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Via libera del Senato alla riforma del Titolo V. Per la sanità più poteri allo Stato. Abolite le materie concorrenti

senato govLa riforma costituzionale viaggia spedita verso l’approvazione, confermata per martedì prossimo. Già oggi al Senato si concluderà l’esame dell’articolato dopo il via libera, ieri, agli articoli 30, 31, 33, 35 e 37 e quindi al nuovo federalismo, che rivede le competenze tra Stato e Regioni cancellando quelle concorrenti che tanta confusione avevano generato dal 2001 a oggi. Per la sanità più poteri allo Stato. Allo Stato spetterà infatti la potestà legislativa esclusiva per le disposizioni generali e comuni per la tutela della salute e delle politiche sociali. Mentre le Regioni avranno autonomia limitatamente ai soli aspetti di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali. Con il nuovo articolo 117 del titolo V, infatti, si ampliano le competenze statali prevedendo l’esclusività della potestà legislativa dello Stato non solo nella determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni ma anche nelle “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute e per le politiche sociali”.

Ieri a far notizia, soprattutto dopo gli scontri dei giorni scorsi, è l’approvazione pressocchè all’unanimità (la Lega non partecipa alle votazioni) dell’emendamento a firma della presidente della prima commissione Anna Finocchiaro, che assegna al Senato il potere di eleggere due giudici della Corte costituzionale.

Nessuna sorpresa nelle votazioni. Anche sui voti segreti la maggioranza ha tenuto, pur registrando dei cali (fino a 143 voti) di cui però ha sofferto anche l’opposizione. Nei voti palesi inoltre si è andati quasi sempre oltre la maggioranza assoluta. Del resto nessuno si aspettava sorprese. L’accordo nel Pd sulla norma transitoria (articolo 39) , contenuto nell’emendamento presentato dal ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, ha decisamente alleggerito il clima. L’emendamento stabilisce il termine di 6 mesi entro cui si dovrà varare la legge elettorale per i futuri senatori, mentre le Regioni avranno solo tre mesi per adeguarsi. In questo modo il nuovo sistema di voto sarà approvato entro la legislatura e prima che si vada al voto nelle Regioni.

Positivo il giudizio della minoranza dem. «Bene l’emendamento proposto dal governo – conferma il bersaniano Miguel Gotor – che, con più forza di un semplice Odg, spinge questo Parlamento a promulgare una legge elettorale nazionale e le Regioni entro i 90 giorni dall’entrata in vigore della riforma ad adeguarsi al principio così costituzionalmente garantito dell’elettività da parte dei cittadini per il quale ci siamo battuti».

A velocizzare l’iter è comunque anche l’atteggiamento delle opposizioni, che oltre ad aver rinunciato all’ostruzionismo hanno anche quasi esaurito il tempo a loro disposizione. L’unico momento di tensione ieri si è registrato in occasione dell’approvazione di un ordine del giorno del Pd, che impegna il governo a ridurre il numero delle regioni, proposta che ha creato scompiglio anche tra i dem.

A questo punto resta solo da capire cosa faranno le opposizioni al momento del voto finale. Attualmente solo la Lega sembra intenzionata a non partecipare al voto. Fi invece è divisa. Il capogruppo Romani ha già detto che non ritiene percorribile l’ipotesi dell’abbandono dell’Aula, ma una parte del gruppo non la pensa così e vorrebbe tenere una linea comune con il Carroccio. La decisione verrà presa probabilmente dai gruppi martedì mattina, visto che oggi, con il voto sui 4 articoli che ancora mancano all’appello, si concluderanno le votazioni sull’articolato e i senatori potranno rientrare a casa per il weekend.

Via libera al nuovo federalismo

Sì del Senato alla riforma del Titolo V della Costituzione. Per la sanità più poteri allo Stato. Cancellata la legislazione “concorrente”. Allo Stato spetterà infatti la potestà legislativa esclusiva per le disposizioni generali e comuni per la tutela della salute e delle politiche sociali. Mentre le Regioni avranno autonomia limitatamente ai soli aspetti di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali.

Con 158 sì, 89 no e 6 astenuti l’assemblea di Palazzo Madama ha licenziato il nuovo art.117 della Costituzione dove sono previste le ripartizioni di competenze tra Stato e Regioni, compresa la sanità.

Rispetto alla Costituzione vigente dal 2001 ci sono molti e significativi cambiamenti.  Con il nuovo articolo 117 del titolo V, infatti, si ampliano le competenze statali prevedendo l’esclusività della potestà legislativa dello Stato non solo nella determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni ma anche nelle “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute e per le politiche sociali”.

 Questa la nuova lettera m) dell’art. 117 come modificato dal Senato:

“(…) Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

(…)

m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; disposizioni generali e comuni per la tutela della salute; per le politiche sociali e per la sicurezza alimentare (…)”.

Sempre nel nuovo articolo 117 è poi previsto che alle Regioni resti “la potestà legislativa in materia di (…) di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali”.

C’è poi anche una cosiddetta clausola di “supremazia”, per la quale lo Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva qualora “lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”.

Rispetto al testo approvato dalla Camera nel marzo scorso va registrata anche la modifica dell’art. 116 con un emendamento a firma Francesco Russo del PD, riformulato ieri dal Governo e approvato anch’esso oggi (vedi altro articolo), che prevede la possibilità di devoluzione della potestà legislativa “sulle disposizioni generali e comuni per le politiche sociali”. Una modifica che ha visto la netta contrarietà della presidente della Commissione Sanità del Senato De Biasi (che ha votato comunque sì per “lealtà”) per i rischi di vanificare il processo di integrazione socio sanitaria che invece è favorito dal dispositivo del nuovo comma m) del 117, approvato dal Senato.

Il Sole 24 Ore e Quotidiano sanità – 9 ottobre 2015 

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