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Vicenza. Rapporto: in un anno oltre mille negozi si sono arresi

Commercio. Con 935 nuove iscrizioni il saldo si attesta a -241 L´Ascom: «Dati negativi ma non c´è allarme»

Il commercio? In apnea. Edicole, ferramenta, tintorie, alimentari, piccole botteghe di quartiere, tutti costretti a lottare ogni giorno nel tentativo di restare a galla.
Tempi duri per i cosiddetti negozi di vicinato e non lo scopriamo di certo oggi. Ma a ricordarcelo ecco i dati del Rapporto 2011 di Confcommercio. Saldo negativo (tra nuove imprese iscritte e cancellate) per tutto il Veneto, che ha iscritto quasi 5mila 300 imprese e ne ha viste cancellate quasi 8mila.
Risultato? Dover dire addio a ben 2613 imprese commerciali. Oltre cinquecento nella provincia di Verona, quasi trecento in quella di Venezia e ben più di mille a Padova, dove però pesa la revisione del registro imprese fatta dalla Camera di commercio. E Vicenza? Si ferma, si fa per dire, a meno 241 imprese. Dati che preoccupano, ma non allarmano. Almeno per ora.
«Sono in linea con le altre città, venete e non – osserva Ernesto Boschiero, vicedirettore della Confcommercio Vicenza – Dopotutto arriviamo da anni altrettanto difficili, come il 2009 e il 2010, anche se il saldo sin qui non era stato negativo».
Se da un lato le attività cessate nel corso del 2011 sono state 1176, dall´altro a confortare Confcommercio sono le 935 nuove imprese iscritte. Della serie, c´è chi chiude e c´è chi apre. Nuovi investitori o giovani imprenditori che coraggiosamente cercano fortuna nel commercio, ma anche negozianti che decidono di abbassare le saracinesche della propria attività per rialzarle da qualche altra parte. «Resta stabile il settore alimentare – sottolinea Boschiero -, mentre i settori che hanno sofferto di più sono stati abbigliamento, calzature, ferramenta e tutte quelle attività despecializzate che non sono riuscite ad offrire mix appetibili per i consumatori».
Consumatori che però hanno rapidamente cambiato abitudini, con un trend che per questo 2012 fa già tremare i polsi agli addetti ai lavori. «Ci attende un anno più difficile del 2011, visto che in questo primo trimestre si è registrato un forte rallentamento rispetto ad un anno fa”, ammette Boschiero. Che non nasconde una certa preoccupazione per la proiezione di fine 2012, che potrebbe presentare un conto ben più salato rispetto ai dati appena diffusi.
«Attualmente è difficile fare delle stime – prosegue – ci sono troppe incognite, come la stessa situazione dei mercati europei. Questa incertezza sul futuro fa diminuire la spesa perché incide sugli acquisti. Di fatto ora il consumatore non è invogliato a spendere e anche chi avrebbe capacità di spesa sta molto attento».
E la politica? Può e deve fare di più, a tutti i livelli. Dito puntato sulla mancanza di una vera politica comunitaria a livello europeo e sul fatto che a livello nazionale non ci sia stabilità. Ma anche a livello locale sono necessarie «scelte oculate, che non vadano a penalizzare le attività commerciali», con Boschiero che una volta di più sottolinea le criticità presenti all´interno del Piano Urbano della Mobilità di Vicenza. Occhi aperti e mano tesa verso le imprese, invece, da parte di Confcommercio.
«Da parte nostra monitoriamo costantemente la situazione – aggiunge Boschiero – e ci confrontiamo continuamente con gli operatori per dare delle risposte ai loro bisogni, soprattutto in termini di costi di gestione».
«Diventa fondamentale analizzare caso per caso e offrire soluzioni personalizzate in base alle varie criticità, diverse da settore a settore – conclude -. Senza dimenticare l´importanza che oggi ricopre la formazione, altro aspetto su cui è necessario puntare per combattere la crisi».

Il Giornale di Vicenza – 4 agosto 2012

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