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Via libera tagli stipendi deputati: 1.300 euro lordi in meno

L’Ufficio di presidenza della Camera ha dato il via libera ai tagli degli stipendi dei deputati, maggiorati di un 10% per le indennità dei deputati titolari di incarichi istituzionali

«Si tratta di decisioni definitive e ad effetto immediato», ha sottolineato il vicepresidente Rocco Buttiglione al termine della riunione. Sarà di 1.300 euro lordi il taglio alle indennità dei parlamentari. A questi tagli si aggiunge una riduzione del 10% per le indennità dei deputati titolari di incarichi istituzionali, come il presidente della Camera, i vicepresidenti, i deputati questori, i segretario di Presidenza, i presidenti e membri degli uffici di presidenza degli organi parlamentari.

Nei giorni scorsi i questori dei due rami del Parlamento, hanno messo a punto gli ultimi dettagli, in vista degli uffici di presidenza. La prima novità e forse la più importante riguarda il cosiddetto rimborso spese per il rapporto tra eletto ed elettore, che in busta paga dei deputati “vale” 3.690 euro, a fronte dei 4.160 che percepiscono i senatori. Fino ad oggi, infatti, questo denaro veniva corrisposto come “rimborso spese forfettario” per la segreteria e l’attività politica, mentre dalla prossima legislatura almeno la metà delle spese dovrà essere rendicontata. Resta dunque, “appannaggio” del parlamentare soltanto metà degli importi, mentre per l’altra metà dovranno essere forniti giustificativi. Niente tagli, ma soltanto un controllo maggiore sulla spesa.

Allo studio c’è una proposta di leggere per uniformare i contratti dei collaboratori e farli durare al massimo per il tempo di una legislatura. A prima vista sembra una misura a favore dei precari “portaborse”, ma c’è chi sostiene sia una misura di tutela nei confronti dei parlamentari: una durata certa del contratto (coincidente con la legislatura) renderebbe impossibile il ricorso al giudice del lavoro da parte del dipendente in caso di mancata rielezione del parlamentare. Sono, infatti, molti gli ex assistenti parlamentari di senatori e deputati che hanno fatto causa al loro datore di lavoro non rieletto per interruzione del rapporto di lavoro. Non solo. Al momento, i contratti che legano parlamentare e portaborse sono i più disparati: si va dalla contrattualizzazione come “consulente” in fattura a quella “per prestazione d’opera occasionale”, passando per chi, come il senatore Alberto Paravia, ha scelto un contratto di collaborazione sul tipo di quelli che legano i dipendenti agli studi professionali. Con le nuove regole, invece, dovrebbe esistere un “contratto tipo”, della durata di 5 anni, che consenta il passaggio dell’assistente parlamentare da lavoratore atipico a categoria professionale.

I questori hanno risolto anche un impasse che pareva bloccare la riforma della previdenza parlamentare. Stabilita anche la norma transitoria: ci sarà una sorta di moratoria contributiva e quindi un conguaglio fiscale a fine legislatura. Dalla prossima legislatura, invece, il contributo previdenziale, pro rata, sarà calcolato allo stesso modo per deputati, senatori e dipendenti delle Camere. Infine, anche il Senato si allineerà alla Camera per quanto riguarda la “diaria”, ovvero l’indennità aggiuntiva percepita dai parlamentare per l’assidua frequenza ai lavori legislativi. I questori di Camera e Senato hanno, infatti, stabilito le modalità per il calcolo delle presenze e delle assenze dei parlamentari anche in Commissione. Il nuovo sistema, che prevede la firma di un foglio presenze, pena la comunicazione dell’assenza del senatore ai lavori della commissione. La norma dovrebbe entrare in vigore già da febbraio e non sarà legata, come invece avviene per le presenze in Aula, alla partecipazione alle votazioni, ma alla firma sul foglio presenze.

ilsole24ore.com – 30 gennaio 2012

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