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Vicentino. Frutti di bosco, intera famiglia con l’epatite. Ritirato il lotto individuato dall’Ulss 4

Dopo accertamenti e terapie mediche e farmacologiche non sono state rilevate conseguenze permanenti per tutti i coinvolti. Ricoverati in 4 dopo averli mangiati in una torta Riscontrato il virus in una confezione acquistata in un discount. Ritirato il lotto individuato dall’Ulss

VILLAVERLA. Una famiglia in ospedale per essere stata contagiata dal virus dell’epatite A. La causa viene fatta risalire dall’Ulss 4 a frutti di bosco surgelati, acquistati in un discount, «risultati contaminati». A lanciare per primo l’allarme è stato il Dipartimento funzionale di sicurezza alimentare dell’Ulss Alto Vicentino, chiamato a far luce sui quattro casi registrati all’interno di una famiglia villaverlese che, dopo cure mediche e trattamenti farmacologici, ora è fuori pericolo. La tempestiva indagine epidemiologica ha permesso di risalire alla «possibile causa del contagio, ritrovata all’interno di una confezione di “Misto frutti di bosco” dell’azienda padovana Asiago Food Spa».

INDAGINI. Edoardo Chiesa, responsabile del servizio di igiene alimenti e nutrizione dell’Ulss 4, conferma che «quando siamo stati avvisati dai colleghi del reparto malattie infettive dell’ospedale di Santorso, ci siamo recati subito dalla famiglia per capire quale alimento potesse avere scatenato la malattia. All’origine di tutto è stata una cena in cui era stata preparata una torta utilizzando, come guarnizione, i frutti di bosco surgelati della “Asiago Food Spa”. Fortunatamente nel freezer ne era rimasta ancora una confenzione, acquistata in un discount della zona, che è servita per le analisi: il campione prelevato è risultato positivo al virus dell’epatite A».

ALLARME. A questo punto, come da prassi, è scattata l’allerta a livello europeo mentre in Veneto e in Italia iniziavano ad emergere altri casi di epatite A riconducibili all’ingestione dei frutti di bosco surgelati. Questi alimenti arrivano in Italia da importatori di Paesi esteri, tra cui Canada ed Europa dell’Est, per essere confezionati poi da ditte italiane, alcune delle quali hanno avuto lo stesso problema di quella padovana.

Il Giornale di Vicenza – 25 luglio 2013 

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