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Vicenza. Mandria imbizzarrita dal rally. Vacca morta, animali dispersi

La sirena che ha aperto il passaggio del corteo di auto ha spaventato gli animali che sono scappati. Una vacca morta: 10 cavalli sono fuggiti e altre bestie sono ancora disperse. La rabbia del malgaro Boscari: «Nessuno ci ha avvisato»

Gianfranco Boscari è arrabbiato e deluso: «Ho avuto danni pesanti. Nessuno mi ha avvisato. Ci hanno costretti a stare chiusi come prigionieri nelle malghe dalla mattina e non abbiamo potuto fare nulla. Una cosa incredibile».

Il passaggio del rally di Bassano sulla strada prima asfaltata e poi bianca del Monte Corno lo ha sconvolto. Per le sue 600 mucche e i 40 cavalli, che da mesi pascolano tranquillamente su quel pianoro, è stata una giornata del terrore.

La sirena che ha aperto il passaggio li ha spaventati e si sono dispersi. Qualche animale, nella fuga, è stato travolto da altri bovini della mandria. «Una mucca – racconta Boscari – è caduta da un´altezza di 5 metri ed è morta. Ma lo stesso destino potrebbe essere toccato ad altre vacche».

«La conta – aggiunge costernato – potremo farla solo quando saremo riusciti a recuperare tutti i capi». Gianfranco, il figlio Giuseppe e altri sei malgari, con le torce hanno cercato fino a sera, in mezzo alla pioggia e alla nebbia, in condizioni meteorologiche difficili, di rintracciare gli animali terrorizzati dal rombo dei motori e dal passaggio delle auto e dispersi fra mille sentieri.

«Dieci cavalli sono scappati per i boschi verso malga Fonte. Non li abbiamo ancora trovati». Insomma, una giornata da dimenticare. Boscari ha vissuto momenti di angoscia: «Non ci è stato consentito neppure di fare la raccolta del latte. E poi non ho visto nessun addetto ai controlli. Abbiamo visto auto finire nei prati dove pascolano gli animali. Ma, soprattutto, ci hanno bloccati senza alcun preavviso. Non abbiamo potuto lavorare. Eppure io pago l´affitto non ad uno, ma a tre Comuni».

Boscari, allevatore di Gazzo Padovano con la passione dei cavalli italiani da tiro pesante rapido, le sue mucche le porta ormai da anni in alpeggio sui pascoli di monte Corno, dove ha ridato vita a sette malghe abbandonate in un triangolo di alture che uniscono i territori boschivi di Lusiana, Calvene e Lugo.

Gianfranco, anzi, riesce a prolungare la stagione delle malghe fino al giorno dei Santi. Anche quest´anno per tutto il mese di ottobre le sue mucche resteranno al pascolo e, nello spaccio in pietra piantato dinanzi a malga Mazze superiori, si continueranno a lavorare i prodotti fatti a mano con l´arte e gli strumenti di un secolo fa, utilizzando il latte raccolto nelle malghe che si chiamano Corno, Mazze inferiori, Campo, Fonte, Cima Fonte, Sunio.

Ci sono il formaggio fresco di malga, lo stagionato fatto invecchiare almeno 6 mesi in un magazzino di Gallio, la tosella, lo stracchino, la caciotta, il burro, la ricotta, l´ubriacato fatto riposare nel cabernet. Nascono nella caliera di rame appesa alla “mussa” di legno, grazie a ricette che si tramandano di padre in figlio, per restituire sapori di una volta, ricercatissimi dagli amanti dei formaggi e dalle gastronomie nobili di tutto il Nord Italia, che qui sono arrivati in costante pellegrinaggio durante tutta l´estate. «Una bella stagione – sussurra Gianfranco – improvvisamente rovinata. Chi ci risarcirà?».

Il Giornale di Vicenza – 1 ottobre 2012

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