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Via alla revisione dei project financing: s’inizia da Nogara Mare e bretella per Jesolo. La leva degli studi sul traffico «non aggiornati» e la nuova battaglia legale

È la Nogara-Mare il primo project financing a finire sotto la scure della Regione. Individuata insieme alla Via del Mare A4-Jesolo come l’infrastruttura per cui «avviare, in via prioritaria, la procedura di revisione» prevista dalla legge approvata lo scorso anno, l’autostrada medio padana con annesso collegamento con l’A22 del Brennero è stata ritenuta la più urgente delle due. Il comitato scientifico istituito in seno alla Segreteria generale della programmazione di Palazzo Balbi, infatti, ha rilevato che l’intervento risulta «in uno stadio più avanzato della procedura di affidamento».

Una delibera pubblicata ieri sul Bur svela il metodo seguito per quest’opera, che potrebbe così diventare il modello per gli altri casi di finanza di progetto a rischio stop. Gli esperti sono partiti dallo studio di traffico, che però era stato elaborato nel 2004 e aggiornato nel 2006, motivo per cui è stato necessario acquisire una ricerca più attuale. Per «non gravare sul bilancio regionale», è stato deciso di attendere il completamento di un’indagine già in corso sull’intero territorio veneto, da cui è stata estrapolata la parte riguardante l’area interessata dal progetto. Nel corso della valutazione il comitato ha però accertato «la particolare complessità degli interventi oggetto di analisi e le rilevanti tematiche di ordine giuridico», tali da rendere necessario l’ingaggio di un professionista particolarmente ferrato nella contrattualistica pubblica, visto che all’orizzonte si profila la possibile rescissione di contratti con relative penali. A supportare la Regione sarà così l’avvocato Marco Corsini, che lavorerà a titolo gratuito, con un rimborso spese massimo di duemila euro.

La giunta non ha invece avuto bisogno di alcun rinforzo per decidere di archiviare la proposta di project financing per la sistemazione idraulica del torrente Illasi nel Veronese. A distanza di 11 anni dalla sua presentazione, il progetto del consorzio Cria è stato ritenuto non più economicamente sostenibile, in quanto basato su un valore degli inerti (da asportare e rivendere) che nel frattempo si è dimezzato. (a.pe.)

Il Corriere del Veneto – 3 novembre 2016 

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