

Quanto possa pesare l’appoggio del partito, del governo e di Renzi che per l’amica è venuto in Veneto a girare un video dove le fa da autista (diluvio di commenti on-line, entusiasti, tiepidi o sarcastici: «tutto per garantire alla moglie a casa che non è andato in camporella…») si vedrà domenica. La Moretti dice di contare molto sulla concretezza dei conterranei («il jobs act, dice il dossier di Veneto Lavoro, ha portato 54 mila posti»), sullo scandalo dei «finanziamenti a false cooperative milionarie che aprono birrerie» e su una promessa: «Ricalcoliamo i vitalizi col contributivo». E chi lo vota? «Mi farò sentire!»

Chi è decisissimo a farsi sentire è anche Flavio Tosi, già segretario della Liga dall’espulsione facile ma espulso lui pure due mesi fa per mancata genuflessione a Matteo Salvini, che considera «un ragazzino arrogante che porterà la Lega a sbattere». Se Zaia evita addirittura di nominarlo, Tosi non perde occasione per randellare: «Chi è Zaia? Uno prima imposto come vice governatore da Milano, poi imposto come ministro da Milano, quindi imposto come presidente regionale da Milano». Insomma, un vassallo dei lombardi: «Noi non andiamo a dire ai milanesi chi devono mettere in lista e loro non devono venirlo a dire a noi!» E giù legnate: «Zaia non fa, Zaia non decide. La regione è ferma!».

Il padovano Jacopo Berti, «startupper», candidato governatore («certo che me la sento di farlo, se vinco») dal M5S, assiste indifferente: «Non vengo né da destra né da sinistra ma dall’astensionismo. Il MoVimento, per me, è stato la scintilla». Più che la battaglia fra i due galli leghisti e «Ladylike», dice, gli preme la denuncia sulla «svendita di Acegas Aps», la società di servizi confluita in Hera. Alle Politiche 2013 i grillini in Veneto presero il 24,6%, alle Europee il 19,9%, adesso chissà… Ma lui è tranquillo: «Sono un ex atleta, corro per vincere”

Il Corriere della Sera – 29 maggio 2015 

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