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Visco: debito segnerà altri record. Tagli (da soli) non bastano

avuto un nuovo record del debito: è aritmetica, finché c’è il disavanzo, il debito aumenta, non c’è niente da fare». Lo ha detto il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, parlando al convegno «Ddoing business in 2013: la strada delle riforme».

Visco ha anche aggiunto: «Avremo molti record davanti a noi finché non si raggiunge l’equilibrio di bilancio non solo in termini strutturali, ma assoluti». Il dato diffuso ieri si riferisce alla fine di settembre, quando il debito pubblico italiano è arrivato alla cifra record di 1.995,1 miliardi. Periodo difficile: unica soluzione controllo dei conti «Viviamo un periodo molto difficile, tra l’incudine della crisi finanziaria e il martello della crisi economica» e «le vie di uscita non sono semplici né indolori». Il governatore della Banca d’Italia, parlando al convegno, ha spiegato che «occorre rispondere e la risposta non può che passare attraverso il controllo dei conti pubblici e una risposta decisa ai problemi strutturali del nostro Paese, ai fattori che ne hanno limitato e ne limitano la capacità competitiva e la crescita». Non solo tagli, servono crescita e lotta all’evasione Per Visco «le spese pubbliche vanno certamente contenute, ma il pieno riequilibrio dei conti pubblici richiede anche di agire dal lato delle entrate: certo con la lotta all’evasione, ma anche e soprattutto con la crescita economica». Riforme del governo Monti giusto stimolo all’economia Le riforme fatte dal governo e «i miglioramenti registrati quest’anno non possono che essere lo stimolo a proseguire nell’opera di riforma e risanamento». Poi, aggiunge: «se proseguire la strada delle riforme e della loro più efficace attuazione é indispensabile, la credibilità e il consenso intorno a esse possono essere accresciuti da una misurazione e comunicazione accurata e incisiva». Mercato non regolamentati frenano la crescita «Fra i principali ostacoli al ritorno a una crescita sufficientemente elevata, oltre che sostenibile, vi sono l’insufficiente concorrenza e l’inadeguata regolazione in alcuni mercati, specie dei servizi: un sistema amministrativo inefficiente e fonte di oneri burocratici non giustificati per le imprese; un mercato del lavoro poco flessibile e segmentato; un sistema scolastico non in grado di assicurare qualità del capitale umano sufficientemente elevata; una giustizia civile poco efficace». «Di queste difficoltà del sistema produttivo italiano – aggiunge Visco – ha dato conto anche la banca mondiale».

15 dicembre 2012 – ilsole24ore.com

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