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Visco: tutelare i lavoratori, non i posti. «Bisogna aumentare investimenti pubblici e privati in Europa e in Italia»

«Il timore di uno euro-break up, una rottura dell’euro, si è perso. E chi oggi lo ripropone sta guardando dallo specchietto retrovisore. Ora ci vuole, però, una visione per il futuro». Il governatore della Banca d’Italia risponde in modo netto ai giornalisti, che pongono il tema delle spinte centrifughe rispetto all’Unione monetaria provenienti dal mondo politico e gli ricordano gli scossoni dei mercati negli ultimi giorni.

«I mercati non si regolano da soli, ma necessitano di istituzioni che li governino, che mettano in atto regole condivise, che siano in grado di evitare rischi ed eccessi» osserva Ignazio Visco nella conferenza stampa di presentazione della sua Lettura, la trentesima del Mulino, svoltasi ieri all’aula magna Santa Lucia per festeggiare il sessantesimo compleanno della casa editrice. «E penso anche che i mercati abbiano un’eccessiva volatilità» sottolinea il banchiere centrale, con un avvertimento implicito agli speculatori. Ma l’oggetto della sua “lectio” è l’economia reale: per questo il governatore batte a lungo sulla necessità di offrire un sostegno europeo agli investimenti pubblici e sull’esigenza di «dare un segno che in Europa si possono mettere in comune anche le spese per la ricerca di base e per l’innovazione, per le infrastrutture, per la difesa», non limitarsi a condividere solo le banche o la moneta. Poiché “i tempi stanno cambiando” (la lezione si ispira, con una punta di nostalgia generazionale, alla canzone di Bob Dylan) occorre essere preparati al cambiamento, dice il governatore. Si tratta di «cercare le migliori opportunità e ridurre i rischi» che un’era di innovazione rapidissima potrà comportare anche per il nostro Paese, il quale sinora ha subìto soprattutto i contraccolpi della globalizzazione ma che nei prossimi anni potrebbe sperimentare con più forza le difficoltà della disoccupazione tecnologica. Ma, sottolinea Visco, «ancora prima di chiederci che cosa ci riservi il futuro oggi, in Europa e in Italia, bisogna partire dall’osservazione che esiste un grave difetto di domanda, e quindi di occupazione e di redditi, oltre che di crescita. Come ho avuto modo di dire anche in altre occasioni – aggiunge – uno stimolo forte all’investimento, pubblico e privato, nazionale ed europeo, è essenziale». Per il nostro Paese, in particolare «è assai ampio il potenziale di miglioramento che si può ottenere rimuovendo vincoli e rigidità». In Italia, osserva, «gli investimenti privati dipendono dal problema più grosso che abbiamo, un ambiente sfavorevole a fare impresa». Ma occorre anche «innalzare lo stato generale delle infrastrutture, anche quelle più tradizionali»; ci sono poi una serie di settori, a proposito di spesa pubblica per investimenti, «nei quali l’investimento è dovuto, come la manutenzione del territorio». Quanto al lavoro, nell’era della grande trasformazione tecnologica «ci vogliono sistemi di difesa non del posto lavoro ma del lavoratore, sistemi di sicurezza sociale che vanno rivisti e ripensati», dice Visco, citando alcune stime secondo le quali tra 10-20 anni il 50% dei posti di lavoro attuali in Usa ma anche in Europa e Italia sarà automatizzato. E se il rischio è che scompaia un posto di lavoro su due, occorre farsi trovare preparati,raccomanda il governatore. Infine, a proposito dei rischi di “stagnazione secolare” dovuti, secondo Larry Summers, al fatto che non è possibile far scendere abbastanza i tassi reali d’interesse, c’è chiede che cosa debbano fare, allora, i banchieri centrali. Visco risponde che la scelta necessaria, che è quella di tenere i tassi d’interesse molto bassi per molto tempo, va messa in atto avendo cura di evitare e circoscrivere i rischi di generare bolle speculative: «Rispetto a queste ultime – spiega – occorre intervenire con misure specifiche, si tratti di case o di determinati comparti del settore finanziario, e adottare misure di tipo macroprudenziale: è quanto è stato fatto, del resto, in Svezia, in Belgio o nel Regno Unito, dove esistono dei focolai».

Il Sole 24 Ore – 19 ottobre 2014 

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