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Virus Ebola e mondo animale. Relazione dell’Izsler fa il punto su conoscenze: mancano ancora linee guida di sorveglianza

virus-ebola-al-microscopio-SItoVista la recente epidemia di Ebola in Africa occidentale e i casi isolati in Europa e Stati Uniti, l’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna ha predisposto una breve relazione informativa, che si focalizza sugli aspetti veterinari. In particolare la relazione fornisce informazioni utili per una migliore comprensione degli aspetti zoonotici e di quelli legati al ruolo degli animali domestici e selvatici nella epidemiologia dell’infezione da virus Ebola anche alla luce di una possibile introduzione del virus in aree ad alta densità animale. Dopo un presentazione del virus e della sua trasmissibilità (anche intraspecifica) è descritto lo stato delle conoscenze scientifiche sull’interazione virus-ospite nelle diverse specie animali. La relazione si chiude con l’elenco dei fattori di rischio per l’introduzione di Ebolavirus in Paesi indenni.

La malattia da virus Ebola (EVD), precedentemente nota come febbre emorragica da virus Ebola, si legge nell’introduzione, è una malattia degli esseri umani ed altri primati (scimmie, gorilla, scimpanzé) che presenta un tasso di mortalità elevato (>50%). Mentre i pipistrelli della frutta sono considerati gli ospiti naturali dell’infezione, il coinvolgimento di altre specie animali nel ciclo di trasmissione di Ebola virus non è chiaro.

L’epidemia in corso in Africa occidentale, la soppressione del cane venuto a contatto con una persona infetta in Spagna e la messa in quarantena del cane venuto a contatto con il paziente americano, hanno sollevato diverse domande relative alla eventualità di infezione e alla possibile comparsa di malattia conclamata nella popolazione animale. Se da una parte i tentativi di risposta che ne sono seguiti sono stati spesso incerti, dall’altra hanno inevitabilmente fornito importanti spunti di riflessione su aspetti di sicuro interesse veterinario.

Obbiettivo della relazione è fornire informazioni utili per una migliore comprensione degli aspetti zoonotici e di quelli legati al ruolo degli animali domestici e selvatici nella epidemiologia dell’infezione da virus Ebola anche alla luce di una possibile introduzione del virus in aree ad alta densità animale.

Antropozoonosi da virus Ebola

Ebola è una malattia trasmessa dagli animali selvatici all’uomo attraverso lo stretto contatto con il sangue, gli organi, le secrezioni e altri fluidi di animali infetti. E’ noto da anni che diverse specie animali in particolare primati e pipistrelli della frutta, possono essere infettati con il virus Ebola rappresentando la più probabile fonte di infezione per l’uomo.

Pratiche quali la caccia e la raccolta di animali malati o morti, la manipolazione e il consumo di carne cruda di animali selvatici rappresentano il principale momento e modo di infezione e di ingresso del virus nella popolazione umana. L’infezione può anche essere trasmessa all’uomo attraverso il consumo di frutti contaminati da saliva o feci di pipistrelli infetti. Nei paesi colpiti dall’infezione la caccia e il contatto con animali selvatici suscettibili all’infezione, dovrebbe essere evitata e dovrebbero essere adottate in modo rigoroso le principali e basilari misure igieniche, come lavarsi regolarmente le mani.

Tutte le segnalazioni di virus Ebola negli animali in Africa provengono da Paesi che hanno anche registrato casi umani, con l’eccezione di alcuni pipistrelli sieropositivi nel sud del Ghana. Nei paesi endemici dell’Africa, cani randagi e animali selvatici possono contribuire alla diffusione della malattia dissotterrando i cadaveri talvolta sepolti in fosse poco profonde.

In tali condizioni la sorveglianza in campo degli animali durante e dopo un’epidemia rappresenta uno strumento utile nell’identificazione della fonte specifica di un caso umano e nella definizione spaziale e temporale dell’infezione da EBOV. Non ci sono tuttavia al momento linee guida universalmente accettate per la sorveglianza di Ebola virus negli animali. La diagnostica eziologica dovrebbe essere implementata e sviluppata al fine di disporre di metodi validati e adeguati in termini di specificità e sensibilità, per rilevare tempestivamente la presenza di EBOV in serbatoi animali.

É possibile scaricare la relazione da questo link.

É inoltre possibile consultare le pagine EFSA dedicate.

Fonte: IzsLER – 14 novembre 2014 

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