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Superate le 50mila vittime, Italia quinta per mortalità. Il nostro Paese si conferma tra i più colpiti al mondo dal virus per il tasso di morti calcolati in base alla popolazione

Il Sole 24 Ore. Superati i 50mila morti per Covid in Italia. Ieri con 630 vittime si è raggiunta quota 50.453. Un numero impressionante che conferma come il nostro Paese sia tra i più colpiti dal virus pagando un dazio più alto per numero di morti in percentuale alla popolazione rispetto a tanti altri Paesi. Tanto che nella graduatoria mondiale per tasso di mortalità – il dato forse più “sicuro” calcolato appunto sugli abitanti e non sul numero dei contagiati (il tasso di letalità) molto più aleatorio perché dipende dalla capacità di tracciamento – l’Italia è addirittura quinta al mondo per vittime, affiancata dalla Gran Bretagna: da noi e Oltremanica si contano ben 81 morti ogni 100mila abitanti.

Al momento questa triste graduatoria è guidata dal Belgio che con le sue oltre 15mila vittime conta 133 morti per 100mila abitanti e il Perù con 35.484 vittime, 111 ogni 100mila abitanti e poi la Spagna con 91 morti e l’Argentina con 83 vittime per 100mila abitanti. A seguire appunto Italia e Inghilterra (81 morti) e poi appaiate Brasile, Messico e Cile (80). Più distanti gli Stati Uniti che al momento contano 77 vittime per Covid ogni 100mila abitanti.

Se ci si concentra solo sull’Europa l’Italia è terza, seguita dalla Francia (70 morti per 100mila abitanti) mentre la Svezia – dove si è deciso di tenere tutto aperto sin dall’inizio senza mai ricorrere a un lockdown – è settima con 67 vittime ogni 100mila abitanti. La Germania è addirittura fuori dai primi venti Paesi (23esima) con 17 morti ogni 100mila persone.

Il nostro Paese tra l’altro rischia di veder crescere ancora la sua posizione nelle graduatorie per decessi visto che al momento si trova nel picco di morti a cui si è assistito nel pieno della prima ondata del virus. La media di decessi giornaliera di 507 morti al giorno calcolata a novembre (fino alla settimana di sabato 21) è infatti quasi uguale a quella registrata nel mese di aprile in piena emergenza prima ondata quando le vittime erano 518 ogni giorno.

A mettere in fila per il Sole 24 ore tutti i numeri del Covid con un focus sui decessi è il Centro studi «Lavoro e Welfare» guidato da Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro ed ex sindacalista, e oggi componente del cda dell’Inail. Per Damiano oggi la «guardia non va abbassata» nonostante i piccoli segnali di miglioramento dei contagi: «Il rallentamento della crescita comincia a manifestarsi dall’ultima settimana di ottobre, ma non è significativo. Per la prima volta – spiega – c’è il segno meno solo nella settimana dal 15 al 21 novembre rispetto a quella precedente (-2,5%). Invece, per quanto riguarda i decessi, l’andamento è di segno diverso: la crescita rallenta, ma il segno meno non appare». «Nella settimana dal 15 al 21 novembre – conclude Damiano – arriviamo a una media giornaliera di 654 decessi: un picco mai raggiunto. La media giornaliera, dall’inizio del mese, è di 507 decessi giornalieri. L’apice della prima ondata di Covid lo abbiamo registrato ad aprile con 518 decessi al giorno. Se contiamo anche i decessi degli ultimi due giorni la media giornaliera sale a 515 morti al giorno».

Ma come mai siamo tra i Paesi più colpiti? Le ragioni sono diverse: l’Italia è stato il primo Paese europeo a essere colpito con forza dal virus e avendo una popolazione molto anziana e con più patologie è anche quella tra le più esposte visto che la stragrande maggioranza delle vittime sono over 60. Non è tutto, da più parti è stato sottolineato che non c’è omogeneità tra i Paesi nell’identificare i morti da Covid con l’Italia tra quelli più rigorosi nella loro definizione: se c’è un tampone positivo il decesso così viene contato. Anche il Centro studi «Welfare e Lavoro» solleva alcuni dubbi: « È necessario sottolineare che questi dati, per quanto forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e quindi ufficiali, sono da prendere con alcune precauzioni poiché, molto probabilmente, non sono omogenei i criteri di classificazione dei decessi adottati dai diversi Paesi. Con tutta evidenza le modalità con cui si classificano i dati sul Covid sono molto variabili e, in alcuni casi, probabilmente aleatori, soprattutto nei Paesi economicamente più deboli o dove non esistono sistemi sanitari pubblici».

I NUMERI DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ SULLA POPOLAZIONE

Il 95% dei decessi è tra gli over 60, quasi la metà nella sola Lombardia

Mentre crescono e si moltiplicano i contagi ad ogni età a lasciarci la pelle sono infatti quasi tutti anziani o comunque chi è più avanti con l’età, visto che il 95% dei morti per Covid ha più di 60 anni. Colpisce anche un altro dato e cioè che almeno finora le morti sono concentrate soprattutto nelle Regioni del Nord, con la Lombardia che ha in assoluto il numero più elevato di decessi finora, ben il 43,5% del totale (circa 2omila morti) seguita dall’Emilia Romagna con l’11,2% (5115), il Piemonte con il 9% dei morti (oltre 4100) e poi il Veneto con il 6,7% (oltre 3mila decessi).

L’analisi arriva dall’Istituto superiore di Sanità («Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia») che aggiorna costantemente il suo report. L’ultimo risale al 18 novembre scorso e si basa su un campione di 45.557pazienti deceduti e positivi all’infezione in Italia.

Il primo dato a colpire è l’età: oltre 43mila morti per Covid – il 95% del totale – hanno più di 60 anni. In particolare 4487 hanno dai 60 ai 69 anni, 11.632 dai 70 ai 79 anni e 18734 dagli 80 agli 89 anni. Gli over 90 morti per Covid sono 8585. Pochi invece le vittime sotto i 60 anni: 1588 tra i 50 e i 59 anni e solo 410 tra i 40 e i 49 anni. soltanto 121 le vittime sotto i 40 anni.

Il report dell’Iss mostra anche come i tempi mediani (in giorni) che trascorrono dall’insorgenza dei sintomi al decesso siano di 12 giorni: in particolare dall’insorgenza dei sintomi al ricovero in ospedale trascorrono 5 giorni mentre dal ricovero in ospedale al decesso ne passano in media 7.

L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente osservata in un campione (93,9% dei casi) di ricoverati (5234 cartelle cliniche osservate) preso in esame dall’Iss, seguita da danno renale acuto (23,5%), sovrainfezione (19,2%) e danno miocardico acuto (11,2%). Sono invece fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, ictus, demenza, cancro e insufficienza renale le patologie preesistenti più presenti tra i pazienti Covid poi deceduti. ll numero medio di patologie osservate in questo campione è stato di 3,5. (Il Sole 24 Ore)

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