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Vicenza, dopo anni di battaglie. Per i veleni di Miteni il giudice ha deciso: a luglio 15 manager andranno a processo. Chiamati a risarcire i danni sono Icig e il fallimento Miteni

Corriere del Veneto. Maxi inquinamento da Pfas: in quindici andranno a processo dal primo luglio prossimo davanti alla Corte d’Assise (con giudici togati e giudici popolari), per rispondere dei reati contestati. Così ha stabilito ieri pomeriggio, dopo tre ore di camera di consiglio, il giudice per l’udienza preliminare di Vicenza, Roberto Venditti.

Ad essere rinviati a giudizio i quindici manager di Mitsubishi Corporation e di Icig, società lussemburghese che controllava di diritto l’ex Miteni spa di Trissino, azienda a cui viene contestato l’avvelenamento delle acque, oltre a manager della società vicentina stessa. Sono accusati a vario titolo di avvelenamento di acque e disastro innominato aggravato (fino al 2013), per lo sversamento di Pfas tra la provincia berica, il Padovano e il Veronese, ma anche di inquinamento ambientale – relativamente alla più recente contaminazione di Genx e C6o4 – e bancarotta fraudolenta dell’ex Miteni, di cui sarebbe stato aggravato il dissesto, con perdite per 15 milioni di euro tra 2010 e 2017. Miteni che, tra l’altro, risponde in aula dell’illecito amministrativo di non essersi dotata di un modello organizzativo «idoneo a prevenire» questi reati.

Ieri pomeriggio, al termine della lettura dell’ordinanza da parte del giudice, che ha respinto tutte le eccezioni sollevate, qualcuno ha applaudito mentre altri, fuori dall’aula, si sono sciolti in lacrime o hanno esultato tra le urla. Soddisfatte le parti civili. «Ora si entra nel vivo: attendiamo che sia fatta giustizia e che sia acclarata la verità sulla vicenda, a partire dalle concentrazioni di Pfas riscontrate nel sangue degli ex lavoratori, le più elevate» le parole di Renato Volpiana, Rsu Miteni. «Siamo molto soddisfatti che si sia arrivati a questo punto e che il processo sia stato fissato così presto – spiega l’avvocato Marco Tonellotto delle società idriche – è il segnale che tutti hanno interesse a raggiungere la verità il prima possibile». Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, annuncia «daremo battaglia». «Sarà un processo difficilissimo, un cammino in salita ma abbiamo la strada aperta» dice Patrizia Zuccato delle «Mamme no Pfas». «Inizia un’avventura processuale importante, gli abitanti delle zone inquinate ne hanno diritto» sostiene il loro avvocato, Matteo Ceruti. In aula saranno quindi chiamati a rispondere a vario titolo delle contestazioni i tedesco-lussemburghesi di Icig e cioè Patrick Hendrik Schnitzer, Achim Georg Hannes Riemann, amministratore delegato e componente del cda di Icig, Alexander Nicolaas Smit, olandese, già presidente del cda di Miteni; l’irlandese Brian Anthony Mc Glynn di Milano, amministratore delegato di Miteni, con i manager Luigi Guarracino di Teramo, direttore operativo a Trissino, Mario Fabris, padovano di Fontaniva, Davide Drusian di Marano Vicentino, procuratore speciale di Miteni, Mauro Cognolato di Stra (Venezia) e il vicentino Mario Mistrorigo di Arzignano. E ancora il tedesco Martin Leitgeb, legale rappresentante di Miteni dal 2017 al fallimento; Antonio Alfiero Nardone di Alessandria, legale rappresentante, componente del cda, consigliere delegato e procuratore speciale di Miteni. Oltre ai giapponesi Maki Hasoda, Kenji Ito, Naoyuki Kimura e Yuji Suetsune della Mitsubishi corporation, controllante di Miteni fino al 2009. Ieri in aula le difese hanno inutilmente sollevato varie eccezioni, tra cui quella di incompatibilità territoriale, di spostare il processo a Trento considerando i magistrati come potenziali parti offese o danneggiati dai reati contestati.Oltre 200 le parti civili che si sono costituite (229 per l’esattezza) tra cui le Mamme no Pfas, gli ex dipendenti, associazioni ambientaliste e e le quattro società idriche Acque del Chiampo, Viacqua, Acquevenete e Acque Veronesi. «È una pronuncia epocale e di grande rilievo, – interviene l’avvocato della Regione, Fabio Pinelli – è il primo procedimento in Veneto per reati ambientali di cui viene investita la Corte d’Assise, in ragione della gravità dei reati ipotizzati e della loro natura dolosa e non solo colposa». Chiamati a risarcire i danni sono Icig e il fallimento Miteni.

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