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Verso lo scenario quattro, lockdown più vicino. Gimbe:«I decessi sono cresciuti del 108% in sette giorni, senza strette locali sarà inevitabile andare verso una chiusura generale»

Il Sole 24 Ore, Barbara Fiammeri. Stiamo per entrare nello scenario 4. Quello più grave perché la diffusione è ormai «non controllata con criticicità sulla tenuta del sistema sanitario nel breve periodo». Quello che porta dritti al lockdown. Ormai nessuno lo esclude più. «Tutte le ipotesi sono realistiche», ammette Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, «che il lockdown sia una delle ipotesi previste – generale, parziale, localizzati, o come quello che abbiamo visto a marzo – era previsto. Speravamo, auspicavamo di non arrivare a quelle ipotesi. Ma se guardiamo anche ai Paesi accanto a noi, sono purtroppo ipotesi realistiche».
A confermarlo saranno oggi i numeri dell’ultimo bollettino settimanale dell’Istituto superiore di sanità con l’indice Rt, quello che indica la velocità di trasmissione del Coronavirus, oltre la soglia di 1,5. Significa appunto che siamo entrati nello scenario peggiore. Per il momento però non ci saranno da parte del Governo nuove inziative a livello nazionale. «Dobbiamo attendere di capire gli effetti dell’ultimo Dpcm», è il refrain che rimbalza da Palazzo Chigi.

Significa che la decisione non arriverà prima del 7-8 novembre, quando saranno passati i 15 giorni necessari per avere un primo responso sull’utilità o meno della stretta su bar, ristoranti, piscine e palestre decisa domenica scorsa. Per la fondazione Gimbe però è già evidente che quel Dpcm come i due precedenti non è sufficiente. «L’epidemia è già fuori controllo in diverse aree del Paese da oltre 3 settimane», avverte il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta, secondo cui «senza immediate chiusure in tutte le zone più a rischio, serviranno a breve almeno 4 settimane di lockdown nazionale per abbattere la curva dei contagi e permettere di assistere i pazienti in ospedale, al fine di evitare una catastrofe sanitaria peggiore della prima ondata».

Ed è questo che potrebbe accadere nei prossimi giorni se non nelle prossime ore: lockdown mirati simil Francia. Anche perché quasi la metà del Paese (9 regioni su 20) il livello 4 lo ha raggiunto 10 giorni fa e nel frattempo la situazione non è certo migliorata. Come sottolinea Gimbe le misure a livello locale e a livello nazionale sono decise su dati già superati. Il monitoraggio della fondazione nella settimana 21-27 ottobre sentenzia che, rispetto ai sette giorni precedenti, c’è stato un aumento del 108% dei decessi e dell’89% dei casi. In ospedale +5.501 ricoveri e +541 in terapia intensiva con un tempo di raddoppiamento di circa 10 giorni. Questo significa che per l’8 novembre sono stimati oltre 30mila ricoveri. Che ovviamente interesseranno le regioni già maggiormente colpite. Non solo Lombardia e Campania, ma anche Veneto, Piemonte, Liguria, Alto Adige, Umbria, Val d’Aosta, Puglia: dove i numeri dei contagi sono saliti più che altrove.

In Lombardia il 20 ottobre l’Rt era già a 1,9 mentre in Piemonte e Val d’Aosta aveva superato il 2. La paura cresce. In Lombardia si continua a vociferare di lockdown a partire da lunedì dopo che ieri sono stati registrati altri 7.339 positivi e un aumento significativo anche dei ricoveri. Lo stesso sindaco di Milano, Beppe Sala, l’ha ormai messo in conto: «Se sarà necessario lo faremo senz’altro e non sarò certo io a difendere nulla» ha confermato dopo avere specificato di voler «vedere i dati». Intanto i presidenti si muovono. Nonostante le proteste della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, in Puglia resta la didattica a distanza per tutte le scuole, elementari e medie comprese. A Bolzano, invece, dove addirittura si faceva pubblicità sul mantenimento dei ristoranti aperti per cena, è arrivata una decisione drastica: non solo gli chef dovranno tornarsene a casa alle 18 ma anche tutti i negozianti (escluse farmacie e alimentari) e dalle 22 alle 5 scatterà il coprifuoco mentre bar, pasticcerie e gelaterie resteranno chiuse per l’intera giornata. Anche il presidente della Sicilia, Nello Musumeci, ha assicurato di non voler violare le prescrizioni del Dpcm.

 

Barbara Fiammeri

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