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Vinitaly, alla Fiera di Verona dal 6 al 9 aprile. Il mondo in un bicchiere. Mercato estero da record, continua il calo in Italia

«Ora serve una cultura del bere sano e corretto per le nuove generazioni» Un vecchio contadino avrebbe guardato con preoccupazione a questo inverno quasi assente (le gemme, sfidando le ultime gelate, erano sulle viti già a febbraio) e alle incognite di un’estate annunciata come la più lunga e calda del millennio. La pioggia di dati che accompagna puntualmente l’arrivo del Vinitaly, alla Fiera di Verona dal 6 al 9 aprile, ha però le caratteristiche di quell’acqua leggera e benedetta che dà respiro alla terra dei vigneti in tempi di siccità

La vendita all’estero del nostro vino (Stati Uniti e Germania su tutti, poi Regno Unito, Russia, Nord Europa e via via gli altri) nel 2013 ha per la prima volta infranto la barriera dei 5 miliardi di euro (+7,3% rispetto al 2012, ma soprattutto più 37% negli ultimi cinque anni).

Un dato che mitiga solo in parte quello amaro del mercato interno, sorprendente solo per i non addetti ai lavori: in Italia si beve sempre meno (siamo ormai sotto i 40 litri pro capite all’anno), anche se oltre confine finiscono «solo» 20 dei 47 milioni di ettolitri prodotti ogni anno dalle nostre vigne. «Non c’è dubbio che il mercato estero è il nostro fiore all’occhiello, anche se i margini di miglioramento sono enormi, soprattutto in Asia, dove da anni non riusciamo a sfondare la soglia del 5-6%. Per questo abbiamo organizzato in Cina due eventi, seguiti da quasi 300 aziende, e abbiamo lavorato duramente per avere a Verona molti buyer provenienti dall’Oriente — dice Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere —. Restando in Italia, invece, la crisi e le nuove tendenze hanno avuto il loro peso. Ma il mercato interno è ancora uno dei più importanti del mondo e, anche se meno remunerativo, non va assolutamente abbandonato: è fatto di gente preparata, attenta, che cerca qualità anche in rapporto al prezzo. Bisogna giocare bene in casa e vincere all’estero, perché il vino, con la moda e il design, identifica il nostro stile di vita e fa parte del modello di promozione del nostro Paese sui mercati internazionali. E poi, guardando avanti, bisognerebbe porsi seriamente il problema del rapporto tra vino e giovani generazioni, trovare la chiave per trasformare il vino in qualcosa di sexy, una tendenza sana caratterizzata da un consumo corretto e alternativo all’uso di altri prodotti alcolici che in questo momento hanno più appeal presso i ragazzi».

Da qualcuno Vinitaly, arrivata alla 48ª edizione, è stata accusata di essere una fiera obsoleta, con stand troppo costosi, fatta nella città sbagliata, troppo affollata di curiosi e, soprattutto, dove non si concludono più affari: un attacco frontale che non ha lasciato insensibili gli organizzatori, impegnati su più fronti a limare i difetti e aumentare le iniziative di un appuntamento che rimane un momento privilegiato e insostituibile dove fare il punto sul settore e poter incontrare nel giro di quattro giorni quasi tutti i propri clienti e fornitori.

Quest’anno, per esempio, con lo scopo di aumentare la visibilità dei 4.100 espositori e di potenziare gli scambi commerciali, sono stati aumentati gli spazi per gli affari destinati a produttori e buyer provenienti da oltre 89 (International Buyers Lounge), con un’area tasting per degustazioni riservate, mentre il neonato padiglione I, ribattezzato Vininternational, diventa la nuova casa di quasi tutti gli espositori esteri.

La nascita di VinitalyBio (vedi box) regala un’identità più precisa a Vivit (Vigne Vignaioli Terroir), il salone dedicato ai vini artigianali, mentre Vinitaly and the City, a Palazzo della Gran Guardia, rappresenta il Fuorisalone della manifestazione e per 15 euro offre agli appassionati di enogasronomia quattro diverse degustazioni a scelta tra vino e cibo.

Uno sforzo di razionalizzazione e professionalizzazione, dunque, che non trascura la logistica: risolto lo scorso anno il problema della copertura telefonica e wifi, saranno aumentati ristoranti interni, toilette e parcheggi, potenziati i collegamenti con quelli dello Stadio, dell’ortomercato e dell’aeroporto («Ma perché non venire in treno?», dice Mantovani) e offerto il catalogo online anche in versione smartphone. Tanti piccoli passi per cercare di offrire un prodotto sempre migliore, come una bottiglia di buon vino.

Marcello Parilli – Corriere della Sera – 2 aprile 2014 

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